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Conferenza droga
Partito Radicale Maurizio - 19 settembre 1993
IL CORA DENUNCIA DON BENZI PER AVER DIFFUSO NOTIZIE FALSE E TENDENZIOSE CHE - AMPLIFICATE DAI MEZZI DI INFORMAZIONE- PROVOCHERANNO GRAVISSIME CONSEGUENZE IN TERMINI DI SICUREZZA SOCIALE E ORDINE PUBBLICO.

Roma, 19 settembre 1993 - ORE 11

Dichiarazione di Maurizio Turco, segretario del CORA-coordinamento radicale antiproibizionista

Quale segretario del CORA ho ieri pomeriggio depositato denuncia presso il I Commissariato di Polizia di Roma a carico di Don Benzi per aver tra l'altro affermato che il referendum droga ha reso lecito non solo il consumo ma anche lo spaccio. Non denunciamo dunque un reato di opinione bensì una affermazione che Don Benzi non poteva non sapere essere falsa. Una affermazione che -con il massicio ausilio dei mezzi di informazione pubblici e privati- è diventata la notizia secondo la quale oggi è possibile detenere, consumare e spacciare sostanze illegali senza incorrere in alcuna sanzione, con tutte le gravissime conseguenze che un tale convincimento può provocare in termini di sicurezza sociale e di ordine pubblico. E così dimostrare -come afferma- che successivamente al risultato referendario le cose sono peggiorate.

Don Benzi peraltro non è nuovo ad abusare della autorevolezza che gli deriva dal fatto che è persona nota per il suo impegno nell'assistenza e recupero dei tossicodipendenti e di cui gli diamo atto; non possiamo infatti dimenticare che denunciò in televisione -non sappiamo se anche a qualche magistrato e quali siano stati i risultati delle indagini- che alcuni modelli di comunità oltre a recuperare tossicodipendenti alcuni li facevano anche sparire.

Questa nostra iniziativa non è dunque tesa a mettere a Don Benzi la mordacchia, bensì è l'estremo mezzo perchè emerga la verità sul referendum. E' infatti vero che in questo paese la verità è quella che corrisponde ai canoni del moralismo e non della moralità; e l'informazione piegata alla ricerca di notizie sensazionali e comunque senza riconoscere a chi la pensa diversamente diritto di parola.

E' così accaduto che quando Don Benzi ha proposto di togliere il lavoro ai tossicodipendenti non è stato scritto un rigo sulle nostre prese di posizione; noi che abbiamo promosso il referendum e che -insieme a Don Ciotti e Don Gelmini, centinaia di parlamentari di tutti i gruppi, operatori di comunità private e dei servizi pubblici- abbiamo consentito ai cittadini di poter scegliere in maggioranza di abrogare le parti più inique della legge Jervolino-Vassalli.

IN ALLEGATO UNA SINTESI DELLA DENUNCIA

Alla Procura presso la Pretura di RIMINI

Io sottoscritto, MAURIZIO TURCO in qualità di Segretario nazionale e legale rappresentante del COORDINAMENTO RADICALE ANTIPROIBIZIONISTA, promotore del referendum che ha abrogato alcune parti della legge sulla droga, ritengo necessario portare a conoscenza di codesto Ufficio quanto segue.

Gli organi di stampa hanno dato ampio risalto, negli scorsi giorni, alle dichiarazioni rilasciate da Don Oreste Benzi, fondatore della comunità terapeutica "Giovanni XXIII" di Rimini, sul tema del recupero dei tossicodipendenti. Il sacerdote ha accompagnato le proprie opinioni con alcune affermazioni in merito alla consultazione referendaria del 18 aprile scorso sulla legge 162/90 sulla droga che, per la loro forma e la loro sostanza, ritengo non possano essere ignorate.

In particolare, secondo quanto riportato da diversi quotidiani, Don Oreste Benzi, ha affermato che:

- dopo il referendum »l'uso della droga non è più vietato (La Stampa, L'Unità e La Repubblica del 12-9-93);

- il referendum »ha reso di fatto lecito non solo il consumo ma anche lo spaccio di droga (Il Giorno, 15-9-93);

Tali affermazioni, come si può evincere dalla documentazione allegata, non corrispondono in alcun modo alla realtà dei fatti e alle intenzioni dei promotori del referendum.

In particolare:

1) non è assolutamente vero che l'uso della droga non è più vietato: esso non configura più reato ma resta tutt'ora un illecito comunque sanzionato in via amministrativa;

2) è assolutamente falso che lo spaccio di sostanze stupefacenti sia stato di fatto reso lecito dal referendum. La consultazione non toccava minimamente tale argomento. Esso era e resta un reato grave, sanzionato penalmente.

Diffondere tali notizie - tanto più se da persona che, come Don Benzi, gode di notorietà e autorevolezza per l'attività svolta in favore dei tossicodipendenti - significa, dunque, indurre nella pubblica opinione l'idea, falsa e pericolosa, che sia possibile, nella situazione attuale, acquisire, detenere, consumare o cedere sostanze illegali senza incorrere in alcuna sanzione, con tutte le gravissime conseguenze che tali azioni possono provocare in termini di sicurezza sociale e di ordine pubblico.

(...)

Per tutto quanto sopra esposto, chiedo a codesto Ufficio di verificare se tali dichiarazioni integrano gli estremi del reato previsto dall'articolo 656 del Codice Penale (pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose atte a turbare l'ordine pubblico) oltre a ogni eventuale altro reato che vi fosse ravvisato.

 
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