Il problema sollevato da Cerina, ovvero la rappresentatività delle
organizzazioni di volontariato e di difesa dei diritti è reale e più volte
riscontrato in organizzazioni che si occupano di diverse "categorie" di
problemi. Per quel che mi riguarda posso dire di essermi "fatto le ossa" nelle
organizzazioni "di e per" persone con disabilità.
Il percorso formativo e politico mi ha portato a considerare "legittime" solo
le organizzazioni "di" persone con disabilità. e credo che ciò valga anche
negli altri casi.
Questo però non è un problema della legge, che non può anche dare dei
parametri sul come devono essere fatte le organizzazioni citate. Questo è un
problema di capacità di farsi riconoscere come l'unico autorizzato a parlare
di certe cose. E' un problema politico che le persone con HIV devono porsi.
L'esperienza mi ha insegnato che sono indispensabili due cose:
1 - negli statuti delle organizzazioni si deve prevedere il diritto di voto
attivo e passivo soltanto per il socio effettivo, quello che "ha il problema",
e non deve essere prevista la delega. Le iscrizioni possono essere aperte a
tutti, ma gli altri sono sostenitori, graditissimi e davvero benvenuti, ma
sostenitori, non soci.
2 - le commissioni istituzionali già prevedono la presenza di "esperti" e
quindi è indispensabile che le persone con HIV si organizzino per rendere
ineludibile il problema della loro personale e diretta rappresentatività.
Entrambe queste cose non possono essere previste dalla legge. Entrambe queste
cose sono diretta responsabilità delle persone con HIV.
Spero siano responsabilità che verranno assunte.
John
--- MMMR v3.00reg * Gutta cavat lapidem