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Conferenza droga
Colombo Emilio - 15 settembre 1995
Leonka, violenze "segrete"
di Fabrizio Gatti

(Corsera, venerdí 25 agosto 1993)

Allarme: aggressioni, minacce, droga e nessuno interviene

Milano, da maggio nel centro è successo di tutto. Lo confermano i rapporti delle forze dell'ordine. Agenti finiti in ospedale, auto distrutte. Il terrore fra gli abitanti "abbandonati". La protezione a una banda di spacciatori.

MILANO - Undici poliziotti e due carabinieri attaccati in poche settimane. Otto i contusi e i feriti, tra cui un agente finito in ospedale con un trauma cranico. Un'auto militare distrutta a calci e sprangate. Mentre il commercio di droga a chili è ormai uscito dalle mura del centro sociale: grazie a un patto di collaborazione con una banda di spacciatori africani, gli affari si sono estesi a zone lasciate scoperte dai boss mafiosi finiti in carcere. E' il curriculum del Leoncavallo da maggio a oggi. Quasi ogni giorno sull'attività fuorilegge che circonda il simbolo dell'estrema sinistra milanese si aggiungono un rapporto, una segnalazione, una denuncia. Ma tutto resta segreto e non succede nulla. Nessuno si assume la responsabilità di prendere decisioni. Le notizie che potrebbero compromettere il muro del silenzio vengono coperte o ridimensionate. Come quelle sulle aggressioni alle forze dell'ordine. Anche il sindaco, Marco Formentini, che aveva costruito la sua campagna elettorale contro i leoncavallini,

non se ne interessa piú. Cosí si allarga la fetta di Milano in ostaggio. Si estende il perimetro dell'extraterritorialità. E aumenta il numero degli abitanti abbandonati a se stessi. Tra violenze, minacce, danneggiamenti e strade dove pochi osano addentrarsi.

Il centro sociale Leoncavallo da un anno è in via Watteau, nel quartiere di Greco, verso la periferia nord. Sembrava che il periodo delle prepotenze imposte alla città fosse finito lí. Invece no.

Da qualche tempo l'ala pensante del Leoncavallo ha deciso di pubblicizzare il proprio impegno per la "liberalizzazione" delle droghe leggere. Con dibattiti e concerti. Giorni in cui nel centro è possibile vendere, comprare e consumare hascisc senza il rischio di essere denunciati. Polizia e carabinieri, per evitare la guerriglia, devono obbedire agli ordini e tenersi a distanza. Rassegnandosi, come è successo a luglio, ad ascoltare da una piazzetta lontana la musica che per tutta la notte tiene sveglio il quartiere. Forse però i leoncavallini si sono fatti prendere la mano. Dalla scorsa primavera stanno dando protezione a una banda di spacciatori. E la droga non viene piú venduta e consumata soltanto all'interno del centro come provocazione politica. Il traffico di hascisc ha raggiunto I contorni di un vero e proprio affare economico.

Ogni pomeriggio gli spacciatori, quasi tutti nordafricani, partono da via Watteau e vanno nei giardini intorno alla stazione Centrale e in altri parchi della città. Si muovono prevalentemente in autobus. E ricambiano la protezione dando l'allarme al centro sociale non appena vedono avvicinarsi una divisa. La quantità di droga che circola fa pensare a un traffico internazionale ben consolidato.

I primi a fare le spese del nuovo patto tra Leoncavallo e spacciatori sono quattro poliziotti, tra cui una ragazza. I rapporti sul loro pestaggio sono conservati in questura e in Procura. Il dieci maggio, un mercoledí, le Ferrovie dello Stato segnalano alla polizia la presenza di intrusi nei depositi ricavati sotto le arcate della linea sopraelevata. Gli agenti, in divisa, si muovono verso le sei del pomeriggio, aprono una porta e si trovano in mezzo a una ventina di nordafricani. Senza saperlo sono entrati nel recinto del centro sociale. I poliziotti non fanno in tempo a spiegare la loro visita. Vengono circondati e picchiati. Uno di loro è colpito alla testa, forse con una spranga. I medici dell'ospedale di Niguarda gli riscontrano poi un trauma cranico. I nordafricani urlano e il nucleo di leoncavallini, che a turno sorvegliano giorno e notte la loro roccaforte, accorre. La polizia deve fare dietro-front. Con il risultato di quattro agenti feriti, di cui uno con due settimane di prognosi.

Il tre luglio, un lunedí, due poliziotti in borghese alle tre del pomeriggio stanno attraversando il quartiere di Greco sull'autobus. Sono a Milano da pochi giorni e non sanno di trovarsi in una zona pericolosa per loro. Giordano Teclinchiel, 19 anni, giovane spacciatore di origini etiopi, li avvicina con una proposta: "Volete del fumo?". Gli agenti prendono al volo l'occasione di fare un arresto e lo seguono, chiedendo una quantità di droga all'ingrosso. I tre scendono alla fermata piú vicina al Leoncavallo. E lo spacciatore dà le istruzioni: "Tu aspetta qui e tu vieni con me". Insieme vanno in via Watteau. Giordano Teclinchiel entra nel centro sociale ed esce con quattro sacchetti pieni di hascisc. "Per questo dovete darmi 400 mila lire - dice -, torniamo dal tuo amico". Alla fermata dell'autobus i due agenti si qualificano. Ma lo spacciatore si mette a gridare, tenta di scappare. Intervengono altri due poliziotti di passaggio e, dopo una telefonata al 113, una volante. Appena in tempo. Il tam tam delle

vedette risale fino ai leoncavallini e trenta di loro, con cani, sassi e bastoni, stanno correndo verso i poliziotti. Il loro spacciatore finisce in carcere e i due agenti contusi in ospedale.

Qualcuno intanto telefona al 112. Una chiamata anonima, forse una trappola: "Correte, stanno picchiando un ragazzo". La pattuglia dei carabinieri arriva in sirena. E finisce in mezzo ai trenta teppisti. L'auto viene circondata e praticamente distrutta. Restano intatti soltanto il motore e le ruote che permettono ai due militari di scappare, cavandosela con qualche ferita. I leoncavallini, ancora una volta, esultano. Carabinieri e polizia, ancora una volta, compilano il loro rapporto.

 
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