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Conferenza droga
Radio Radicale Roberto - 11 luglio 1994
MA A CHI GIOVA IL PROIBIZIONISMO?
L'umanità ricorre da sempre alle droghe. Liberalizzarle potrebbe servire a trovare un equilibrio nell'uso che se ne fa.

di Piero Ottone - Il Venerdì di Repubblica, 8 luglio 1994

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Un Land tedesco, quello del Reno del Nord e della Westfalia, consente un uso moderato di droghe pesanti, come l'eroina, dopo che la Corte costituzionale tedesca ha stabilito che l'uso moderato di droghe leggere non è reato. Un giornale scrive, allarmato: "Crollano tutte le dighe". Se si consente l'uso di stupefacenti, sembra inevitabile che in un avvenire non molto lontano se ne consenta anche lo smercio. E' un male?

In questa pagina parliamo di vizi: il vizio della droga è uno dei più antichi nella storia dell'umanità. La tendenza a drogarsi è sempre esistita: se ne possono trarre sconsolate considerazioni sulla sopportabilità della condizione umana. Grande de ve essere l'infelicità degli uomini se hanno sempre sentito il bisogno di lenirla con gli stupefacenti, ma le osservazioni del genere non cambiano la realtà.

Quel che cambia, secondo i luoghi e secondo le epoche storiche, è la preferenza per questa o quella droga. Certe popolazioni ricorrono all'alcol, altre all'oppio, altre alla cocaina. Si dice anche che ogni popolo, lasciato libero, trova con la "sua" droga un modus vivendi, e che stabilisce spontaneamente un punto di equilibrio nell'uso che se ne fa. Un punto di equilibrio che non elimina, purtroppo, un certo numero di vittime: ma che evita la distorsioni sociali.

Gli antiproibizionisti sostengono che la proibizione ha varie conseguenze negative. Essa rende difficile il reperimento del punto di equilibrio naturale, impedisce il controllo su ciò che si vende e diffonde la criminalità. Il commercio clandestino, consentendo guadagni astronomici, rafforza la malavita e la mafia. Sull'altro versante, l'argomento più forte è che la liberalizzazione rischia di diffondere l'uso della droga anche ra persone che attualmente ne sono immuni. La pericolosità della droga è meno evidente se lo Stato ne consente l'uso.

Il dibattito può andare avanti all'infinito: nessun argomento è così forte da chiuderlo. Ma un fatto mi sembra innegabile: la proibizione non riuscirà mai a estirpare il malanno. Il parallelo con l'esperienza degli Stati Uniti per l'alcol è calzante. Gli americani hanno continuato a bere anche negli anni del proibizionismo; con la differenza che bevevano pessimi intrugli, perché non c'era alcun controllo sugli alcolici che si mettevano in vendita.

Torniamo alla premessa. In ogni epoca, l'uso di stupefacenti è stato adottato da sezioni più o meno vaste della società: perché in ogni epoca ci sono persone infelici, incapaci di affrontare la vita senza l'aiuto di determinate sostanze. Questo dato di fatto non può essere alterato dalle leggi. Si tratta quindi di soppesare i vantaggi della proibizione (esempio: un uso più circoscritto?) con gli svantaggi (esempio: aumento della criminalità?). E trarne le conseguenze.

 
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