LE AUDIZIONI PUBBLICHE DELLA COMMISSIONE HENRION SCUOTONO LE CERTEZZE SULLA TOSSICODIPENDENZAdi Laurence Folléa
SOMMARIO: La commissione di riflessione sui problemi delle droghe e della tossicomania, presieduta dal professor Roger Henrion, ha concluso, mercoledí 13 luglio, una prima seria d'audizioni pubbliche. Un consenso sembra svilupparsi in seno alla commissione intorno alla politica detta di riduzione dei rischi e all'idea secondo la quale il carcere non è una soluzione.
(Le Monde, 15-7-94)
Succede qualche cosa in seno alla commissione Henrion. Qualche cosa che somiglia a uno slittamento surrettizio delle mentalità. Dopo quattro mesi di lavoro a porte chiuse e sei giorni d'audizioni pubbliche, il presidente dell'istanza incaricata di esaminare la legislazione del 1970 sugli stupefacenti, il professor Roger Henrion (ospedale Cochin, Parigi), non parla piú di droghe che al plurale e si corregge quando gli sfugge il singolare.
Mercoledí 13 luglio, l'ultimo giorno della serie d'audizioni pubbliche estive, la moglie del professor Henrion, che segue attentamente tutti i dibattiti, non nascondeva il suo parere: "Prima dei lavori, avevo idee ma non conoscenze. Ora, ho conoscenze, ma non ho piú idee! Il susseguirsi di esperti, magistrati, agenti di polizia, guardie, medici, operatori sociali, responsabili di associazioni, ha precipitato gli spiriti nelle contraddizioni."
Michel Bouchet, direttore del reparto stupefacenti della polizia giudiziaria, che interrogava un medico sulla distribuzione di metadone nell'apposito servizio cittadino; padre Christian Delorme, curato nella regione di Lione, che s'inquietava per le conseguenze della legalizzazione della cannabis sulla qualità della vita degli abitanti di certi quartieri; o ancora Pierre Cardo, deputato (RPR) e sindaco di Chanteloup-les-Vignes, che affermava che piú sono i divieti piú la legge viene violata: questa audizione pubblica fu a volte sconcertante.
Nella nebbia generale emergono comunque linee di forza. La grande maggioranza dei membri della commissione sembra ormai ammettere la pertinenza della politica detta di riduzione dei rischi (distribuzione di farmaci sostitutivi e accesso alle siringhe sterili) per lottare da una parte contro la diffusione dei virus dell'Aids e delle epatiti B e C fra gli eroinomani per via endovenosa e, d'altra parte, contro l'emarginazione e la delinquenza associate a questo consumo. Le modalità di prescrizione del metadone e della buprenorfina (Temgesic) restano oggetto di discussione.
"Il ritardo francese"
Il quadro legale, impreciso, della politica sanitaria timidamente intrapresa nell'Esagono, resta la fonte di qui pro quo tanto in seno al corpo medico quanto con le autorità di polizia. La testimonianza dei "Médecins du monde" Bernard Granjon e Jean-Pierre Lhomme ha di nuovo attirato l'attenzione sull'atteggiamento dei poliziotti parigini nei confronti del camion scambia-siringhe dell'associazione. Una presunzione d'uso colpisce in effetti chiunque detenga una siringa e autorizza la sua "interpellation". A questo proposito, l'esposizione di Jean-René Dard, presidente della prima Associazione francese di mutuo sostegno dei consumatori di droghe (ASUD), e in trattamento metadonico -a suo dire con successo- da due anni, fu eloquente.
La testimonianza della rappresentante di Act-Up Paris dinanzi alla commissione permette di ricordare qualche evidenza: Il ritardo francese -l'obiettivo governativo è di avviare 1000 trattamenti metadonici di qui alla fine dell'anno contro, per esempio i 17000 del Regno Unito o i 15000 dell'Italia-, e l'urgenza -si stima che in Francia il 30% dei tossicomani sia contagiato dal virus dell'aids e il 70% da quello dell'epatite C.
Sembra svilupparsi un secondo consenso, secondo il quale il carcere non è una soluzione alla tossicodipendenza. Se le disposizioni della legge del 31 dicembre 1970 prevedono differenti misure alternative alla detenzione o alle azioni giudiziarie, come l'ingiunzione terapeutica, esse si rivelano se non inefficaci, almeno mal applicate. La misura provoca del resto la vendetta dei consumatori: Non si può curare la gente contro la sua volontà, ha sostenuto Jean-René Dard. L'eroina, s'abbandona quando se n'ha veramente voglia, è una questione di volontà interiore, profonda. Tutte le minacce e la repressione possibili non avranno alcun effetto. La parola ipocrisia è tornata spesso nei discorsi, in particolare sulla questione della cannabis. I membri della commissione devono infatti pronunciarsi sull'opportunità della distinzione droghe leggere - droghe pesanti. Due sociologi, Adil Jazouli et François Dubet, hanno spiegato ai membri della commissione che i giovani distinguono da sé. Quando Charles Pasqua ha annunci
ato un grande dibattito al Parlamento, ha raccontato Jazouli, i giovani delle città hanno reagito dicendo: Chic! Pasqua ci darà una licenza (un certificato).
Dei "cannabistrots"
L'uso della cannabis e dei suoi derivati (marijuana, hascisc, olio), non pone problemi sanitari, ha sottolineato da parte sua Jean-Pierre Galland, presidente del Collettivo d'informazione e di ricerca sulla cannabis (CIRC) e ardente militante della legalizzazione. Il suo movimento propone di commercializzare la cannabis in un circuito senza scopo di lucro, di organizzarlo in "cannabistrots" gestiti dagli stessi che ne fanno attualmente un piccolo commercio. I minori di sedici anni non vi avrebbero accesso, nessuna pubblicità sarebbe tollerata, e il rifornimento si farebbe in base ad accordi commerciali con i Paesi Bassi, che sono in sovrapproduzione, o con il Marocco.
Resta il fatto, ha ricordato François Dubet, che la trasgressione di ciò che è vietato è costitutiva dell'adolescenza. Piuttosto che farsi prendere dal panico quando uno studente è sorpreso mentre fuma uno spinello a scuola, ha assicurato il sociologo, occorrerebbe trovare una punizione paternalistica, del tipo utilizzato quando si sorprende uno studente in stato di d'ebbrezza, (... ) senza che sia la polizia ad occuparsene! Si tratta secondo lui di mantenere un'interdizione simbolica, e di ricreare delle aree di devianza tollerata, a imitazione di ciò che succede negli istituti di ricovero, o nell'esercito.
Rispondendo implicitamente alle inquietudini dei membri della commissione quanto alla sorte delle loro future proposte, Paul Quilès, già ministro, deputato del Tarn (PS) e fondatore dell'associazione Droghe e realtà, ascoltato sabato 9 luglio, ha auspicato un grande dibattito nazionale su questi temi. Quilès ha stimato, dinanzi a una commissione piuttosto sbalordita, che, prima di prendere delle decisioni, i poteri pubblici dovessero tastare il polso alla società francese.
Occorre che tutto ciò decanti, ha stimato il professor Henrion. La commissione riprenderà i suoi lavori il 14 settembre.
(Le audizioni dell'8 e 9 luglio saranno ritrasmesse su France 3 il 24, 25, e 26 agosto dalle 14.00 alle 15.00, il 29, 30 et 31 agosto, dalle 13.00 alle 14.00, e il 1 e 2 settembre dalle 13.00 alle 14.00.)