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Conferenza droga
Parrella Bernardo - 24 dicembre 1993
BREVE STORIA DELLA CANNABIS.

SOMMARIO:

- UNA PIANTA, TANTI NOMI, MILLE USI

- BOTANICA, FARMACOLOGIA, EFFETTI

- QUALCHE MIGLIAIO DI ANNI FA

- DALL'IMPERO ROMANO A NAPOLEONE, FINO ALLE AMERICHE

- LE BUONE PROMESSE DEL XIX SECOLO

- LA NUOVA PROIBIZIONE

- SCIENZA E POLITICA NON VANNO D'ACCORDO

- SCENARI DI FINE SECOLO

- BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

[C Bernardo Parrella 1993]

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Una pianta, tanti nomi, mille usi

La cannabis, nota anche come marijuana, ganja, pot, kif, hemp e almeno altri trecento nomi diversi, é una delle piú antiche piante psicoattive conosciute dall'umanitá. Originaria delle regioni dell'Asia Centrale, lungo il corso dei secoli si é diffusa praticamente ovunque, superando ogni tipo di avversitá ambientale. Possiamo trovarla in tutto il bacino mediterraneo e nelle Americhe, nelle regioni piú interne dell'Africa e in nord-Europa, nel continente australiano e nell'Oriente piú estremo. Confrontando il significato dei termini che indicano la pianta nei gruppi linguistici Indo-europeo, Finnico, Turco e Semitico, troviamo sempre la radice 'kan', col doppio significato di 'hemp' e 'cane' (canna). Invece il suffisso 'bis' si riferisce all'evoluzione linguistica dei termini 'bosm' (ebraico) e 'busma' (aramaico): odoroso, dal buon profumo, aromatico (S. Benetowa in The Book of Grass).

Una tavoletta assira nella Royal Library del re Assurbanipal (circa ottavo secolo a.C.) che chiama la pianta 'qunubu' o 'qunapu' e la sorprendente somiglianza tra il semitico 'kanbos' e lo sciita 'cannabis' dimostrano come l'origine etimologica e culturale della parola vada ricercata nelle civiltá dell'Asia Minore. In quest'area il raccolto della cannabis, largamente impiegata per la fibra fin dai tempi piú antichi, costituiva occasione d'incontro e di festa per molte persone: il forte aroma e l'effetto intossicante della pianta venivano cosí sperimentati collettivamente. Tali occasioni si trasformarono presto in cerimonie cultural-religiose che riunivano insieme la struttura del circolo matriarcale tipica delle popolazioni locali e il culto dei morti, i sacrifici purificatori e altri rituali mistici. Questi riti erano parte centrale della cultura degli Sciiti, ad esempio, ed é ragionevole supporre che i bagni di vapore in uso presso gli antichi abitanti delle odierne zone dell'Europa Orientale abbiano la st

essa origine-cannabis in slavo é 'kepati', in russo 'kupati'. Ancor oggi, in Polonia, la vigilia di Natale si consuma un zuppa a base di semi di cannabis: secondo la tradizione popolare in quella notte i morti vengono a far visita ad amici e parenti, cenando insieme a loro. In Oriente il termine 'andare a fare il bagno' indica non solo un atto di purificazione e piacere, ma anche un modo di seguire le regole divine.

In Europa, il termine 'bagno' prese ad indicare qualunque club dove ci si riuniva a giocare a carte, bere caffé, fumare hashish e tabacco. Anzi, quest'ultimo ebbe rapida diffusione nel Vecchio Mondo proprio grazie all'assidua frequentazione di questi 'bagni'. Riguardo al tabacco, alcuni storici sostengono che esso fosse diffuso nell'area mediterranea ed in Africa molto tempo prima che gli Spagnoli ne riportassero degli esemplari dal Sud-America nel 1500.

Anche i numerosi reperti archeologici ritrovati non fanno altro che confermare come in ogni epoca storica le diverse popolazioni del pianeta avessero imparato a coltivare ed usare la cannabis per molti scopi. Pare che i primi usi come fibra e medicina risalgano addirittura al XXVII secolo prima di Cristo, mentre nel Columbia History of the World (1981) possiamo leggere che "i primi tessuti conosciuti erano fatti presumibilmente di hemp, pianta coltivata a tale scopo fin dall'ottavo secolo a. C." A tale data infatti risale il piú antico manufatto umano-un pezzetto di tessuto di canapa-scoperto nella zona di Catal Hüyük, in Mesopotamia. Sempre all'ottavo secolo a.C. risalgono alcuni frammenti di vasi di terracotta trovati nell'isola di Taiwan e decorati con striscie di canapa pressate nella creta ancora fresca. Di sicuro veniva coltivata in Cina e in Egitto fin dal 4000 a.C., nel Turkestan dal 3000 a.C., e la troviamo nominata nei testi Babilonesi, Persiani, Ebrei, Caldei.

Le sue proprietá terapeutiche erano ben note agli antichi abitanti di India, Cina, Medio Oriente, Asia Sud-Orientale, Sud Africa e Sud America. Archeologi, antropologi, economisti e storici concordano sul fatto che da molto prima del mille a.C. e fino al 1883 la cannabis costituisse la coltivazione piú diffusa sul pianeta, fornendo materia prima per i piú diversi usi: fibre, tessuti, olio per illuminazione, carta, incenso, medicina, cibo. Senza dimenticare, infine, che da molti secoli le sue qualitá psicoattive ne hanno permesso l'uso in pratiche religiose e meditative, soprattutto nel subcontinente indiano, per produrre alterazioni della psiche e favorire le esperienze mistiche.

Botanica, farmacologia, effetti

Secondo la tassonomia ufficiale moderna, la Cannabis va inclusa nella famiglia delle Cannabaceae, insieme al luppolo, dopo essere stata inserita dapprima tra le Moracee e successivamente tra le Urticacee. Riguardo la specie, la maggior parte dei botanici oggi segue la classificazione risalente al 1924 ad opera di D. E. Janichewsky, diffusa in occidente da Richard Schultes negli anni settanta. Studiando le piante selvatiche che crescono nell'Asia centrale, il botanico sovietico classificó tre diverse specie: C. sativa, la piú diffusa, arriva anche a tre metri d'altezza, molto resinosa e dalla forma piramidale; C. indica, piú piccola e con molte foglie; C. ruderalis, al massimo mezzo metro d'altezza e senza rami. Viene cosí confermata la tesi di Linneo che giá nel 1753 parló esclusivamente di Cannabis Sativa, secondo gli studi condotti sulle piante che crescevano nell'Europa settentrionale. Esiste peró una classificazione alternativa, pur se in netta minoranza, proposta da Small e Cronquist nel 1976. I due st

udiosi canadesi affermano che esiste una sola specie molto variabile, C. sativa, con due sottospecie, sativa e indica: la prima si trova nei paesi settentrionali ed é usata per fibra e olio, la seconda invece cresce paesi caldi del sud ed é ricca di resina e proprieta' intossicanti. Entrambe le sottospecie avrebbero poi varianti selvatiche e domestiche, secondo il luogo di coltivazione.

La Cannabis é una pianta dioica, ovvero esistono separatamente il maschio (produce il polline) e la femmina (fecondata, produce fiori e semi). Solo in ambienti particolarmente ostili possiamo trovare infiorescenze maschili e femminili sulla stessa pianta. Le inconfondibili foglie a sette punte partono tutte dallo stesso stelo, in numero variabile e sono sottili, verde intenso, dai bordi seghettati, con evidenti nervature e sottile peluria. Lo stelo diventa molto resistente man mano che la pianta si avvia a maturazione, e puó tranquillamente superare i cinque metri di altezza. L'apparato radicale, invece, rivela un fittone di 30-40 centimentri da cui si diramano sottili ramificazioni.

Pianta annuale, la marijuana ha un ciclo breve, con semi piantati all'inizio della primavera, fioritura a metá estate e maturazione autunnale. I semi germogliano in meno di una settimana e l'impollinazione avviene generalmente con il vento, poiché insetti come le api non sono attratti dai fiori della cannabis. Se coltivate per fibra, generalmente le piante vengono tenute molto vicine tra loro, e in tal modo si allungano a dismisura, senza produrre rami, con un piccolo cespuglio in cima. In questi casi non si procede neppure alla divisione tra maschi e femmine, cosa invece essenziale per coltivazioni a scopo medico e/o intossicante. Sono i fiori della femmina a produrre la maggiore quantitá della sostanza resinosa contenente il principio attivo, il delta-9-tetraidrocannabinolo, meglio noto con la sigla THC. Le infiorescenze spuntano all'estremitá dei rami, e cosí raccolte proteggono lo sviluppo dei semi, ovali e coriacei. Pur se le ricerche non sono ancora definitive, pare che la pianta produca tale sudorazio

ne come difesa dall'eccessivo calore, in modo da trattenere l'umiditá necessaria alla maturazione dei semi: quando il processo riproduttivo é concluso, la resina non viene piú prodotta.

Sono oltre 460 i componenti chimici della pianta, e piú di 60 rivelano la struttura tipica dei cannabinoidi. Tra questi, il delta-9-THC, presente intorno all'1-5% del peso totale, é l'unico finora scoperto ad avere notevoli proprietá psicoattive. Tale percentuale si riduce a meno dello 0.5 % nelle piante coltivate per fibra, che invece sono ricche di cannabinolo.

Le piante che producono maggior sostanza resinosa (regolata dai fattori genetici) sono quelle che crescono nelle regioni dal clima caldo-umido, Messico, India, Medio Oriente, California-e in genere semi di unica provenienza producono piante molto diverse tra loro, se crescono in differenti luoghi geografici. Nel nord Europa, ad esempio, la produzione di resina é minima, mentre in diverse zone dell'Italia meridionale si ottengono risultati simili a quelli delle coltivazioni africane. Questo conferma l'estrema adattabilitá della marijuana e ne spiega la costante presenza al fianco dell'Homo Sapiens nel suo vagabondare sul pianeta Terra.

Estremamente forte e resistente, la marijuana riesce a svilupparsi e riprodursi allo stato selvatico praticamente ovunque, pur se preferisce terreni sciolti e sabbiosi, ricchi di azoto e potassio. Non richiede particolari attenzioni, salvo discrete innaffiature in fase germinativa. Le tecniche di coltivazione differiscono molto tra loro a seconda delle zone e della destinazione finale. Negli ultimi decenni poi sono stati sviluppati sistemi piuttosto sofisticati e anche incroci genetici, in particolare negli USA, per aumentare la concentrazione di THC e quindi gli effetti psicotropi. In genere, una sigaretta media contiene circa 500 mg. di marijuana e da 5 a 20 mg. di THC, di cui solo il 50% raggiunge i polmoni.

Gli effetti della cannabis sugli esseri umani sono stati riscontrati per dosi minime di 25 mcg. [un mcg. corrisponde a 1/1000 di un grammo] per 1 kg. di peso corporeo. Intense allucinazioni sono state riportate per dosi intorno ai 250 mcg. per kg. Nessuna morte dovuta ad overdose é stata mai riscontrata.

Una ricerca eseguita nel 1980 presso l'Universitá di Los Angeles ha dimostrato che gli effetti acuti e prolungati nel tempo non provocano modificazioni delle funzioni mentali dei soggetti. Gli unici effetti farmacologici negativi sulla salute documentati finora sono quelli relativi alle vie respiratorie, dovuti alla nicotina prodotta dalla combustione. Come ha confermato un recente studio condotto a San Francisco (Western Journal of Medicine, 9 giugno 1993): chi fuma regolarmente cannabis rischia malattie alle vie respiratorie per il 19% in piú di chi non fuma. La ricerca ha anche trovato che tali consumatori rischiano il 30% in piú di incidenti vari, riferendosi particolarmente agli incidenti automobilistici causati da chi guida sotto l'effetto della marijuana. In questo senso, comunque, non sono state riscontrate differenze significative rispetto agli incidenti provocati da chi guida in stato di ubriachezza. Infine, nessuna dipendenza e/o assuefazione fisica é stata mai accertata, pur se in alcuni soggett

i puó insorgere una certa dipendenza psicologica. L'osservazione empirica ha comunque confermato che le motivazioni, l'ambiente e le circostanze in cui si assume la sostanza rivestono un'importanza fondamentale per l'intera esperienza-come pure nel caso delle sostanze psichedeliche.

D'altra parte le virtú terapeutiche della cannabis sono note fin dai tempi piú antichi, almeno alcune migliaia di anni prima di Cristo. La pianta veniva impiegata in moltissime preparazioni e nei casi piú disparati. La letteratura scientifica moderna ne documenta le applicazioni fin dal 1837 e negli ultimi 50 anni la cannabis é stata usata con successo contro nausea, spasmi muscolari, sclerosi multipla, glaucoma, emicrania, vomito, dolori vari e in anni recenti per casi di AIDS e cancro. Infine, la recente scoperta del recettore del THC nel cervello umano apre un campo di ricerca illimitato per le sue possibili applicazioni terapeutiche.

Qualche migliaio di anni fa...

Diffusasi spontaneamente nelle regioni asiatiche, la pianta di marijuana ottiene particolare attenzione in Cina-dove é tuttora legalmente coltivata, lavorata ed esportata. Nominata per la prima volta nell'erbario pubblicato durante il regno dell'imperatore Shen Nung, 2737 a.C., -oltre 4500 anni fa-la cannabis viene consigliata per trattare casi di "disordini femminili, gotta, reumatismo, malaria, stipsi e debolezza mentale." Il trattato medico Erh-Ya, compilato tra il 1200 e il 500 a.C., la chiama "Ta-Ma", grande pianta, raffigurandola con un'ideogramma composto da un uomo adulto (Ta) sopra una pianta da fibra (Ma), ad indicare la forte relazione simbiotica giá allora esistente tra cannabis ed esseri umani. Verso il 200 a.C. Hua-T'o parla delle sue notevoli virtú analgesiche per operazioni chirurgiche e nel IV-V secolo a.C. i contadini la usano per pagare le tasse al Governo centrale. Intorno al 100 a.C. inizia la produzione di carta a base di hemp e negli archivi di Tung-kuan (28 d.C.) si legge che la cann

abis veniva usata come cibo in tempi di carestia.

Anche in India la pianta conosce larga diffusione ed uso, per cerimonie sacre, nelle pratiche meditative e in medicina: se ne consiglia l'uso nei casi d'insonnia, febbre, dissenteria, malattie veneree. In particolare, gli inni sacri indiani (Atharva Veda, Rig-Veda e Susruta, 1400-1000 a.C.) parlano diffusamente di una sostanza usata nelle cerimonie religiose e meditative, chiamata 'soma'. Gli effetti descritti- allucinazioni, espansione delle percezioni, rilassamento generale- lasciano ragionevolmente supporre che si tratti proprio di cannabis, o almeno che essa doveva costituirne uno dei componenti principali. Gli scritti sanscriti raccontano perfino di un'origine mitologica. Si racconta che essa venne prodotta in forma di nettare mentre gli dei agitavano le acque con il monte Mandara e che diventasse la bevanda preferita da Indra, re degli dei, con il nome di 'Vijaya'. Mosso da compassione per la razza umana, Indra decise poi d'inviarla sulla terra, cosí da far provare euforia, perdita della paura ed eccit

azione sessuale anche agli esseri umani. Ancor oggi nei villaggi e cittá dell'India, nell'ultima giornata della festivitá hindu del Durga Pooja, dopo aver gettato le statue degli dei nell'acqua, ogni padrone di casa offre agli ospiti una tazza di bhang (tipico infuso di foglie e steli di cannabis) ed un piatto di carne dolce in segno di cortesia. L'uso della pianta per fibra, olio e cibo era comunque diffuso in ogni casta, soprattutto nelle regioni del nord-ovest e nel Bihar, ai confini con Nepal e Pakistan.

Tra il II e il I secolo a. C. le ripetute migrazioni delle tribú nomadi dell'Asia Centrale ne favorirono la diffusione nel bacino del Mediterraneo e oltre le montagne del Caucaso, fino all' Europa occidentale e al Medio Oriente. Furono soprattutto gli Sciiti, seguaci della scí'a, il "partito di Alí", e fondatori della confessione ufficiale dell'Islam, a conoscerne ed apprezzarne le molte proprietá. Oltre a tracce di diffuse coltivazioni [ancor oggi il falcetto usato per la raccolta del grano viene chiamato in inglese schyte], ci resta la testimonianza dello storico greco Erodoto (circa 484-425 a.C.) che ne descrive dettagliatamente i rituali funerari: foglie secche di cannabis venivano gettate su braci ardenti, provocando ampie nuvole intossicanti. La scoperta é stata poi confermata da M.I. Artamonov, in un articolo che descrive i ritrovamenti di tombe sciite nei monti siberiani ai confini con la Mongolia ("Scientific American", maggio1965).

I Frigi, popolazione della Turchia occidentale che dominó gran parte dell'Asia Minore tra l'VIII e il VII secolo a.C., la usavano per farne tessuti: lo testimoniano i resti ritrovati nei pressi di Ankara, nei tumuli funerari di Gordion.

Sia gli Esseni (antichi abitanti d'Israele) che gli Egiziani iniziarono ad usarla diffusamente in medicina e per cerimonie religiose, seguendo le pratiche dei persiani seguaci di Zoroastro (VII-IV secolo a. C.). Ed i Sufi, sacerdoti mistici dell'Islam, hanno ereditato l'uso rituale della pianta dalle tradizioni zoroastriane sopravvisute alle conquiste musulmane.

Dall'Egitto la pianta inizió poi la conquista dell'Africa, nelle cui regioni centro-meridionali ebbe grande diffusione soprattutto per le sue qualitá terapeutiche: per Pigmei, Zulú e Ottentotti divenne un'indispensabile medicamento in casi di crampi, epilessia, gotta. L'archeologo Hermann von Wissman (1853-1905) in una sua relazione del 1888 ce ne descrive gli usi presso i Balouba, tribú Bantú del Congo belga: rituali e incontri tribali, feste e trattati di alleanza venivano regolarmente ricordati fumando haschisch e/o foglie di marijuana in pubblico. Presso gli stessi Bantú erano molto diffusi i culti Dagga: la cannabis era sostanza sacra e solo sacerdoti e uomini di saggezza potevano farne uso. E sono ancora molte le tribú del centro Africa che continuano ad usarla contro i morsi dei serpenti e per aiutare le partorienti Proprio in caso di parti difficili la cannabis veniva usata in Isreale: lo confermano le analisi compiute da ricercatori locali sulle erbe carbonizzate rinvenute nel 1990 all'interno di u

na tomba presso Gerusalemme risalente al 1600 a.C. I dati definitivi, pubblicati recentemente su Nature e ripresi dalle agenzie-stampa di tutto il mondo, dicono che "tracce di Cannabis Indica sono state accertate tra i 6,97 grammi dei resti delle erbe carbonizzate rinvenute nella tomba." Passando all'Europa, nel 1896 l'archeologo tedesco Hermann Busse scoprí a Wilmersdorf (Brandeburgo) alcune urne funerarie contenenti resti di cannabis risalenti al quinto secolo a.C.

Altre fonti hanno stabilito che nello stesso periodo nella zona dell'attuale Norvegia si inizio' a coltivarla per fibra, e lo stesso accade in Svezia (150 d.C.), Germania ed Inghilterra (400 d.C.).

Pausania di Magnesia, storico e geografo greco del II secolo a.C. menziona la cannabis tra le varie piante coltivate a scopo tessile nell' Elide (Peloponneso). Il medico Galeno intorno all'anno 175 ne esaltó le virtú terapeutiche, suggerendo d'offrirla agli ospiti prima del banchetto per "produrre gioia e felicitá".

Alcune fonti storiche tuttavia fanno risalire all'800 a. C. l'uso della pianta in Grecia: pare che la bevanda indicata da Omero nell'Odissea con il nome di 'nephente' fosse in realtá hashish. L'ipotesi é avvalorata dal termine stesso ('ne', negativo e 'phente', ansietá) e dalla testimonianza dello storico Diodoro Siculo (circa 90-20 a.C.) che descrisse l'uso di una droga da parte delle donne di Tebe (antica cittá greca alleata di Sparta contro Atene) molto efficace per "cancellare ogni ansietá".

Molto prima dell'Impero Romano, la cannabis era largamente coltivata ed usata nell'isola britannica, particolarmente dalle tribú dei Celti e dei Pitti. Quest'ultimi provenivano dalle terre sciite e s'insediarono nell'attuale Scozia verso il IV secolo a.C.: pipe di vario tipo e dimensione sono state ritrovate in gran numero in questa regione. Tuttavia le tracce storiche di tali popolazioni sono state cancellate, e con esse i riferimenti ufficiali riguardo le loro usanze. I monaci incaricati di stilare gli annali della storia ufficiale a partire dal 400 d.C., subito dopo la fine dell'Impero Romano, decisero di cancellare l'esistenza di Celti e Pitti, a causa dei loro culti e riti "pagani", della fiera resistenza contro Anglo-Sassoni e Romani, e soprattutto per la chiara discendenza matriarcale.

Arrivando all'Antica Roma, Dioscoride, medico di Nerone, lascia diversi scritti sugli usi medici della Cannabis: il suo codice Anicia Juliana (512 d.C.) riporta il primo disegno botanico della pianta. Plinio il Vecchio (23-79 d. C.), oltre a consigliarne l'uso per curare emicarania e costipazione, riporta come vele e cordame delle galee romane fossero interamente fatte di canapa.

A tale proposito, é qui il caso di ricordare come la cannabis costituisse il 90% della tela delle vele, a partire dal dal quinto secolo a.C. e fino all'invenzione dei battelli a vapore della metá del XIX secolo. Anche tutto il cordame necessario alla navigazione e le reti per la pesca erano ottenute dalla medesima fibra. Lo stesso accadeva per le mappe navali fino ai primi del novecento-la carta di canapa durava 50-100 volte piú a lungo di quella a base di papiro.

E ancora, l'80% dei tessuti usati dall'umanitá per vestiti, tende, tappeti, tovaglie, bandiere e quant'altro erano costuititi da fibre di canapa-fino ai primi dell'ottocento negli Stati Uniti e fino all'inizio del XX secolo nel resto del mondo. Le edizioni del 1893 e 1910 dell'Enciclopedia Britannica riportano che almeno metá di tutto quel che veniva classificato come lino venisse in realtá dalla pianta della cannabis. Per centinaia (e forse anche migliaia) di anni e fino al 1830, i migliori "lini" irlandesi ed i fini vestiti italiani venivano in realtá tessuti con canapa: a questo scopo, la cannabis era ampiamante coltivata in Russia, Italia, Yugoslavia e Inghilterra-dove raggiunse la massima diffusione intorno all'anno mille. Mano a mano si diffuse anche la tecnica di estrazione dell'olio dai semi (ottenuto in percentuali dal 20 al 30%) per illuminazione e per fare sapone, mentre i residui venivano proficuamente impiegati come fertilizzante.

Dall'Impero Romano a Napoleone, fino alle Americhe

La politica dei Romani e soprattutto l'enorme crescita del potere ecclesiastico cancellarono molti culti e rituali popolari, in favore del cristianesimo universale e del Sacro Romano Impero. Vietando l'apprendimento e lo studio del latino alla gente comune, le sacre scritture vennero liberamente interpretate e riscritte dai dotti ecclesiastici-eliminandone le parti "diaboliche" ed eretiche. Questo clima di terrore, sfociato poi nei tribunali dell'Inquisizione del XII secolo, colpí anche la cultura e l'uso della cannabis: in Spagna ne fu vietata l'ingestione, in Francia ogni uso medicinale. Giovanna d'Arco, ad esempio, venne accusata di usare ogni tipo di "erba diabolica, compresa la cannabis" per i suoi rituali di "stregoneria".

La bolla papale del 1484 e la repressione ecclesiastica non riuscirono comunque ad impedire la diffusione della canapa nel nord-Europa. Le estese coltivazioni in Romania, Cecoslovacchia e Ungheria da una parte e in Irlanda ed Inghilterra dall'altra garantivano uso e diffusione dei suoi derivati in tutto il mondo.

Nel1533 Enrico VIII ordina ai contadini inglesi di "coltivare un quarto di acre a cannabis o lino per ogni 60 acri di altre coltivazioni" e nel 1542 lo svizzero Leonard Fuchs disegna la Cannabis Sativa nel suo De Historia Stirpium.

Mentre dall'anno mille i paesi arabi e mediterranei avevano imparato ad usare la pianta come intossicante, é verso il 1500 che i viaggiatori di ritorno da Africa e Asia ne introducono in Europa l'uso come medicina. Nel Medioevo si diffondono diversi preparati a base di cannabis e il famoso The Anatomy of Melancholy del sacerdote inglese Robert Burton (1621) la consiglia per il trattamento della depressione. L'applicazione di radici di hemp per infammiazioni della pelle, descritto nel New English Dispensatory del 1764, era un rimedio ben noto alle popolazioni dell' Europa orientale. Ma é grazie al giovane professore indiano W. B. O'Shaughnessey che le virtú terapeutiche della pianta acquistano fama e diffusione in Occidente. In una relazione del 1839 egli descrisse usi e benefici della cannabis appresi in India, corrobati da una serie di esperimenti su animali e persone in malattie quali rabbia, reumatismi, epilessia, tetano- tutti coronati da indiscutibile successo. Egli definí la cannabis "il perfetto rimed

io anticonvulsivo" per le sue qualitá analgesiche e rilassanti. Dal 1842 inizió a raccomandarla presso medici e farmacisti inglesi, e ben presto anche negli USA venne prescritta in numerose malattie. Perfino il medico della Regina Vittoria la usava regolarmente per la sua paziente, e preparazioni a base di cannabis si potevano acquistare regolarmente nei drug stores. La letteratura scientifica produceva precisi rapporti sui benefici riscontrati, e nel 1860 il dottor M'Meens presentó una relazione di fronte all'Ohio State Medical Society in cui si descriveva l'efficacia della cannabis per tetano, dolori vari, dismenorrea, convulsioni, epilessia, gonorrea, reumatismi, nevrosi, parti difficili, asma, bronchiti.

In Italia l'uso medico dell'hashish venne citato per la prima volta dal medico Nicola Porta, del manicomio di Aversa (Annali, vol.CLXVII,1858). Nel 1894-97 venne diffuso uno studio "Intorno alla anatomia della canapa", negli Atti dell'Istituto botanico di Pavia, serie II, voll. III e IV.

Ma é il Professor Raffele Valieri, primario dell'Ospedale degli Incurabili a Napoli, ad usarla diffusamente e a raccomandarne l'uso medico. Nel 1887 pubblicó anche un curioso e dettagliato libretto dal titolo "Sulla canapa nostrana e suoi preparati in sostituzione della cannabis indica". Piero Arpino descrisse le preparazioni a base di cannabis utilissime in 43 malattie nel suo libretto del 1909 "Haschisch e Cannabis Indica".

Tuttavia Cesco Ciapanna in "Marijuana e Altre Storie" rileva come nessuna traccia di questi insegnamenti sia rimasta nella farmacopea e nella cultura popolare del sud d'Italia.

Tornando alle scoperte archeologiche, altri reperti documentarono che le prime pipe ad acqua con tracce di cannabis venivano usate in Etiopia (intorno al 1320) e il fondatore turco della dinastia Moghul che governó gran parte dell'India tra il XVI e il XIX secolo, Babur il Grande, descrisse l'uso della tintura di ganja e oppio in un suo scritto del 1505.

Mezzo secolo dopo, lo scrittore-medico-benedettino francese pubblicó Gargantua e Pantagruel, un'ampia ed ilare opera di narrativa: nel terzo libro troviamo una dettagliata descrizione della botanica e delle qualitá psicoattive della cannabis, l'erba "Pantagruelion". Informazioni precise su semina, coltivazione e raccolto si alternano a notizie sull'uso come fibra, medicinale, religioso-occupando parecchie pagine e spuntando nel racconto in diversi momenti. Di certo, l'opera rappresenta la prima completa esposizione storico-culturale della canapa del mondo occidentale, venata di contagiante ilaritá e ironica critica alla societá dell'epoca. Allo stesso filone possiamo ricollegare la nascita di quella cultura popolare che prende l'avvio in quegli anni nell'area marocchina e che diverrá presto famosa ovunque: sultani e persone comuni vengono descritti nelle situazioni piú divertenti e imbarazzanti, non risparmiando strali ironici all'eccessiva rigidezza mentale tipica di chi non consuma il kif...

La Storia "ufficiale" dice che la cannabis conquistó il Nuovo Mondo grazie ai Vichinghi, che raggiunsero le coste della Nuova Inghilterra nel X secolo, mentre le spedizioni spagnole comandate da Diego de Almagro e Pedro de Valdiva (1530-1545) la fecero conoscere ai nativi dell'odierno Cile. Diverse fonti "alternative", tra cui le ricerche di R. Hakluyt (1582), H. Mertz (1953), C. Gordon (1971), propongono peró un diverso scenario: giá intorno al 500 a.C. mercanti ed avventurieri ebrei, romani e fenici erano soliti approdare regolarmente sulle coste americane, per non parlare dei frequenti traffici con la Cina. Ed é fuor di dubbio che fra le innumerevoli mercanzie trasportate fossero presenti sacchi di semi di canapa. Inoltre, le prime pipe ritrovate nelle Americhe, in legno e/o pietra scavati, vengono datate ancor prima del 500 a.C. e rivelano chiare somiglianze con analoghi strumenti rinvenuti in Medio Oriente e risalenti al I secolo a.C. E nel Traité du Tabac ou Panacée Universelle (Lione1626) il Dr. Lea

nder descrive l'uso cerimoniale di alcune erbe da parte dei nativi nord-americani, "erbe che portano all'estasi ed alla comunicazione con gli dei".

Nel 1563 il medico spagnolo Garcia Da Orta (1501-1568) pubblica un ampio resoconto dei suoi viaggi in Oriente, Colloquies on the simples and drugs in India, dove vengono descritti per la prima volta gli effetti della marijuana sugli abitanti del subcontinente indiano. Tale testo rimarrá unico nel suo genere fino alla seconda metá del 1800, quando apparvero gli scritti di Moreau, Gautier, Baudelaire. Le descrizioni di Da Orta vennero poi riprese-con una certa esagerazione, per la veritá- dallo scrittore e viaggiatore olandese J. H. Van Linschoten nel suo "Itinerario" del 1596 Restando nel Nuovo Mondo, scopriamo che intorno al 1600 il farmacista canadese di Champlain, Mr. Hebert, ne coltivava un vasto campo a scopo medico e nel 1611 a Jamestown i primi coloni la piantavano per fibra.

In quegli anni, la Virginia (1629) e poi il Connecticut (1637) emanarono le prime leggi che ne imponevano la coltivazione per favorire la nsciata dell'industria dei tessuti: la cannabis si diffuse ovunque rapidamente.

George Washington, primo presidente degli Stati Uniti, scrive nel suo diario (12-13 maggio 1765) : "Seminato hemp". E ancora al 7 maggio: "Iniziato a separare i maschi dalle femmine, ma forse é troppo tardi." In quegli anni era comunque la Russia a produrre l'80% della cannabis del mondo, vendendone anche i migliori manufatti (vele, reti, corde, tappeti). Dovendo rimpiazzare 50-100 tonnellate di canapa ogni due anni per la sua enoprme flotta, la Gran Bretagna ne diventa il principale acquirente. Negli Usa, la canapa divenne la coltivazione piú diffusa in Kentucky, raggiungendo nel 1860 la produzione-record di oltre 40.000 tonnellate. Anche la botanica aveva iniziato ad occuparsene seriamente: nel 1753 Linnaeus classificó per primo la C. Sativa, seguito da Lamarck trent'anni dopo per la C. Indica.

Nel 1798, durante la campagna d'Egitto, Napoleone emanó un decreto che vietava ai soldati francesi di "bere il forte liquore fatto dai musulmani con un'erba detta hashish e fumare le foglie della cannabis". Ma al ritorno della spedizione in Europa, l'uso dell'hascisc prese a diffondersi in tutta la Francia.

Nel 1809 Sylvestre de Sacy suggerí per primo la derivazione del termine 'assassini' dall'arabo 'hashishiyyun', riferendosi ad una vicenda storica accaduta intorno all'anno mille. Al-Hasan ibn-Sabbah aveva messo su una setta musulmana dissidente che era solita terrorizzare in quegli anni le popolazioni del nord della Siria, della Persia e finanche dell'India. Omicidi, stragi e distruzioni vennero rapidamente attribuiti al gruppo, che avrebbe agito sotto gli influssi dell'hashish-da cui il nome di Ashishin. Anche messer Marco Polo, trovatosi a transitare da quelle parti verso il 1271-2, confermava il terrore suscitato nella regione dalla banda. Ma studi recenti e dettagliati hanno chiarito come non ci fosse alcun tipo di relazione tra l'uso di hashish e le violente scorribande (P.K. Hitti, The Assassins, in The Book of Grass). Purtroppo questa vicenda é stata spesso usata in cattiva fede come 'propaganda' contro l'uso della cannabis e suoi derivati, generando falsi miti ed errate informazioni.

Fu nuovamente Napoleone a far tornare la pianta alla ribalta della storia, nel corso della guerra franco-inglese, conclusasi con la sua definitiva sconfitta a Waterloo nel 1815. Allo scopo di isolare l'odiata Gran Bretagna, la Francia napoleonica inizió a premere sullo zar Alessandro I per bloccare gli indispensabili rifornimenti di canapa alla flotta inglese. Costretto a vendere la Lousiana agli Usa per un prezzo ridicolo (5 cent per ettaro) in cerca di finanziamenti, nel 1810 Napoleone decise d'intervenire con le armi nei confronti della tentennante Russia. La flotta Usa ne approfittó subito, vendendo allo zar rum, zucchero, caffé, tabacco ed avendone in cambio hemp, prontamente girata agli Inglesi. I quali riescono peró a trovare un nuovo accordo con Alessandro I, proprio per garantirsi il rifornimento di hemp a pieu basso costo: il Congresso Usa risponde con l'entrata in guerra al fianco di Napoleone. Obiettivo finale é la realizzazione del sogno del "destino manifesto": la conquista del Canada. Ma la di

sastrosa campagna di Napoleone in Russia liberó presto gli inglesi dagli impegni europei ed i tentativi bellici americani vennero parati con successo. Il trattato di Ghent (1814) chiuse la partita, garantendo definitivamente l'inviolabilitá dei confini canadesi da una parte e la libertá di commercio per le navi americane dall'altra. Ovviamente, nei libri di storia delle scuole di ogni parte del mondo non c'é traccia del ruolo avuto dalla cannabis in quest'evento-e non é certo il caso di stupirsene.

Le buone promesse del XIX secolo

Nel frattempo gli studi scientifici sui composti chimici della pianta presero a diffondersi e le sue applicazioni in medicina conoscono larga diffusione in tutta l'Europa, grazie soprattutto all'opera di O'Shaughnessy, come piú sopra riportato. Nel 1840 il chimico Louis Aubert-Roche pubblicó uno studio sull'efficacia dell'hashish nel trattamento delle piaghe e della febbre tiroidea. Il medico J. J. Moreau de Tours, intuendone le potenzialitá curative nei malati di mente, lo sperimentó su stesso: "E' vera felicitá quel che l'hashish produce..." Queste ricerche porteranno alla nascita del famoso Club des Hachischins, fondato da Théophile Gautier nei locali dell'Hotel Pimodan, Ile Saint-Louis, Parigi. Il primo resoconto delle riunioni mensili dei membri del circolo- tra cui André Dumas padre, Victor Hugo, Honoré de Balzac e Charles Baudelaire-venne pubblicato nel 1845 su La Presse. Da allora le successive opere di Gautier (Il Club dei Mangiatori di Hashish), Baudelaire (I Paradisi Artificiali) e Dumas (Il Conte

di Monte Cristo) sui vari aspetti connessi agli effetti della sostanza acquistarono fama ed eco internazionali-diventando presto dei classici della letteratura moderna.

Lo stesso accadde con Fitz Hugh Ludlow, intimo amico di Mark Twain, che nel 1855 scrisse un articolo sul tema in Putnam's Magazine e l'anno seguente pubblicó "The Hasheesh Eater"-primo classico statunitense su usi ed effetti dell'hashish.

In realtá, nel 1854 era stato lo scrittore e viaggiatore Bayard Taylor (1825-1878) il primo americano a descrivere gli effetti della resina di cannabis su di sé, pubblicando i resonti dei suoi viaggi intorno al mondo. E fu proprio leggendo tali scritti che il giovane Ludlow, figlio di un pastore protestante, decise di sperimentare personalmente la sostanza. Curiosando nella bottega dell'amico farmacista Anderson, nella cittadina di Poughkeepsie, Stato di New York, riuscí a scovare una fiala di Tilden Extract of Cannabis Indica e la usó per i propri esperimenti.

Ancora negli Usa, qualche anno dopo, Lewis Carroll ottenne fama e successo con le vivide allucinazioni descritte in Alice in Wonderland (1865) e Through the Looking Glasses (1872).

Nel 1860 la Ganja Wallah Hasheesh Candy Company lanció sul mercato dei dolcetti fatti con hashish e zucchero d'acero: vennero prodotti e venduti in tutti gli States.per oltre 40 anni. Un pó dappertutto vennero aperti gli hashish smoking parlors, sull'esempio di quelli turchi: alla fine degli anni ottanta, la Police Gazette ne pubblicó un'elenco di oltre 500 nella sola New York City.

Alla metá del XIX secolo, la cannabis era ormai entrata negli usi quotidiani di quasi quattro generazioni di americani-soprattutto per le sue applicazioni terapeutiche, tramandate dai pionieri del Nuovo Mondo. Ricerche appaiono su Lancet, Science Magazine e altre riviste scientifiche, i medici la prescrivevano per numerose malattie e i farmacisti locali ne diffondevano le diverse preparazioni. Le maggiori industrie farmaceutiche (Squibb e Parke-Davis Co.) commercializzarono una riuscita "Tintura di Cannabis" , presente ancora nel catalogo dei prodotti farmaceutici e biologici per i medici del 1929-30. Sulla bottiglia da 4 fluid ounces., circa un litro, prezzo $ 5.00, l'etichetta diceva: "Cannabis, U.P.S.-questo fluido estratto é preparato da Cannabis sativa cresciuta in America, alcool 80%, dose media 0.1 cc., narcotico, analgesico, sedativo." Nel 1894 il Parlamento inglese pubblicó i risultati dei lavori di un'apposita commissione incaricata di studiare la diffusione della canapa in India: i sette volumi d

el rapporto confermavano l'innocuitá e l'efficacia terapeutica della pianta lungo il corso di migliaia di anni.

Negli stessi anni la cannabis venne intensamente coltivata dai contadini messicani (saranno loro a usare il termine marijuana, diffondendone l'uso psicotropo negli Usa), mentre gli immigrati provenienti dall'India la introdussero in Giamaica, dove viene chiamata ganja dall'antico nome hindi. Oltre che per scopi medici, nell'isola antillana la pianta venne usata come sostanza sacramentale dai Rastafariani e altre organizzazioni religiose-diventando in poco tempo la principale coltivazione della popolazione locale.

La nuova proibizione

Da questo punto in poi, tuttavia, una serie di circostanze storico-politiche convergenti portó un generale mutamento del clima intorno alla cannabis, a cominciare dagli Usa. L'improvvisa apparizione di alcune piantagioni in Texas e nella zona di New Orleans e soprattutto l'uso che ne facevano gente di colore, messicani, musicisti jazz e giovani viaggiatori fa nascere improvvisamente il "pericolo marijuana". A partire dal 1910, i bollettini della Commissione per la Sanitá Pubblica di New Orleans scrivevano ripetutamente che la "marijuana é la piú pericolosa sostanza mai apparsa nella zona ed i suoi nefasti effetti possono trasformare i buoni uomini bianchi in neri e cattivi". Solo a Storeyville, luogo di nascita di Louis Armstrong e centro vitale della cultura jazz, si contavano "oltre 200 consumatori abituali".

Con questo tipo d'informazione, venne montata un'ossessiva campagna stampa che portó nel 1915 al bando di uso e possesso di marijuana a El Paso (Texas), Utah e California, seguiti da altri 14 stati entro il '29.

Per la prima volta la stampa nazionale si occupó della questione, diffondendo le allarmanti notizie fornite dall'appena fondato Federal Bureau of Narcotics (FBN) nel 1930. Harry Anslinger, neo-direttore, inizió la schedatura di decine di musicisti jazz di colore, fornendo al Congresso regolari relazioni sui pericoli della diffusione della marijuana, rea di provocare "musica satanica" e "rapporti sessuali tra donne bianche, negri e messicani".

Tuttavia il primo paese ad imporre leggi proibizioniste fu l'Egitto, dove la coltivazione venne proibita fin dal 1879, come riporta Ahmad M. Khalifa (in V. Rubin, Cannabis and Culture,1975). In Grecia l'uso fu proibito fin dal1890 con la motivazione che "la cannabis é causa di pazzia". Lo stesso avvenne Giamaica (1913) e Sudafrica (1928).

Il Military Investigation Commitee del Canale di Panama pubblicó due rapporti (1925 e 1931) dove si dichiarava che la marijuana non costituiva alcun problema per soldati e civili della zona, e nessun provvedimento restrittivo si rendeva necessario. Ma la razzista campagna di Anslinger e del FBN, appoggiata dal gruppo editoriale di proprietá di W.R. Hearst, portó all'approvazione da parte del Congresso del Marijuana Tax Act, entrato in vigore il 1 ottobre 1937. Per usare cannabis a scopo medico e industriale bisognava pagare una tassa di un dollaro per oncia, cento dollari per altri scopi. Chiunque detenesse e commerciasse cannabis al di fuori di tali termini rischiava fino a cinque anni di carcere e multe fino 20.000 dollari. Nello stesso anno, in 46 su 48 Stati dell'Unione la marijuana venne ufficialmente dichiarata fuorilegge.

Disinformazione e sensazionalismo, falsitá e terrorismo: queste le basi della campagna-stampa messa in atto da Anslinger e Hearst. I titoli cubitali dei giornali parlavano di "negri che violentano donne bianche sotto l'effetto della marijuana" e di numerosi incidenti automobilistici causati dall'"erba assassina". Documentari come Refeer Madness e Marihuana, the Assassins of Youth, venivano proiettati nelle scuole. Usando in modo ripetivo e persuasivo l'oscuro termine slang messicano, la parola marijuana venne introdotta per la prima volta nel lessico inglese-cancellando dalla memoria collettiva i termini familiari di cannabis e hemp.

Nel 1937 Lammot DuPont brevettó la fibra di nylon e il complesso processo chimico necessario a produrlo, stravolgendo il mercato tessile e fondando quell'immenso impero della chimica industriale che ancora oggi detiene. L'industria cartaria sviluppó tecniche e macchinari per produrre carta con legno anziché con fibre come era accaduto fino ad allora. Sul fronte medico l'interesse verso la cannabis diminuí di colpo: l'invenzione della siringa ipodermica permetteva una maggiore diffusione dei derivati dell'oppio come anticonvulsivi e antidolorifici, mentre la scoperta di sostanze sintetiche quali aspirina e barbiturici aveva il pieno sostegno dell'industria farmaceutica.

Negli anni trenta anche il regime fascista di Benito Mussolini dichiaró l'hashish "nemico della razza" e "droga da negri", dando cosí l'avvio ad una campagna nazionale contro una sostanza poco nota in Italia, usata sporadicamente solo da alcuni medici. Giovanni Allevi pubblicó nel 1931 un libro studiato poi dai laurendi in medicina degli anni della guerra, "Gli Stupefacenti", dove la tossicomania veniva presentata come un problema razziale. Tuttavia negli stessi anni l'Istituto Nazionale Cellusosa e Carta pubblicava, all'interno del suo bolletino periodico, una serie di preziosi consigli su coltivazione e lavorazione delle fibre della canapa.

Nel 1928 negli USA venne costruita un'efficiente macchina per il raccolto della canapa (nel numero di febbraio Popular Mechanics Magazine pubblica un'articolo dal titolo "Il nuovo raccolto da due miliardi di dollari"). Lo stesso anno partí la ricerca voluta dal sindaco di New York Fiorello La Guardia: i risultati dimostrarono come nessuna relazione esistesse tra uso di marijuana e comportamenti antisociali e/o criminali.

Nel 1942 la cannabis fu cancellata dalla U.S. Pharmacopeia, nonostante un'importante studio pubblicato nel mese di settembre sull'American Journal of Psychiatry: Allentuck e Bowman fornirono la prova di come la dipendenza dalla marijuana é minore di quella nei confronti di alcool e tabacco.

Sul fronte della ricerca, dopo aver identificato il principio attivo nel tetraidrocannabinolo o delta-THC (Cahn, 1930, Loewe e Adams, 1939), nei primi anni quaranta gli scienziati riuscirono ad ottenere soltanto una sintesi chimica parziale ed incompleta (Todd e Adams). Bisognerá attendere fino al 1966 per arrivare alla prima sintesi completamente artificiale del delta-THC, grazie al Dr. Raphael Mechoulam, Universitá Ebrea di Gerusalemme.

Alle obiettive difficoltá scientifiche che avevano impedito in quegli anni studi piú approfonditi-contrariamente a quanto era accaduto per alcol e anfetamine, ad esempio-bisogna aggiungere la cattiva reputazione pubblica della pianta e le restrizioni legali imposte dal Marihuana Tax Act del 1937. Tuttavia, nel 1951 il Bullettin of Narcotics delle UN pubblicó una lista comprendente 1.104 pubblicazioni specifiche disponibili. Ma non é abbastanza: nel 1954 il World Health Association dichiaró pubblicamente che la cannabis non dimostrava alcun valore terapeutico.

Due anni dopo un sondaggio delle Nazioni Unite calcolava in circa 200 milioni le persone che usavano cannabis nel mondo come sostanza psicotropa.

Il FBN, che nel 1968 verrá trasferito dal Dipartimento del Tesoro a quello della Giustizia sotto il nome di Bureau of Narcotics and Dangerous Drugs (BNDD), continuó nella sua opera di repressione e le prime condanne per detenzione e spaccio vennero ampiamente pubblicizzate dai media statunitensi: nel 1960 i casi giudiziari connessi alla cannabis discussi nei tribunali USA raggiunsero quota 169 Nel1961 l'ONU classificó ufficialmente la cannabis come"stupefacente", imponendo ai 65 Stati aderenti l'eradicazione di ogni campo di marijuana entro il 1986: é la nascita ufficiale del proibizionismo (Single Convention Drug Act). Come conseguenza, i paesi occidentali si diedero da fare per promulgare leggi ed apparati repressivi direttamente proporzionali all'aumento dell'uso ricreazionale di cannabis e derivati.

Nel corso delle varie epoche storiche statunitensi, tale pratica é stata sempre associata negativamente ad emarginati, depravati e devianti. Prima i musicisti jazz di colore e i messicani, poi i vagabondi e la beat generation, gli studenti e il movimento pacifista, infine gli hippie e gli omosessuali. E lo stesso modello venne ripreso ed applicato nell'intero emisfero occidentale.

Invece nei luoghi dove la cannabis faceva parte delle tradizioni popolari assistiamo ad un proibizionismo imposto dalla minoranza che detiene il potere nei confronti della maggiornaza della popolazione, come il caso tipico del Marocco, dove i contadini difendevano con le armi i campi di canapa, o in Nepal, ultimo Paese membro dell'ONU ad approvare leggi repressive nel 1973 (G. Arnao in Erba Proibita).

In quegli anni pare che John F. Kennedy, eletto Presidente degli Stati Uniti nel 1961 e assassinato il 22 novembre 1963 a Dallas, fumasse regolarmente marijuana per lenire i dolori alla schiena di cui soffriva. E' certo comunque che avesse in programma un piano per la legalizzazione nel suo eventuale secondo mandato presidenziale, avendo istituito una commissione specifica per rivedere la legislazione sulla marijuana e incrementarne le ricerche scientifiche.

Tra gli studenti della celebre universitá inglese di Oxford, fumare joints e ascoltare musica pop erano abitudini comuni fin dal 1963-cosí come in quasi tutti i colleges statunitensi (R. Goldstein e S. Abrams in The Book of Grass).

Intorno alla metá degli anni sessanta, balza alle cronache giornalistiche la Nigeria, paese dove l'uso psicotropo della cannabis era ampiamente diffuso, per l'emanazione di un decreto atto ad impedirne coltivazione ed uso, con pene fino 20 anni di carcere per qualunque quantitá posseduta. Caso tipico in cui il probizionismo venne usato dalla minoranza al potere (i militari in questo caso) per eliminare ogni traccia di dissenso. A farne le spese furono anche un turista inglese e un residente americano, condannati nel maggio 1966 a 15 anni di carcere per aver coltivato e fumato cannabis.

Nello stesso periodo gli apparati antidroga USA iniziarono ad occuparsi direttamente della situazione in Asia e nel 1968 l'UNESCO emanó risoluzioni di condanna e repressione d'ogni uso della pianta, seguita l'anno seguente da raccomandazioni simili del World Health Organization.

Sul fronte opposto, nel 1968 in Gran Bretagna apparve il Wotton Report, che confermó le conclusioni della Indian Hemp Commission e del La Guardia Report sulla non dannositá dell'uso di cannabis.

Nell'ottobre dello stesso anno partiva negli USA il primo periodico nazionale, "Marijuana Review", che lascerá poi il posto ad "High Times", rivista che conta attualmente oltre 4 milioni di lettori nel mondo.

Nel 1969 vennero sequestrate dalle autoritá USA 28 tonnellate di marijuana, e negli anni successivi si scrisse parecchio sulla stampa internazionale di ingenti quantitativi provenienti da Messico e Caraibi bloccatti alla frontiera-grazie anche all'aiuto dei primi pastori tedeschi da "fiuto" in pattugliamento negli aereoporti.

Scienza e politica non vanno d'accordo

In anni piú recenti, dopo la breve esistenza del primo gruppo organizzato antiproibizionista, LeMar (Legalize Marijuana), nel 1969 il Dr. Michael Aldrich fonda a San Francisco AMORPHIA (The Cannabis Coop) e subito dopo la Fitz Ludlow Memorial Library, prima ed unica biblioteca dedicata esclusivamente a testi e pubblicazioni sulla cannabis. L'anno seguente parte a Washington la NORML (National Organization for the Reform of Marijuana Law), che presto diverrá la maggiore organizzazione pro-legalizzazione operante negli USA, con uffici autonomi in molte cittá.

I rapporti delle Commissioni Governative di Canada (1970) e Olanda (1972) evidenziano gli aspetti negativi della criminalizzazione dei consumatori e suggeriscono varie forme di depenalizzazione.

Negli Stati Uniti, la Commissione Shafer pubblica nel 1972 il suo rapporto: sono almeno 24 milioni gli americani ad aver provato la marijuana, con 8,3 milioni di consumatori abituali e un uso diffuso anche tra gli ultra cinquantenni. Nonostante fosse stata insediata dal Presidente Nixon con scopi del tutto opposti, il documento finale proposto dalla commissione é costretto ad ammettere che "...l'uso sperimentale o saltuario di questa droga determina rischi minimi per la salute pubblica" e ne raccomanda quindi la decriminalizzazione per uso personale.

L'anno seguente l'Oregon é il primo Stato a recepire tale messaggio, approvando una legge ad hoc, seguito due anni dopo da Alaska e Indiana.

Torna l'interesse per gli usi medici, ora che la cannabis si é dimostrata efficace anche per malati di cancro e AIDS, eliminando gli effetti secondari di chemioterapia e AZT, (nausea, vomito, inappetenza, depressione, dolori vari).

Nel 1971 Lester Grinspoon, professore di psichiatria ad Harvard, pubblica "Marihuana Reconsidered", un'opera essenziale che informa correttamente sugli effetti psicologici, fisiologici e sociali dell'uso, sottolineneando le dannose implicazioni del regime proibizionista. Due anni dopo appare "Marijuana: Medical Papers 1839-1972": Tod Mikuriya, psichiatra a Berkeley, ripropone le ricerche di O'Shaughnessy, collegandole a esperienze professionali di numerosi medici, rapporti ufficiali dimenticati e studi farmacologici recenti.

In Italia, nel 1973 Stampa Alternativa e il Partito Radicale organizzano il congresso internazionale,"Libertá e Droga", con la partecipazione di Adriano Traversi, vicepresidente UNESCO, Daniel Bovet, Premio Nobel per la Medicina e Giancarlo Arnao, medico e ricercatore, che curerá poi la pubblicazione di "Droghe e Marijuana"-prima opera italiana che fornisce le informazioni necessarie all'avvio di un civile e aperto dibattito. Dopo alcune clamorose azioni di disobbedienza civile messe in atto da Marco Pannella e altri esponenti del Partito Radicale, nel dicembre del '75 il Parlamento italiano approva la prima regolamentazione specifica in materia di stupefacenti, la legge n.685-con l'ambiguo compromesso della "modica quantitá".

L'Olanda invece inizia ad applicare pragmaticamente le conclusioni della Commissione Governativa del '72, e ad Amsterdam é possibile acquistare legalmente piccoli quantitativi di cannabis e/o hashish per uso personale.

Ma negli USA le "droghe" restano un'argomento strettamente politico e "zero tolerance" é il modo piú semplice per ottenere poltrone prestigiose. Anche il Messico si adegua e inizia a spargere vaste coltivazioni di marijuana con un micidiale pesticida, il paraquat.

Sul fronte dei sequestri, nell'anno fiscale1976 alla dogana USA vengono bloccati 2.392 kg. di cannabis, 1.114 grammi di olio d'hashish e 1.925 kg. di hashish.

Nel novembre dello stesso anno Robert Randall, sofferente di glaucoma e condannato a sicura cecitá, ottiene dal Governo Federale l'unica cura possibile: sigarette di marijuana. Inizia cosí quel programma-pilota per lo studio dell'uso terapeutico di cannabis che garantirá questa medicina ad altre 12 persone affette da cancro, glaucoma e AIDS negli USA.

Sará soprattutto l'Alliance for Cannabis Therapeutics (ACT), fondata dallo stesso Randall qualche anno dopo a Washington, a diffondere informazioni ed organizzare iniziative sull'uso medico della pianta.

Il 2 agosto 1977 il Presidente Carter in un discorso al Congresso afferma che "...le pene per possesso di sostanze illegali non dovrebbero produrre maggior danno agli individui di quanto possa produrne l'uso della sostanza stessa. Per questo io sostengo la proposta di eliminare le leggi punitive per possesso personale di marijuana per quantitá inferiori ad un'oncia (453 grammi)" (in J. Herer, "The Emperor Wears No Clothes"). Tuttavia il segnale resta lettera morta, sia per l'intransingenza del Congresso di fronte al "crimine" che per un successivo coinvolgimento di un collaboratore presidenziale in un affare di cocaina.

L'anno seguente, il business della cannabis rende talmente bene da raggiungere il terzo posto nella classifica dei guadagni americani, superato solo da General Motors e Exxon, precedendo Mobil Oil, Texaco e IBM.

Nel 1979 il consiglio comunale di Berkeley, California, approva una risoluzione che dichiara la prosecuzione di reati connessi alla cannabis "ultima prioritá della polizia". Un velato clima di tolleranza sembra diffondersi, ma ci penserá l'era Reagan-Bush a bloccare tutto.

Scenari di fine secolo

Gli anni novanta partono con l'annuncio dellaWar on Drugs ed una una diffusa isteria diretta, ancora una volta, verso i consumatori di cannabis: arresti indiscriminati, numerosi sequestri di proprietá, test dell'urina generalizzati.

Nel 1986 si era messa in moto anche la macchina propagandistica di Partnership for a Drug Free America, che ottiene gratis intere pagine sui maggiori quotidiani nazionali e ampi spazi radiotelevisivi per presentare spot e annunci terroristici (oltre che chiaramente falsi) contro l'uso di droghe illegali, puntando molto sull'immagine negativa del joint di marijuana. Dietro il gruppo ci sono le multinazionali del tabacco e dell'alcol, in collaborazione con le maggiori compagnie pubblicitarie e le agenzie anti-droga governative-un giro di diversi milioni di miliardi di dollari.

Solo alla fine degli anni '80 il movimento pro-legalizzazione trova nuove energie. La NORML, che ha perso l'appoggio degli ambienti giovanili, viene rimpiazzata dal gruppo di Cannabis Action Network (CAN): ripartono i tavoli d'informazione nei pressi di colleges e universitá, ai concerti e manifestazioni, si prepara l'Hemp Tour autunnale che tocca praticamente tutti gli Stati con musica e altri eventi.

All'alba dei novanta la questione-marijuana riconquista l'attenzione dei media e le copertine dei settimanali piú prestigiosi. Non dimentichiamo che negli USA sono 30 milioni le persone che hanno fumato l'erba almeno una volta e il suo uso ricreazionale spesso é piú tollerato di alcol e tabacco. L'Hemp movement afferma addirittura che "l'erba puó salvare il pianeta", presentando i dati di ricerche che dimostrano come la cannabis possa essere usata con profitto economico e rispetto per l'ambiente nei piú disparati settori. Si va dalla rinnovata produzione di resistenti fibre per tessuti, vestiti e cordame all'uso energetico come biomassa che bruciando produce ossigeno; dagli impieghi come combustibile in sostituzione dei derivati del petrolio ai diversi usi dei semi, nel menu quotidiano per l'alto valore proteico e in forma d'olio nella composizione di vernici, sapone e lacche. Si trova qualche spazio di legalitá all'interno delle leggi statali: le informazioni girano, il know-how si diffonde e si ottengono r

isultati molto interessanti.

E ancora, l'industria cartaria mondiale, alla ricerca di materie prime piú redditizie e meno inquinanti, si rivolge con rinnovato interesse verso la cannabis. In Cina, Cuba, Messico, Pakistan e Tailandia si produce giá carta composta da riso ed hemp, mentre il Governo australiano sta valutando la possibilitá di coltivare campi di cannabis al medesimo scopo, come riporta High Times nel numero di luglio '93.

Notare che, nell'estate del 1978, nella piana di Caivano (Napoli) era ancora possibile trovare qualche traccia della vasta estensione di campi coltivati a canapa fin dalla metá degli anni sessanta-una delle coltivazioni locali piú redditizie (C. Ciapanna in "Marijuana e altre storie"). Lo stesso accadeva in Ungheria e sulle coste adriatiche della Jugoslavia, anche se attualmente é la Cina il maggior Paese esportatore di semi sterilizzati e manufatti di canapa nel mondo.

A questo proposito, merita una segnalazione l'Hemp Institute di Le Mans (Francia), un laboratorio di ricerca che studia qualitá di cannabis provenienti da ogni parte del mondo. Le piante sono processate in fibre e acquistate dalla sussidaria francese della Kimberly Clark Corporation, produttori di cartine per sigarette. I semi ottenuti (circa 20 tonnellate annue) vengono poi distribuiti in Europa dall'Hemp Museum di Amsterdam. Recentemente anche la Gran Bretagna ha tolto il divieto di coltivazione della canapa per usi industriali e simili programmi stanno per partire in Spagna ed altri Paesei europei ("High Times", maggio 1991 e giugno 1993). La conferma di tali esperimenti la troviamo sul quotidiano britannico "The Independent" del 12 luglio scorso. In un'articolo intolato "Grandi speranze per il primo raccolto legale di cannabis" si spiega come Hemcore, un consorzio di 20 contadini dell'Essex, abbia iniziato a coltivare legalmente la cannabis su circa 750 ettari di terreno, riprendendo un'antica e diffusa

tradizione degli abitanti locali d'inizio secolo. Le piante, contenenti un tasso molto basso di THC, verranno poi processate per ottenere carta per stampa e cartine per sigarette. E il mensile inglese "The Ecologist" prevede presto di stampare il giornale interamente su hemp paper, dopo alcune riuscite prove in tal senso (vedi il supplemento di marzo/aprile 92).

Nell'ambiente musicale, da sempre motore dell'intero movimento pro-cannabis, vanno molto gruppi hip-hop, reggae, rap (Cypress Hill, Brand Nubian, Gang Starr) e vendono bene CD dal titolo "Marihuana Greatest Hits Revisited". Su videocassetta vengono riproposti in chiave ironica i classici del terrore-marijuana degli anni trenta, ma anche "Hemp for Victory" e "The Sexual Secret of Cannabis Sativa". Il business tira e la mitica foglia a sette punte conquista il mondo della moda: T-shirt, berretti, ciondoli, fazzoletti e quant'altro sono un business molto redditizio, soprattutto negli Usa. Esistono poi diverse ditte specializzate, negozi e cataloghi postali che vendono esclusivamente i prodotti della lavorazione della cannabis, oltre all'ampia e necessaria letteratura informativa.

Ma é soprattutto il tema della cannabis terapeutica a tornare alla ribalta. Nel 1970 era stato emanato il Controlled Substance Act, che stabiliva cinque diverse tabelle per le sostanze psicoattive: la marijuana era stata inclusa nella Tabella I (sostanze senza alcun valore terapeutico) e le pene per uso, possesso e commercio erano state incrementate (fino a 15 anni e $5000 di multa). Nel tentativo di far trasferire la cannabis almeno nella Tabella II (sostanze prescrivibili dai medici) la NORML e altre organizzazioni avevano preparato una serie di azioni legali contro la Drug Enforcement Administration (DEA), istituita da Nixon al posto del BNDD nel 1973. Le battaglie procedurali rimandano continuamente la questione fino al 1986, quando numerose testimonianze di medici e pazienti, migliaia di documenti e due anni di sedute giudiziarie portano alla raccomandazione del giudice amministrativo Francis J. Young del 6 settembre 1988. Nel documento finale si legge che "...la marijuana, nella sua forma naturale, é u

na delle piú benefiche sostanze conosciute dall'umanitá... e si puó ragionevolmente raccomandarne l'uso sotto controllo medico".

Ma la DEA non se ne cura e nel marzo 1992 risponde con l'inaspettata chiusura del programma di cannabis terapeutica iniziato 15 anni prima. Nonostante ció sono sempre piú numerosi i casi di persone affette da glaucoma, cancro, AIDS, epilessia, sclerosi e altre malattie che possono curarsi solo usando cannabis-spesso finendo in carcere.

La versione sintetica del THC viene realizzata in laboratorio e commercializzata dalla Unimed Inc. con il nome di Marinol fin dal 1985. Ma oltre ad essersi dimostrato poco efficace (il THC é solo uno degli oltre 450 differenti composti chimici della cannabis, 60 dei quali non esistono altrove in natura), il Marinol é molto costoso, $ 5 la pillola.

Lester Grinspoon, a conclusione del suo lavoro piú recente e forse piú brillante, Marihuana, the Forbidden Medicine (primavera '93), ripropone l'unica soluzione possibile: legalizzare.

Sta di fatto che un sondaggio condotto ad Harvard nel 1991 ha rivelato che il 48% degli oltre mille oncologici interpellati prescriverebbero la cannabis ai propri pazienti, e il 44% ne ha raccomandato almeno una volta l'uso, pur se illegale. Attualmente in 36 Stati Usa [su 55] i medici possono legalmente prescrivere marijuana per casi particolari, e nel novembre 1991 a San Francisco una risoluzione popolare per rendere la cannabis disponibile nel ricettario medico é passata con quasi l'80% di voti favorevoli. Lo stesso va accadendo in numerose cittá e contee , mentre voci fondate parlano addirittura di una prossima riapertura del programma di cannabis terapeutica da parte dell'amministrazione Clinton. Sará questo l'inizio della fine dellaWar on Drugs?-si chiede il Village Voice in un articolo su Medical Marijuana apparso il 13 luglio scorso. La ottimistica conclusione merita d'essere riportata: "...se il Governo deciderá di porre delle regole, la marijuana non sará considerata moralmente piú 'sbagliata' di

altre medicine: chi sta male potrá avere una nuova fonte di sollievo..... I 20 milioni di americani che fumano erba non saranno piú "il nemico". E senza nemici non c'é guerra." In Italia, dove i consumatori abituali di cannabis e derivati pare siano oltre due milioni e mezzo, il movimento antiproibizionista guidato dal CORA (Coordinamento Radicale Antiproibizionista) ottiene un'importante vittoria: il referendum per l'abrogazione delle parti piú repressive della legge 162 (che nell'estate del '90 aveva sostituito la 685) raggiunge il 55% di si, aprendo nuove prospettive per l'intera Europa. Segnali di tolleranza arrivano anche da Spagna e Germania, mentre a Parigi opera da un paio d'anni il Centro d'informazione e ricerca sulla cannabis (CIRC) che organizza il 18 giugno 1993 la Prima Giornata Internazionale d'Informazione sulla Cannabis-ottenendo molta attenzione sui media, tra i politici e nell'opinione pubblica.

Infine, negli ultimi anni la ricerca scientifica sulla cannabis ha raggiunto importanti scoperte. Nel 1988 é stata isolata la proteina specifica che reagisce al THC nelle cellule nervose dei topi e nell'estate di quest'anno un gruppo di ricercatori israeliani é riuscito ad identificare ed isolare il medesimo recettore nel cervello umano. In pratica si é scoperto che il corpo umano é in grado di produrre da solo una sostanza-denominata Anandamide, dal sanscrito Ananda, beatitudine-che é l'equivalente del tetraidrocannabinolo, il principio attivo della marijuana. Le implicazioni di tale scoperta sono vaste e inimmaginabili, soprattutto dal punto di vista terapeutico. E non ci resta che concludere con l'affermazione di Roger Pertwee, farmacologo dell'Universitá di Aberdeen che collabora alle ricerche: "Non abbiamo piú a che fare con la farmacologia di una sostanza ricreazionale. Stiamo trattando con la fisiologia di un sistema del tutto nuovo che opera nel cervello umano. E questo é un campo enormemente vasto."

Bibliografia ragionata

G. Arnao, Erba Proibita, Feltrinelli, 1978 C. Ciapanna, Marijuana e Altre Storie, Ciapanna Editore, 1979 V. Rubin, Cannabis and Culture, Mouton & Co., 1975 G. Andrews/S. Vinkenoog, The Book of Grass, Grove Press, 1967 Marihuana Datebook 1980, And/Or Press, 1979 L. Grinspoon, Marihuana Reconsidered, Harvard University Press, 1971 L. Grinspoon/J. Bakalar, Marihuana the Forbidden Medicine, Yale University Press, 1993 T. Mikuriya, Marihuana: Medical Papers, 1839-1972, MediComp Press, 1973 J. Frazier, The Great American Hemp Industry, Solar Age Press, 1991 J. Herer, The Emperor Wears No Clothes, HEMP Publishing, 1985 E. Abel, Marihuana: the First Twelve Thousand Years, Plenum Press, 1980 E. Abel, A Marihuana Dictionary, Greenwood Press,1982 D. Salomon, The Marihuana Papers, Panther Books, 1969 J. Kaplan, Marihuana: the New Prohibition, World Publishing Company, 1970 R. Clarke, Marihuana Botany, And/Or Press, 1981

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Bernardo Parrella, autunno 1993.

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