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Conferenza droga
Berretti Alberto - 25 gennaio 1994
"L'antiproibizionismo non e' Pannella"
di Giancarlo Arnao, dal "Manifesto" di oggi.

Si terra' a Genova il 28-29 gennaio il congresso del CORA (il coordinamento radicale antiproibizionista). Io non ci saro' e cerchero' qui di spiegare il perche'. Secondo statuto, gli aderenti al CORA sono divisi in due categorie: quella degli iscritti al Partito radicale (che hanno diritto al voto) e quelli non iscritti (che non ce l'hanno). Ho sempre sostenuto (anche pubblicamente) che questa norma sancisse l'omologazione del CORA al Pr, che avrebbe scoraggiato molti potenziali aderenti, e che avrebbe condizionato il dibattito interno.

Cio' che e' accaduto negli ultimi anni ha confermato i miei timori. L'omologazione fra CORA e Pr e' tale, che in pratica non c'e' oggi soluzione di continuita' fra CORA, Liste antiproibizioniste, Pr, Club Pannella, Liste Pannella. Il dibattito interno e' stato spostato dalle tematiche sui contenuti a quelle sui problemi del Pr. L'omologazione fra CORA e Pr a livello di dirigenti ha fatto si' che nell'ultimo anno l'attivita' del CORA abbia ristagnato, in proporzione inversa all'impegno del Pr su altri fronti. Gli iscritti al CORA sono diminuiti, e non a caso, visto che l'iscrizione non viene ricambiata neppure con qualche pagina di notiziario.

La principale iniziativa del CORA nel 1993 e' stata la proposta di legge di iniziativa popolare per la "legalizzazione della droga leggera" presentata assieme ai 13 referendum. La proposta e' stata elaborata senza alcun dibattito interno, e il suo testo non e' stato neppure inviato agli iscritti. Sul piano pratico, la sua approvazione e' problematica, in quanto contravviene alla Convenzione unica: se sara' approvata, "la produzione, il commercio e l'impiego della cannabis saranno sottoposte all'autorizzazione del ministero degli affari sociali". In ogni caso la proposta prescrive l'incriminazione per spaccio dei cittadini che coltivano marijuana. E' stata invece bocciata una soluzione pragmatica (e accettabile dall'Onu) attuata in altri paesi: quella di punire il possesso e la coltivazione di cannabis con una multa.

Nelle ultime settimane la situazione ha segnato una svolta cruciale, con la formazione dei blocchi antagonisti nelle elezioni italiane. Il Pr, come e' noto, si e' schierato apertamente per la coalizione di centro-destra, mostrando una specifica e accanita opposizione alla sinistra. Non essendo iscritto al Pr, non voglio entrare nel merito di questa politica. Come antiproibizionista, debbo far notare che la scelta di campo del Pr implica per il CORA qualche contraddizione, sul piano sia culturale che politico.

1) La cultura antiproibizionista. Storicamente, i movimenti per la legalizzazione delle droghe sono nati e cresciuti in un'area politico-culturale che includeva in Usa negli anni '60 e '70 la New Left, gli hippies e i movimenti pacifisti, in Germania i Gruenen e i socialisti, in Francia gli extraparlamentari e il quotidiano Liberation; il governo socialista ha promosso in Spagna una delle leggi meno proibizioniste del mondo; in Inghilterra, le maggiori resistenze alla politica dell'harm reduction vengono dai conservatori. In ogni caso, la matrice dell'antiproibizionismo e' stata una cultura "alternativa" o di sinistra, e non certo di destra.

In Italia, le iniziative antiproibizioniste dei radicali sono state appoggiate da sempre da Il Manifesto, da diversi anni dall'Unita' e dall'Espresso; la campagna contro la legge Vassalli-Jervolino e' stata sostenuta dai partiti di sinistra, da Magistratura Democratica, dal Tg3. Gran parte dei militanti antiproibizionisti appartiene a quella che i radicali hanno definito "sinistra ideologica".

2) Antitstatalismo e antiproibizionismo. Si potrebbe sostenere che la coalizione di centro-destra, essendo liberista e antistatalista, sarebbe contraria all'intervento dello stato nella privacy dei cittadini, e quindi anche al proibizionismo - citando il caso esemplare di Milton Friedman, consigliere di Reagan, liberista e antiproibizionista. Sta di fatto che laddove l'antistatalismo si e' affermato, si e' spesso assistito ad un aumento dell'ingerenza autoritaria dello stato nei comportamenti privati: valga per tutti l'esempio degli Usa di Reagan e di Bush, dove l'esaltazione del liberismo economico e' stata accompagnata da un'offensiva ideologica senza precedenti ai diritti costituzionali dei cittadini: "guerra santa" alla droga, test delle urine obbligatorio per milioni di lavoratori, inversione dell'onere della prova nei processi, istigazione alla delazione sui comportamenti privati, aumento degli abusi polizieschi, raddoppio del numero dei carcerati, limitazioni al diritto di aborto e a quelli degli omos

essuali. E quanto a Friedman, delle sue opinioni sulla droga Reagan e Bush se ne sono tranquillamente infischiati.

Alle prossime elezioni italiane non e' affatto scontato che la coalizione ispirata all'antistatalismo sia necessariamente garante dei diritti civili. Il blocco di centro-destra di cui fara' parte il Pr alle prossime elezioni comprende la Lega, Berlusconi (sul cui impegno antiproibizionista e' lecito ogni dubbio), assieme a crociati antidroga come i socialisti craxiani, raffaele costa, fumagalli-carulli e p. f. casini: una campagna in cui le istanze dell'antiproibizionismo non sembrano avere molte possibilita'. Una situazione diametralmente opposta si ha nel blocco progressista. SI profila quindi per i militanti del CORA iscritti al Pr il difficile compito di conciliare l'appartenenza al Pr con gli interessi del movimento antiproibizionista.

Da questa contraddizione il CORA potra' uscire soltanto in un modo: richiedendo ufficialmente alle coalizioni e ai singoli candidati di dichiarare pubblicamente la loro posizione sul problema del proibizionismo.

 
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