Don Benzi lancia una petizionedi Daniela De Crescenzo - Il Mattino, 3 dicembre 1993
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I tossicodipendenti vanno licenziati dal lavoro: l'Associazione Giovanni XXIII ora raccoglie firme per lanciare una legge d'iniziativa popolare che sostenga questa proposta.
La notizia viene battuta dalle agenzie ma è inesatta. »Non vogliamo togliere il lavoro a nessuno. - spiega Don Oreste Benzi, fondatore della comunità - Crediamo però che l'abolizione della legge Jervolino-Vassalli abbia lasciato un vuoto che va riempito, per questo stiamo organizzando una proposta di legge. Contemporaneamente iniziaremo una raccolta di firme contro la legalizzazione della droga . La due iniziative decolerranno ai primi di gennaio e sono destinate a far discutere.
Perché avete deciso di raccogliere le firme per evitare la legalizzazione degli stupefacenti?
»Perché gli antiproibizionisti stanno cercando consensi per la proposta opposta: chiedono, infatti, di liberalizzare il mercato della droga. E noi crediamo che ne deriverebbero danni incalcolabili .
Un referendum ha abrogato il comma della legge che vietava l'uso dell'eroina. La vostra proposta di legge tornerà su questo punto?
»Noi vogliamo costringere i giovani a essere liberi. La legge Jervolino prevedeva, sebbene in casi eccezionali, il carcere per i tossicodipendenti. Noi proponiamo la creazione di comunità e precomunità gestite dallo Stato o affidate ad associazioni private .
E' pronto il testo di legge?
»No, abbiamo però già tracciato le linee generali. Gli interventi saranno divisi in fasce. La prima coinvolgerà i minorenni, la seconda i giovani con più di 18 anni. Se il tossicodipendente è un ragazzino, i genitori dovranno essere preliminarmente contattati. Nel caso di maggiorenni chiederemo anche una regolamentazione per il mondo del lavoro .
Come state organizzando le due raccolte di firme?
»Le nostre associazioni sono presenti in 13 regioni, nella altre chiederemo ai genitori dei nostri ragazzi di promuovere l'iniziativa. Pensi che abbiamo 400 ragazzi divisi in 27 strutture... .
Si tratta sempre di comunità terapeutiche?
»Assolutamente no. La Giovanni XXIII gestisce anche centri diurni, centri serali e gruppi di vita per gli adolescenti che hanno cominciato a fumare hashish e marijuana .
Anche per i consumatori di droghe leggere ritenete necessario il recupero?
»Certo. Pensiamo anzi che proprio in questi casi sia necessario impegnare personale altamente specializzato. Gli adolescenti sono spesso affetti da complessi di inferiorità che gli impediscono di affrontare la vita. Allora si stordiscono con le droghe. Noi, attraverso colloqui approfonditi, anche di gruppo, insegniamo loro a riconquistare la fiducia, a recuperare spazi in cui avevano paura di impegnarsi .