PER LA LEGALIZZAZIONE DELLE DROGHE LEGGEREIl 4· congresso del CORA (Bologna, 21/22 novembre '92) decise all'unanimità di operare per »fare dell'Italia il primo paese capace di rifondare la politica sulle droghe in senso antiproibizionista a partire dalla legalizzazione della produzione, commercio ed uso della cannabis e dei suoi derivati . Il 19 aprile scorso, prima ancora di conoscere il risultato del referendum sulla legge Jervolino-Vassalli - il cui esito appariva tutt'altro che scontato - il CORA ribadiva questo impegno.
La proposta di legge di iniziativa popolare sulla quale il CORA chiede oggi le firme dei cittadini si propone due scopi: inserire concretamente nella legislazione italiana quegli interventi di "riduzione dei rischi e dei danni" che la Conferenza nazionale di Palermo ha sancito essere la nuova strategia di intervento in materia di droga e creare i presupposti legislativi per la legalizzazione delle droghe leggere.
In sintesi, gli obiettivi che intendiamo raggiungere sono:
- legalizzazione e regolamentazione della produzione, del commercio e del consumo della cannabis e dei suoi derivati;
- riforma degli interventi di prevenzione e cura e avvio di effettivi interventi di riduzione dei rischi e dei danni derivanti dall'uso delle droghe illegali;
- libertà di scelta del medico e del servizio pubblico dove sottoporsi alla terapia di disintossicazione;
- trasparenza sulla concessione dei finanziamenti e controllo del loro impiego;
- riforma dell'Osservatorio permanente sul fenomeno droga e pubblicità di tutti i dati raccolti.
La proposta prevede, inoltre, la creazione di sportelli di informazione per i cittadini; l'inserimento di rappresentanti delle associazioni nelle commissioni ministeriali; la tutela del lavoro delle persone ospiti di comunità terapeutiche; la possibilità di accesso alle strutture pubbliche e private da parte di parlamentari e consiglieri regionali.
Questa proposta di legge di iniziativa popolare, coerentemente con la storia e le ragioni della proposta antiproibizionista, vuole porre con determinazione la questione dei diritti e del diritto. Gli antiproibizionisti del CORA, in questi anni di iniziativa politica, hanno cercato di far crescere un rapporto tra Stato e cittadino fondato su leggi ragionevoli e non violente, secondo i fondamenti dello Stato di diritto, affermando il principio che non c'è crimine se non c'è vittima. E su questo principio, riconosciuto universalmente come la premessa di una buona legge, deve essere posto il limite invalicabile dell'intervento dello Stato anche nella lotta alla droga. Lo Stato non deve e non può avere alcuna facoltà di ingerenza nella sfera della vita privata, quando i comportamenti non sono offensivi dell'altro ma riguardano solo la vita del singolo, del modo come questi la vuole affrontare e condurre. Su questi argomenti lo Stato ha diritto e dovere di informazione (in quanto l'ambito pubblico può garantire un
'informazione corretta e imparziale), ma non può avere mai il diritto all'ingerenza nella sfera delle libertà personali o nelle scelte individuali di vita.
Libertà e droga, dunque: non per sostenere la libertà di drogarsi ma per affermare le ragioni della libertà che non possono mai essere sottomesse alle ragioni dell'etica di stato sulle droghe.