Per lo scrittore solo con la legalizzazione si può frenare il fenomeno.
"La lotta ai narcos si è rivelata un fallimento"
da "LA STAMPA" di Domenica, 17 ottobre 1993
SAN PAOLO.- Undici anni di "guerra santa contro la droga", iniziata nel 1982 da Reagan e continuata dai suoi successori, in mezza America Latina hanno avuto come unico risultato "la delinquenza in grande scala, il terrorismo cieco, l'industria dei sequestri, la corruzione generalizzata ed una esplosione di violenza senza precedenti". Adesso, occorre "prendere il toro per le corna ed analizzare i diversi metodi possibili per arrivare alla legalizzazione della droga". E' ormai l'unico cammino rimasto, secondo il premio Nobel Gabriel Garcìa Márquez, per "porre termine alla guerra interessata, perniciosa ed inutile imposta dai Paesi consumatori ai Paesi produttori".
Lo scrittore ha sostenuto questa controversa tesi in una lunga lettera inviata ad un seminario sui problemi della giustizia organizzato dal ministero degli Interni messicano, e pubblicata ieri da "El nacional", uno dei principali quotidiani di Città del Messico. Quella di Márquez è una dura requisitoria contro la militarizzazione della lotta al narco-traffico voluta da Washington e, insieme, un grido di dolore per le sorti del suo Paese, la Colombia. "Credo che il primo passo per risolvere il problema della droga nel mondo sia riconoscere il fallimento dei metodi con i quali si sta combattendo - è la sua premessa -. Più che la droga stessa, sono proprio questi metodi ad aver aggravato tutti i problemi". E se per Reagan, scrive Márquez, la cocaina si trasformò in "uno dei demoni più utili" per la politica Usa di intervento in America Latina, il fondo è stato toccato da Bush, con i suoi "costanti tentativi di coinvolgere Cuba nel traffico di droga, e con l'invasione di Panama per sequestrare Noriega".
Per la Colombia, gli effetti sono stati devastanti. Le pressioni americane, ricorda lo scrittore, fecero fallire i tentativi di accordo del presidente Belisario Betancur coi narcos, che a metà degli Anni 80 parevano disponibili "a ritirarsi dagli affari, smantellare i laboratori, rimpatriare i loro enormi capitali ed investirli legalmente nel Paese". La conseguenza è stata una nuova, lunga e sanguinosa stagione di terrore, costata migliaia di morti e una "perversione sociale" che ha introdotto nella cultura nazionale "l'idea che la legge sia un ostacolo alla felicità del denaro facile, che non vale la pena imparare a leggere e scrivere, che si vive meglio e più sicuri facendo i killer piuttosto che i giudici". Ora resta solo "la legalizzazione delle droghe". [g.b.]