La Cassazione sul caso di un'anziana aspirante suicidaLa Repubblica, 30 maggio 1997
---------------------------------------------------------------------------
ROMA - Se un anziano desidera lasciarsi morire abusando di alcol e sigarette, assecondarlo significa maltrattarlo. Assecondare infatti la sua volonta' suicida significa andare contro l'obbligo di assistenza, che comporta la negazione delle sostanze dannose, anche se richieste, e impone di fornire tutta le cure delle quali il familiare ha bisogno. Lo sostiene la II sezione penale della Cassazione, che ha ribaltato una sentenza della Corte di appello di Perugia, con la quale erano stati assolti i parenti di un'anziana donna dall'accusa di circonvenzione di incapaci e maltrattamenti in famiglia.
I parenti, che si erano impegnati ad assicurare l'assistenza alla donna, erano stati accusati, in sostanza, di aver abusato del suo stato di infermita', consistente in una depressione psichica e nel consumo smodato di alcol e tabacco, per indurla a nominarli propri eredi universali, come lei aveva poi fatto, fornendole alcol e sigarette. Secondo la Corte di appello, pero' non sussisteva il reato di circonvenzione di incapaci, ne' quello di maltrattamenti in famiglia, perche' era una "libera scelta" della donna bere fino ad alcolizzarsi. La Cassazione invece ha dato torto alla Corte di appello. "L'obbligo di assistenza nei confronti della donna - spiega la Corte - comportava ovviamente la negazione alla benefattrice di dannose quantita' di vino e sigarette, anche se da lei richieste, per cui l'avere invece i beneficiari deliberatamente assecondato la volonta' "suicida" della donna, rifornendola continuamente di tali sostanze, non giustifica la loro condotta. Pertanto sussiste il reato di maltrattamenti in fam
iglia".
Anche sulla circonvenzione di incapaci la Cassazione da' torto alla Corte di appello. Quest'ultima "pur avendo dato atto del quadro depressivo dell'anziana signora, che la induceva a trovare rifugio nell'alcol, e l'aveva portata a non aprire piu' le finestre dominata dalla volonta' di lasciarsi morire", aveva ritenuto che tale stato non comportasse disturbi della sfera cognitiva. Per la Cassazione invece la dipendenza dall'alcol e dal tabacco "costituiva stabile condizione di menomazione psichica in un soggetto gia' privo di autonomia operativa" e dunque la donna si trovava in uno stato di "sudditanza psicologica assoluta e permanente" nei confronti dei parenti. Sudditanza che e' sufficiente per la configurazione del reato.