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Conferenza droga
Sorba Gabriele - 17 maggio 1996
I MURAZZI DI TORINO; REPRESSIONE O NORMALIZZAZIONE?

(segnalazione a cura di Giulio Manfredi)

Segnalo questo scritto perché contiene riflessioni e proposte utilizzabili non so|o a Toryno.

Letterq Aperta al Sindaco, ai Consiglieri Comunali, ed al Prefetto0di Torino.

Egregi signori,

Posso, da (lato sensu) amministratore della Città, ammettere pubblicamente che di "questo" dibattito sui Murazzi ne ho piene le tasche? Posso rivelare la mia insofferenza verso tutte le retoriche che chiunque è ormai legittimato a "spacciare" parlando dei Murazzi? Posso dire che ogni riflessione sui Murazzi dovrebbe partire da una valutazione realistica degli effetti di questo "elastico impazzito" fra repressione e tolleranza, che è il segno caratteristico delle politiche dell'ordine pubblico condotte a Torino sui casi San Salvario, Porta Palazzo, e Murazzi? Posso ricordare scandalosamente, ed a futura memoria, che la repressione, limitandosi a spezzare ed a rimescolare i mercati delle droghe illegali, è fra i fattori determinanti (come la letteratura internazionale insegna) dell'incremento delle overdosi (più che raddoppiate a Torino nel '95), ma, a Torino come a Detroit, non è in grado di limitare la circolazione delle sostanze (tanto è vero che a Torino mai come nel '95 l'eroina è costata così poco)?

Il Sindaco e la maggioranza hanno ragione, e fanno bene a ricordare che a questa, e non certo alle precedenti Amministrazioni, va ascritto il merito di avere tentato di fare qualcosa; 4 anni fa i Murazzi erano una via; oggi sono, con tutte le contraddizioni del caso, un "progetto"; permanente forse; ma un progetto. Ho però l'impressione, sempre più fondata, che la questione Murazzi sia un po' diversa (e che proprio l'idea che si possa risolverla sia la più inquietante e pericolosa). Sono al contrario convinto che l'unica cosa che valga la pena di fare sia di puntare in maniera intelligente su processi di normalizzazione, che consentano di raccogliere nell'area dei Murazzi una serie di problemi, di bisogni, di abitudini, di consumi, e stili di vita (neppure troppo marginali, a dire il vero..) e di controllarli, limitandosi ad impedire che la devianza o l'illegalità divenga violenza, insicurezza sociale, o emergenza criminale. I Murazzi vanno insomma stabilizzati, disinnescati più che bonificati; va ricostrui

to e consolidato un assetto capace di restituire un equilibrio ovviamente "compromesso" con le piccole economie abusive, illegali e criminali, ma in qualche modo depotenziato degli aspetti più pericolosi. E' difficile; non è impossibile, come la via percorsa sino ad oggi. Ovunque, in Europa, si sta comprendendo che aree di relativa e controllata "extraterritorialità" ( dai centri "la Strada" di Francoforte, ai coffee-shop di Amsterdam) contribuiscono a ripristinare più equilibri di quanti non ne compromettano, ed ad orientare i consumi di droghe, e più in generale gli stili di vita, verso forme meno aggressive e meno socialmente dirompenti. Penso che solo in questo modo i Murazzi potrebbero essere una risorsa per la Città. Questa "dottrina" non è neppure così rivoluzionaria, se è quella che ormai ovunque, anche in Italia, viene fatta ragionevolmente valere rispetto ai centri sociali occupati, e se è la stessa che, in grandi manifestazioni pubbliche, come i concerti rock, consiglia ragionevolmente alle forze

dell'ordine di non perquisire i giovani alla ricerca di "roba" (di solito presente a chili), ma di preoccuparsi che non succeda a nessuno nulla di spiacevole.

Per altro verso sono convinto che solo questa ragionevole normalizzazione possa consentire investimenti culturali, commerciali, e "di immagine" da parte della Città e dei privati. Giustamente alcuni sottolineano l'importanza dei Murazzi, come luogo simbolo della trasgressione "culturale", nella musica, nelle arti visive, e nelle forme di incontro; mi piacerebbe che si avesse il coraggio di riconoscere, registrare e governare, senza tabù, e senza compiacenze, i Murazzi come luogo simbolo della trasgressione "individuale" e del consumo di droghe. In caso contrario, visto che in Italia il tartufismo è una prerogativa nazionale, si giungerebbe all'assurdo di finanziare una mostra sulle "canne" in locali sorvegliati da cani antidroga, meritando insieme, e ad uguale ragione, accuse di lassismo e di paranoia repressiva.

Non sono cosi' ipocrita da pensare o sostenere che i Murazzi diverrebbero cosi' un eden, od un giardino d'infanzia; non lo diventerebbero comunque, neppure se vi collocassimo una caserma dei Carabinieri; diventerebbero una caserma; nuovi Murazzi rifiorirebbero, a poche centinaia di metri, ed i costi sociali sarebbero inevitabilmente più alti.

Non sottovaluto le remore che una simile proposta o ipotesi di lavoro può suscitare; obbligherebbe dopotutto il Comune e le Forze dell'Ordine a muoversi sul filo della legalità (ma forse obbligherebbe ad una fantasia ed ad un realismo diversi e suggerirebbe una modifica, già di per sé urgentissima, della normativa in tema di droghe); anche solo come ipotesi di scuola meriterebbe una riflessione, ad esempio nella sede del Comitato Provinciale per la Sicurezza e l'Ordine Pubblico.

Torino, 10 maggio 1996

CARMELO PALMA

Presidente Sottocommissione Tossicodipendenze

Comune di Torino

 
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