Seguo con estremo interesse la conferenza "droga". Talvolta sono anche intervenuto per ribadire che, a mio avviso, il progetto antiproibizionista di lotta alla criminalità ed alla tossicodipendenza é una ingannevole utopia. Ho spiegato come sia minato in partenza dalla impossibilità di ridurre a zero il costo del consumo di droga per chi é costretto ad assumerla. In alternativa a tale (dal mio punto di vista improbabile) soluzione "sociale" o "collettiva" al problema della tossicodipendenza, ho sostenuto che esso va risolto sul piano individuale e terapeutico, investendo risorse (oggi in gran parte sprecate nella lotta al narcotraffico) per la ricerca di farmaci in grado di consentire all'organismo umano di non soggiacere agli effetti immediati delle sostanze stupefacenti e di limitare i loro danni di lungo periodo (primo fra tutti la dipendenza). Tali ricerche sono, peraltro, da qualche tempo praticate con buoni auspici in campo militare.
Tutto ciò premesso, ho letto con piacere ed attenzione l'articolo di Arnao pubblicato dal Manifesto nel 25 gennaio u.s., e vi ho trovato una ulteriore conferma di quanto a suo tempo da me denunciato proprio in questa conferenza: cioé che il fronte antiproibizionista é da sempre suddiviso in due tronconi.
Il primo di essi é costituito dagli antiproibizionisti che si pongono come obiettivo l'arginamento della criminalità e della tossicodipendenza attraverso una politica di liberalizzazione. Si tratta di una formazione dai connotati essenzialmente liberisti, o liberali.
Il secondo é formato, invece, dagli antiprobizionisti che si pongono il traguardo di conferire al consumo libero di droga una dignità sociale pari a quella altre banali consuetudini umane. Questa seconda formazione é a sua volta suddivisa in due correnti. La prima é semplicemente romantico-libertaria, o anarco-edonista. La seconda é squisitamente politica, e vede nella battaglia antiproibizionista un semplice strumento come tanti altri di lotta al sistema, alla società "borghese", al "capitale", ecc.
é abbastanza evidente come il direttivo attuale del CORA (basta fare una analisi dei testi di questa stessa conferenza), sia l'espressioneelettiva del primo troncone, quello che si pone un compito di miglioramento dell'umana convivenza e, in definitiva, della società. Con il CORA anche i "proibizionisti" (meglio sarebbe dire anti-liberalizzazionisti) possono discutere, ragionare. Perché l'obiettivo é comune. Diversi sono i metodi ed i progetti. Ma da entrambe le parti si spera, io credo, di arrivare presto o tardi ad una forma di intesa. Questo perché, da una parte i costi economici della lotta alla criminalità ed alla tossicodipendenza sono elevatissimi i rapporto ai risultati, cosa che spinge tutti i "probizionisti" a domandarsi se esistano alternative valide. Ed anche perché, dall'altra parte, gli esperimenti di liberalizzazione condotti in alcuni stati esteri non hanno dato risultati del tutto soddisfacenti dal punto di vista antiproibizionista, come si desume dalle notizie in merito. Proibizionisti ed a
ntiprobizionisti di oggi in stile "Cora" sono, quindi destinati ad incontrarsi.
é, invece, sicuro che l'altro troncone degli antiproibizionisti, tanto nella sua componente anti-sistema, quanto in quella romantico-libertaria e anarco-edonista viaggia su binari molto diversi, che la allontanano sempre di più dagli antiproibizionisti "contro" la droga. In tale troncone si può, a mio avviso, collocare abbastanza plausibilmente il citato Arnao, in base alle due considerazioni seguenti. La prima consiste nell'enfasi ammirata con la quale egli enumera le vere o supposte "fonti" dell'antiproibizionismo doc. Sono tutte movimenti, o centri, o gruppi di ispirazione marxista o paramarxista, oppure dichiaratemente in opposizione al sistema, entità culturalmente, politicamente e talvolta anche "militarmente" alternative al mondo democratico e liberale (o "borghese"). La seconda ragione consiste nella aperta e dichiarata subordinazione da parte di Arnao della "missione antiproibizionista" alla "missione politica". Arnao, infatti, non critica tanto la dirigenza del CORA per i suoi obiettivi e per i su
oi metodi, ma batte soprattutto sul tasto della "correttezza di schieramento". Egli sostiene, infatti, che non possa esistere antiproibizionismo vero ed autentico se non nell'alveo di partiti e movimenti politici di ispirazione marxista, o post-marxista. Vedete dunque quale salto di qualità fa Arnao ? In realtà, la lotta alla droga gli interessa molto meno della lotta politica contro il capitalismo, il libero mercato, ciò che lui chiama l'area dei cosnervatori, ecc. E tale constatazione permette di classificarlo senza ombra di dubbio nel secondo troncone degli antiproibizionisti, e specificamente in quella che chiamo la sua "frangia anti-sistema".
Occorre, a questo punto, ricordare che se il progetto antiproibizionista viene subordinato al progetto politico, come sembra faccia Arnao nel caso del suo articolo, esso perde il suo connotato essenziale, che é quello di essere un progetto di "lotta alla droga ed ai mali sociali ad essa connessi". Diventa semplicemente opportunismo, che ammette anche la semplice liberalizzazione della droga fine a se stessa. Quindi il troncone antiproibizionista composto dalla frangia politica o "anti-sistema", nonché da quella romantico-libertaria, diventa di fatto qualcosa di molto diverso da ciò che il CORA sembra porsi in essere. Dall'antiproibizionismo "contro" la droga, si passa, infatti a quello "per" la droga, o peggio "per il potere politico". é un fatto gravissimo, che va ben messo a fuoco da tutti gli antiprobizionisti, e che deve spingerli a fare una scelta di fondo: militanza contro la tossicodipendenza assieme a chiunque si pone analogo obiettivo, oppure, all'opposto militanza per la droga quale strumento di p
olitica tout-court.
Mi sembra evidente dalla mia premessa come io ritenga la seconda ipotesi del tutto negativa, mentre vedo in positivo la prima, sia pure con le inevitabili riserve circa il mezzo per il superamento dell'obiettivo comune, che é quello di rimuovere un male. Nessun probizionista può accettare, invece, una discussione sull'obiettivo di fondo del troncone antiproibizionista "per la droga". Non soltanto in considerazione della antiteticità di tale obiettivo rispetto al proprio, ma soprattutto per l'asservimento politico, anzi la strumentalità della lotta antiproibizionista condotta con finalità alla "Arnao". Finalità che richiamano la triste memoria della doppiezza politica del patto di Varsavia in fatto di tossicodipendenza: da un lato favorire il commercio di sostanze stupefacenti verso l'Occidente, per "minare" la società borghese, dall'altro mandare alla fucilazione o al campo di concentramento il tossicodipendente pescato con le mani nel sacco all'interno della società del "socialismo reale".
A mio avviso, quindi, l'articolo di Arnao va letto e ben studiato proprio per capire come si possa davvero nuocere alla causa di fondo degli antiprobizionisti (cioé la lotta alla droga) con prese di posizione che subordinano ad un imperativo politico l'impegno antiproibizionista stesso. Diciamo, per semplificare, che fra un antiprobizionista "contro la droga" stile CORA ed un antiprobizionista "per la droga" come emerge dal ritratto che ne offre l'articolo di Arnao passa la stessa differenza che esiste fra uno che voglia bandire le armi da fuoco per evitare inutili lutti, incidenti e sparatorie, ed un altro che le voglia eliminare per meglio dominare gli altri con la sua violenza una volta che siano disarmati.
Devo, per concludere, dare ovviamente atto di non conoscere tutto il "pensiero" del signor Arnao, e che quindi le conclusioni ed analisi suesposte, tratte dal suo articolo del 25 gennaio 1994 sono per forza di cose provvisorie per quello che riguardano lui ad personam. Ritengo, invece, dopo diversi anni di osservazione del fronte antiproibizionista, che tali conclusioni siano invece fondate per quanto riguarda la pericolosa dualità dell'anima di questo movimento, e che gli antiprobizionisti "contro la droga" dovrebbero cominciare a porre degli opportuni "paletti segnaletici" per tutelare se stessi, e favorire quell'inevitabile incontro con noi probizionisti, senza il quale il problema della tossicodipendenza resterà dominio della speculazione elettorale.