8 ottobre 1993M E M O R A N D U M
To: Joycelyn Elders, M.D.
Surgeon General of the United States
Public Health Service
From: Eric E. Sterling, J.D.
President, The Criminal Justice Policy Foundation
L'uso e l'abuso di droghe "illegali" ha un impatto negativo sulla salute pubblica. La gente si rende perfettamente conto degli orrori più evidenti collegati alla droga, mentre questo rapporto mette in luce alcune delle conseguenze sanitarie più nascoste dell'uso di droghe illegali e della "guerra alla droga".
La strategia messa in atto dagli Stati Uniti per fare fronte alla tossicodipendenza è stata denominata, dai primi anni '80 in poi, "guerra alla droga". La maggior parte degli americani riconosce che questa strategia ha mancato di affrontare alcuni problemi essenziali. I costi e le conseguenze del proibizionismo sulla produzione e sulla distribuzione della droga sono molteplici.
Uno dei risultati più devastanti dell'approccio proibizionista è la perdita di vite umane. In mancanza di una regolamentazione governativa, il traffico di droga negli Stati Uniti rimane in mano a criminali spesso violenti. Di conseguenza molti innocenti vengono uccisi dai narcotrafficanti che si contendono il mercato (1). Inoltre, un esiguo numero di persone viene ucciso dai tossicodipendenti stessi nel corso di rapine (2).
Molte persone muoiono inoltre di overdose (4.242 persone nel 1991, secondo una stima del DAWN) (3). A causa del regime proibizionista non vi sono controlli normativi sulla produzione, il confezionamento o la distribuzione di droghe illegali. Quindi sono molto frequenti i casi di morte per overdose per partite di droghe illegali dagli effetti sconosciuti. Il 61% delle emergenze registrate al DAWN nel 1990 si sono verificate per casi di overdose (4). Molto diffuso è anche l'avvelenamento causato da droghe illegali adulterate.
Il proibizionismo inoltre alimenta la criminalità. I tossicodipendenti ricorrono spesso a rapine, scippi, furti, appropriazione indebita, frode e prostituzione per reperire il denaro necessario per acquistare droghe vendute a prezzi gonfiati dal regime proibizionista. Il 26% dei detenuti condannati per reati contro la proprietà hanno dichiarato nel corso di un sondaggio condotto dalla BJS nel 1991 di aver commesso i reati per i quali sono stati incarcerati allo scopo di procurarsi il denaro per la droga. Questo vale per il 30% dei rapinatori e per il 31% dei detenuti condannati per piccoli furti (5).
I furti e le rapine ai danni delle farmacie sono in aumento. L'uso di stupefacenti farmaceutici legali pone rischi sanitari molto meno gravi per i consumatori rispetto all'uso di droghe "di strada", perché il loro effetto e grado di purezza sono garantiti. Per esempio, gli analgesici farmaceutici legali come il Percodan or il Dilaudid, che sostituiscono l'eroina, sono molto apprezzati dai tossicodipendenti perché questi preparati sono sicuri dal punto di vista dell'effetto e della purezza. Inoltre tali preparati così sicuri si vendono a un prezzo maggiore sul mercato clandestino rispetto all'eroina, e possono arrivare anche a 60 dollari la pasticca. Di conseguenza questi prodotti vengono spesso rubati dalle farmacie o per uso personale del ladro o per essere rivenduti con ampi margini di guadagno (6).
Tutto questo fa sì che i pazienti che hanno legittimamente bisogno di questi preparati legali, che sono essenziali nella terapia del dolore, hanno sempre maggiore difficoltà a ottenerli. Tali conseguenze sono aggravate da un approccio rigidamente proibizionista sull'uso di queste droghe. Le farmacie di alcuni quartieri non tengono preparati come il Percodan e il Dilaudid per scoraggiare i furti e le rapine (7). Inoltre, per prevenire un uso illecito delle prescrizioni per queste droghe i legislatori impongono ai medici di usare ricettari in triplice copia. Molti medici temono che la prescrizione di questi farmaci possa esporli a controlli normativi o anche a minacce. In tale modo i pazienti che hanno bisogno di antidolorifici hanno più difficoltà a ottenerli. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha confermato che si tratta di un problema globale, ed è un problema grave in tutti gli Stati Uniti.
Il fatto che per le farmacie e i grossisti sia rischioso vendere questi analgesici che richiedono una prescrizione fa aumentare il prezzo per i clienti autorizzati. Il prezzo aumentato più gli aumentati costi per la sicurezza più il costo delle scorte rubate hanno come conseguenza costi maggiori per le compagnie di assicurazione, cosa che comporta un aumento nei premi delle polizze assicurative sanitarie per tutti noi. Il problema è ulteriormente aggravato dalle false dichiarazioni rese ai medici dai tossicodipendenti per ottenere la prescrizione. Le dichiarazioni false diventano false dichiarazioni sanitarie alle assicurazioni, il che fa lievitare ulteriormente i costi e i premi (8).
Una delle conseguenze più gravi dell'approccio proibizionista è la larga diffusione dell'Aids (9) e di altre malattie del sangue come l'epatite (10). Le siringhe per le iniezioni endovenose vengono classificate come strumenti per l'uso di droga, e quindi sono illegali. Questo rende più scarse e più costose le siringhe sterili e scoraggia i tossicodipendenti dal portare con sé le loro siringhe. Il possesso di siringhe, essendo illegale, può essere causa di arresto.
La commissione nazionale sull'HIV e sull'AIDS ha lanciato un appello perché si mettano in atto programmi per lo scambio di siringhe come mezzo per prevenire la diffusione del virus HIV (11). Nonostante questo la dottrina della "guerra alla droga" considera prioritario il fatto di trasmettere il "messaggio" giusto. Il "messaggio" che la vendita e il possesso di siringhe è proibito diventa più importante che la prevenzione del virus HIV per mezzo dello scambio di siringhe. Di conseguenza la sezione 2025 dell'Anti-Drug Abuse Act del 1988 (12) nega fondi per il trattamento della tossicodipendenza agli stati che distribuiscono siringhe sterili o prodotti per sterilizzare le siringhe usate.
Tuttavia un numero crescente di città americane ha riconosciuto l'importanza dei programmi di scambio di siringhe e ha messo in atto tali programmi. Secondo una recente indagine condotta dall'università della California vi sono 37 programmi di scambio di siringhe in oltre 100 località su tutto il territorio nazionale (13).
I rischi per le riserve di sangue della nazione aumentano a causa della diffuzione del virus HIV e dell'epatite perché i tossicodipendenti a volte riescono a vendere il proprio sangue per acquistare costose droghe illegali. In anni recenti l'acquisto commerciale di sangue ha avuto una forte flessione, ma viene comunque effettuato, quasi esclusivamente per l'estrazione di plasma. I programmi attuali per controllare efficacemente il sangue hanno avuto anche la funzione di deterrente contro la vendita di sangue. Anche se esistono sistemi di depistaggio molto sofisticati per testare il sangue - affidabili al 99,9% - essi non sono totalmente esenti da errori. Per molto tempo la vendita di sangue per i tossicodipendenti è stato un modo per reperire i soldi per comprare le droghe vendute a prezzi gonfiati dal proibizionismo.
Il proibizionismo porta alla diffusione delle malattie trasmesse sessualmente come l'Aids, l'epatite, la sifilide e la gonorrea tramite la prostituzione, che viene usata per ottenere il denaro per comprare costose droghe illegali (14). Tra il 1985 e il 1988, la sifilide tra gli eterosessuali è aumentata del 91% a Washington e del 200% a Filadelfia. Nello stesso periodo a Washington la gonorrea resistente alla penicillina è aumentata del 300%. In sedici contee rurali della Georgia, i nuovi casi di sifilide sono aumentati dell'800% tra il 1985 e il 1988 a causa dell'uso del crack (15).
Il trattamento dei tossicodipendenti sierpositivi che sono ammalati o feriti aumenta i rischi di infezione accidentale per gli operatori sanitari come il personale paramedico e il personale delle sale operatorie e di pronto soccorso (16). Il rischio dell'infezione da HIV sembra aver scoraggiato gli operatori sanitari dal praticare tali professioni.
I tossicodipendenti evitano di sottoporsi a trattamento sanitario perché hanno paura che il loro consumo illegale di droga possa essere scoperto nel corso di una visita e denunciato alle autorità giudiziarie. In assenza di trattamento le loro condizioni fisiche si aggravano e richiedono cure ancora più costose. In tale modo proprio coloro che dovrebbero essere aiutati dalle leggi sulle droghe vengono indotti ad evitare il trattamento sanitario. Di conseguenza tutti noi paghiamo un prezzo più alto e siamo esposti a maggiori rischi di infezione da parte di persone affette da malattie contagiose che non si curano.
Un numero crescente di neonati viene esposto a rischio di morte o a difetti congeniti dato che le donne tossicodipendenti in gravidanza evitano le cliniche prenatali per paura di essere denunciate e incarcerate. Più di venticinque donne sono state condannate per aver "trasmesso" cocaina ai loro bambini. Leggi ispirate alla "guerra alla droga" impongono di denunciare tossicodipendenti in gravidanza. Inizialmente studiate per proteggere i neonati, queste leggi hanno l'effetto di allontanare le madri dalle cure che potrebbero migliorare lo stato di salute dei loro figli.
Molte sale di pronto soccorso di ospedali e di centri traumatologici devono affrontare casi gravi perché subissati da casi di vittime di armi da fuoco o di overdose da droga e da avvelenamento. Quando dei bambini si feriscono in un campo sportivo, dei viaggiatori vengono feriti in incidenti automobilistici, una persona ha un infarto o un anziano si frattura il femore cadendo, arrivando in sala d'emergenza - con ferite gravi - spesso devono aspettare che prima vengano trattati i casi provocati dalla strategia proibizionista.
Il regime proibizionista ha frenato o impedito la ricerca di nuovi psicofarmaci. I medici che vogliono studiare la chimica del cervello non possono dedicarsi alla ricerca di droghe che agiscono sui sensi, l'umore o i sentimenti.
Migliaia di pazienti soffrono perché la marijuana e l'eroina (che sono usate legalmente in Gran Bretagan e in Canada per alleviare il dolore) non vengono date ai pazienti che potrebbero beneficiarne perché si preferisce lanciare messaggi politici sulle posizioni anti-droga.
La "guerra alla droga" ha riempito le carceri americane di giovani uomini di colore. Su scala nazionale un giovane nero su quattro della fascia di età dai 20 ai 29 anni è detenuto in carcere o in libertà vigilata. In California la percentuale è di uno su tre. Nel District of Columbia la percentuale è di 2 su 5. La prigionia per i giovani neri significa rimanere nello stato di perenni disoccupati, nella migliore delle ipotesi (17). Dal punto di vista della salute pubblica la tubercolosi nelle carceri sta provocando attualmente una crisi in certi istituti come le prigioni gestite dal dipartimento penitenziario della città di New York. Il 16% delle donne e il 17% degli uomini che entrano nel sistema penitenziario della città di New York vengono contagiati dalla tubercolosi (non necessariamente casi attivi). 115.000 persone vengono immesse nel sistema penitenziario della città ogni anno (18).
Alcuni, come il repubblicano Charles Rangel (New York) sostengono (forse per scopi retorici) che una vera e propria guerra alla droga non è mai stata condotta. Tuttavia, Elliot Currie nel suo ottimo libro intitolato Reckoning: Drugs, The Cities, and The American Future, spiega in modo convincente come una guerra sia invece stata fatta (pagg. 15-20).
Molto cauti osservatori sostengono che l'unica alternativa al proibizionismo è la "legalizzazione" sul modello o del libero mercato o di una variante di esso, come gli attuali modelli applicati all'alcool. Ma i sostentitori della legalizzazione hanno avanzato ben poche proposte articolate per effettuarla. Per il momento suggerisco che la nazione trasformi il nostro scopo nella politica della droga in quello di "gestire i problemi relativi alla droga". Questo significa identificare i danni specifici che comporta l'uso di droga e mettere in atto strategie per minimizzarle, lasciando da parte l'idea di "mandare il messaggio sbagliato".
NOTE
1. In uno studio sull'omicidio da crack nella città di New York, il 34% delle vittime di omicidio (n=148) sono state identificate come trafficanti di droga. Il 29% delle persone che hanno commesso i crimini (n=140) sono state identificate dalla polizia come trafficanti di droga. Goldstein, P.J., Brownstein, H.H. Ryan, P.J. Bellucci, P.A., Crack and homicide in New York City, 1988; un'analisi concettuale, CONTEMPORARY DRUG PROBLEMS, inverno 1989, 651, (d'ora in poi "Crack & Homicide in NYC") 661.
Vedi anche Drug-Related Homicide in New York: 1984 and 1988, Goldstein, P.J., Brownstein, H.H., e Ryan, P.J., 38 CRIME AND DELINQUENCY No. 4, ottobre 1992, pp. 459-476, at 469.
2. Si ritiene che otto dei 414 omicidi nella città di New York presi in esame da Goldstein e gli altri autori siano stati commessi nel corso di rapine o furti a scopo di guadagno economico. Goldstein, P.J., Brownstein, H.H., Ryan, P.J., Bellucci, P.A., Crack and homicide in New York City, 1988: uno studio concettuale, CONTEMPORARY DRUG PROBLEMS, inverno 1989, 651, indicae tale cifra come 666.
3. Medical Examiner Data, Table 4.02 - Distribution of drug abuse deaths by selected episode characteristis: 1988-1991, in ANNUAL MEDICAL EXAMINER DATA 1991, Data from the Drug Abuse Warning Network, NIDA STATISTICAL SERIES, Series I, Number 11-B, page 50.
4. NIDA, Annual emergency room data, 1990, Data from the Drug Abuse Warning Network, series I, number 10-A, 1991, table 2.03, 22, cited in Drugs, Crime, and Justice System, 1992, p. 11.
5. Bureau of Justice Statistics, Office of Justice Programs, U:S: Department of Justice, Survey of State Prison Inmates, 1991, NCJ-136949, March 1993, p. 22. (BJS Authors: allen Beck, Darrell Gilliard, Lawrence Greenfeld, Caroline Harlow, Thomas Hester, Louis Jankowski, Tracy Snell, James Stephan, Danielle Morton.)
6. Nel 1992 sono stati denunciati alla DEA 3186 furti di sostanze controllate. Questa stima sottovaluta il numero reale, dato che molte giurisdizioni non includevano la città di New York. Questi casi sono stati scomposti e sono stati inclusi 978 effrazioni notturne, 186 rapine a mano armata, 982 furti da parte di impiegati e 130 furti da parte di clienti. (Conversazione telefonica con Frank Shults, DEA Office of Congressional and Public Affairs, luglio 16, 1993).
7. La DEA si rifiutava di mettere in discussione tale cifra. Vedere però la lettera di una farmacista, Deborah F. Cartwright (Biphetamine) citata dal repubblicano Henry Hyde (R-IL) nel corso di audizioni di fronte alla sottocommissione sulla criminalità della Camera sull'argomento "Criminal Penalty for Robbery of Controlled Substances, " 98a seduta del Congresso, 7 aprile 1983, numero seriale 73, a pagg 4, 17; lettera dal farmacista George T. Lee (Dilaudid) a pagg 31; lettera dal farmacista Larry M. Gilbert (Dilaudid, Tuinal, Seconal) pagg. 33-34.
8. Ken Hacker, amministratore degli affari pubblici per la American Insurance Association, afferma che le richieste in aumento stanno portando ad un aumento dei premi di polizza, ma che non sapeva nulla di ricerche che dimostrano l'impatto delle droghe illegali sull'aumento delle richieste avanzate (conversazione telefonica del 6 luglio 1992).
9. Il 32% dei casi di AIDS in adulti e adolescenti sono da collegarsi all'uso di droghe per via endovenosa. Il 70% dei casi di AIDS in bambini collegati alla sieropositività della madre sono da mettere in collegamento con l'esposizione della madre al virus HIV tramite iniezioni endovenose o rapporti sessuali con persona che si inietta per endovena. Il 71% di tutti i casi di AIDS in donne sono direttamente o indirettamente collegati all'uso di droga per via endovenosa. Il 45% dei casi di contagio da HIV per iniezioni per via endovenosa sono tra americani africani. La Commissione Nazionale sull'AIDS, Rapporto numero 5: L'epidemia combinata di Abuso di Sostanze e HIV, luglio 1991.
10. Il CDC denuncia il seguente numero di casi di epatite per il 1991: Fepatitis B - 18,003; Hepatitis C (non-A, non-B) -- £,582. (CDC, Historical Tables -- 1982-1991, Table 1, Notifiable Diseases -- Summary of reported cases, United States, at p. 57.) Il 12% dei casi denunciati di Epatite B e il 33% dei casi di epatite C erano da collegarsi al contagio per via endovenosa. (conversazione telefonica con Louis Polish, epidemiologo, CDC, 12 luglio 1993)
11. National Commission on AIDS, Report Number Five: The Twin Epidemics of Substance Use and HIV, July 1991, Recommendation 2.
12. Sec. 1915 8c) of the Public Health Service act, 42 USC 300x-3(c)(2).
13. UCSFNEWS, UC Study Urges Federal, State, and Local Governments to Support Needle Exchange Programs to Prevent HIV Spread Among Injecting Drug Users, University of California, San Francisco, September 30, 1993, pp. 1, pp. 3.
14. James A. Inciardi, "Hooker, whore, junkie, thief: dealer, doper, cocaine freak," in The war on drugs: Heroin, cocaine and public policy, James A. Inciardi, ed. (Palo Alto, CA: Mayfield Publishin, 1986), 156-173 cited in Drugs, Crime and the Justice System, 1992.
15. Currie, Elliott, Reckoning: Drugs, The Cities, and The American Future, Hill and Wang, 1993, pp. 29-30.
16. In tutto il territorio nazionale, dal 31 marzo 1993 36 operatori sanitari hanno contratto il virus HIV diventando sieropostivi nel prestare assistenza medica ai loro pazienti. CDC, HIV/AIDS Surveillance Report, First Quarter Edition, May 1993, Vol. %, No 1, Table 11, page 13. Altri 75 operatori sanitari sono a rischio di contagio sul lavoro.
17. Reckoning, p. 19.
18. Conversazione telefonica con Steven Matthews, City of New York Department of Health, 8 ottobre 1993.