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Conferenza droga
Giannini Leonello - 3 giugno 1994
A ZURIGO L'EROINA BATTE IN TESTA
(Avvenire, Domenica 29.5.94)

Viaggio nella Droga di Stato: Fabio Nadalini, della comunità di don Benzi, analizza i mali del modello svizzero.

Un fallimento culturale dietro la legalizzazione strisciante.

ROMA.Una rete europea di antiproibizionisti che, ciascuno nel proprio Paese, si battano per la revisione delle convenzioni Onu sulla lotta alla droga e per introdurre la legalizzazione degli stupefacenti. Questo l'obiettivo del Comitato internazionale istituito a conclusione del convegno organizzato dai radicali e dal Coordinamento antiproibizionista (Cora). Del Comitato, per l'Italia, faranno parte, oltre a Marco Pannella, Emma Bonino, Marco Taradash, Tiziana Maiolo, Luigi Manconi e Tiziana Parenti.

Intanto, la prospettiva della legalizzazione delle droghe, rilanciata la scorsa settimana con la presentazione in Parlamento di quattro proposte di legge dei progressisti, non incontra molti favori anche nell'ambito politico parlamentare. Maurizio Gasparri, esponente di Alleanza nazionale e sottosegretario agli Interni, si è schierato contro le proposte antiproibizioniste avanzate dal presidente della Commissione Giustizia della Camera, Tiziana Maiolo. »In Italia-ha sottolineato Gasparri-la distribuzione di eroina e altre follie simili sono eventualità da scongiurare. Alleanza nazionale ha idee chiare in proposito e attende che aprano gli occhi anche coloro che hanno ottenuto seggi grazie al centro destra e vogliono fare politiche di sinistra. Il tempo della confusione è finito .

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(Robertp Festorazzi)

»Mi si gelava il sangue a vedere gente che si bucava senza nessun bisogno di nascondersi, così, in mezzo al traffico, di fronte alle scuole con bambini che giocano nel cortile . Fabio Nadalini, operatore della comunità "Giovanni XXIII" di don Oreste Benzi, di ritorno dalla Svizzera così racconta la sua esperienza in mezzo ai tossici di Zurigo, ghettizzati nella zona della stazione in disuso di Letten, nel centro della Città. La cosiddetta "scena", cioè lo spazio concesso ai drogati per lo spaccio e il consumo a cielo aperto, ha impressionato Nadalini che era stato inviato nella Confederazione da don Benzi per studiare da vicino il modello della droga libera. Zurigo è da molti anni una frontiera-simbolo della legalizzazione. I tossicodipendenti prima al Platzpitz e poi nell'area della Limmat platz, sono stati metabolizzati dalla città, che ha trasformato il dramma della droga in un puro problema di igiene e di ordine pubblico. I tossici sorvegliati a distanza dalla polizia, nello zoo della disperazione. Quest

o il modello "evoluto" di Zurigo, la prima città elvetica ad avviare, mesi fa, un esperimento di distribuzione controllata di stupefacenti che ha prodotto risultati a dir poco sconcertanti. La somministrazione delle sostanze era stata stabilita per sorteggio: un gruppo avrebbe ricevuto eroina, un altro morfina, un altro ancora metadone. Soltanto che i tossicodipendenti (anzi le tossicodipendenti, trattandosi di donne) che non erano destinati alla distribuzione di eroina hanno somatizzato la loro esclusione dalla droga preferita, accusando gravi malesseri. Le "cavie umane" che assumevano morfina e metadone sono così state dirottate al consumo di eroina, compromettendo gravemente la logica del progetto, basato sullo studio comparato degli effetti derivanti dall'assunzione di droghe allo stato puro.

Ma non è finita qui: sono accaduti anche episodi paradossali,

sparizione zurighese, di 236 sigarette contenenti eroina e destinate alla distribuzione sperimentale. Un fatto che ha gettato ombre sulla gestione della droga di Stato.

Fabio Nadalini a Zurigo ha potuto registrare il fallimento della "scena aperta" nel desolante degrado umano che si alimenta giorno dopo giorno. Migliaia di gesti di morte attorno al ponte della ferrovia sulla Limmat, bancarelle per lo spaccio e il consumo, e quando cala la sera lo spettacolo mesto di tante fiammelle che ardono: sono le candele usate per illuminare la "scena" e per scaldare i cucchiaini.

»Non esiste giorno, non esiste notte sulla Limmat- osserva Nadalini-, si respira sempre e ovunque il nulla. Mi ha colpito il senso di morte che c'è nell'aria. Davanti a me centinaia di giovani che si bucavano in ogni parte del corpo, dai piedi al collo. Ne sono uscito con un nodo allo stomaco. Le contraddizioni che ho notato sono molte. In particolare, il fatto che la polizia tiene controllato questo "mattatoio" senza muovere un dito. Così facendo si rende lecito ciò che è illecito, si contravviene alla legge che vieta di drogarsi e di spacciare sostanze stupefacenti. L'unico scopo di questa politica, sia per quanto riguarda la situazione della Limmat sia per l'esperimento della distribuzione di eroina, non è il bene del tossicodipendente, o il suo eventuale recupero, ma il suo isolamento, impedire cioè che possa nuocere .

Fabio Nadalini non ha dubbi sul fatto che la prospettiva di introdurre anche in Italia la legalizzazione delle droghe sia totalmente inaccettabile. Ed estende il giudizio negativo anche alle cosiddette politiche di riduzione del danno (misure volte, cioè, a contenere i danni che i consumatori causano a sè stessi e all'ambiente sociale circostante: al primo posto le malattie infettive), che pure, a rigore, andrebbero distinte dall'obiettivo di legalizzare la droga. »Nella Conferenza nazionale di Palermo del giugno 1993-spiega il collaboratore di don Benzi -si è esaltata la scelta di impegnarsi a ridurre il danno dell'uso delle droghe, istituendo unità mobili di strada allo scopo di distribuire preservativi, siringhe, cibo e vari 'conforts'. Agendo così si produce un 'danno' irreparabile ai consumatori di droghe. Essi vengono facilitati a continuare la loro autodistruzione!

»La logica della 'riduzione del danno'-continua Nadalini-si fonda sull'accettazione della tossico dipendenza come fenomeno inevitabile. Cosi anzichè rimuoverne le cause, si punta a ridurne gli effetti, contenendo il danno sociale prodotto. L'esempio forse più drammatico di questa logica è rappresentato dai volantini che si stanno distribuendo davanti a molte scuole italiane. Stampati che insegnano agli studenti come 'farsi' in maniera corretta e, come proposta alternativa al 'buco', suggeriscono che 'esistono anche altri modi di farsi, ad esempio fumare oppure sniffare'. Gli effetti sono devastanti, soprattutto nei confronti degli adolescenti. Si tratta, in realta, di un'incentivazione a drogarsi .

 
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