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Conferenza Emma Bonino
Commissione Europea Letizia - 22 settembre 1995
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DE VOLKSKRANT

Il Commissario europeo Bonino loda il sistema olandese

"La pesca deve anticipare il futuro"

Il Commissario europeo Emma Bonino pensa che il settore della pesca debba smetterla di opporsi ai cambiamenti. In Olanda, il Commissario europeo ha potuto vedere come i pescatori attuino un controllo reciproco, un sistema che la Bonino ritiene possa stimolare la commercializzazione internazionale dei contingenti di pesca.

Dal nostro corrispondente

Gerard Reijn

DEN OEVER

"Il settore della pesca si è sempre opposto strenuamente ai cambiamenti. Ora però sono necessari". Al Commissario europeo Emma Bonino, responsabile per la pesca, piace parlar chiaro. "La pesca ha un futuro, anche se non certamente roseo. Possibilità di crescita non ce ne sono, e i pescatori dovranno per forza adeguarsi in fretta ai cambiamenti, se non addirittura anticiparli".

C'è ancora molto da fare prima di ammorbidire le rigide posizioni dei pescatori europei, ma la Bonino elogia il settore ittico olandese, definendolo un esempio per il resto dell'Europa. "Occorrerà tuttavia ancora aspettare a lungo prima che gli altri paesi possano familiarizzarsi con il sistema applicato in Olanda".

La Bonino era ieri in visita dal ministro Van Aartsen dell'agricoltura, ambiente e pesca per farsi spiegare, tra le altre cose, i particolari relativi ai famigerati "gruppi Biesheuvel". Creati dopo la frode che aveva travolto il ministro Braks, questi gruppi inducono un sistema di vigilanza reciproca tra i pescatori.

La frode di un pescatore può ripercuotersi sull'intera comunità: il controllo sociale è quindi severo. Secondo gli esperti, da quando esistono questi gruppi le frodi nel settore ittico sono passate dal 30% delle catture totali a solo qualche punto percentuale.

"Lo trovo un sistema decisamente innovativo, un esempio per gli altri paesi, anche se non può certo essere introdotto dall'oggi al domani; non ho del resto alcuna intenzione di imporlo. L'attività di controllo è prerogativa degli Stati membri, non della UE; lo trovo comunque un sistema valido."

Ai pescatori olandesi non parrebbe comunque strano se altri paesi adottassero un sistema analogo di controllo; la Bonino non esclude che, a lungo termine, si possano commercializzare i contingenti di pesca a livello internazionale. Attualmente, un pescatore non può vendere la sua quota all'estero. La Bonino ritiene che, se tutti i paesi adottassero lo stesso tipo di controllo che vige nei Paesi Bassi, ciò sarebbe possibile. Il controllo, peraltro, non è solo una questione di organizzazione. Anche gli aspetti tecnici hanno la loro importanza. Si stanno ora sperimentando dei sistemi per controllare via satellite i pescherecci.

Il settore della pesca è tradizionalmente a prevalenza maschile, ma la Bonino sembra trovarsi perfettamente a suo agio. Non teme le battute pesanti, accoglie i giornalisti con una pacca sulle spalle e, per rafforzare le sue argomentazioni, non esita a stringere le mani dell'interlocutore guardandolo negli occhi.

Un esempio è il contenzioso con il Marocco. La settimana scorsa si sono arenate le trattative tra l'Unione europea (quindi la Bonino) e il Marocco per un nuovo accordo sulla pesca. Il Marocco intende concedere delle possibilità di pesca nelle sue acque, a patto che l'Unione riduca le sue catture del 65% e paghi 102 Mio di ECU. Una proposta inaccettabile per la Bonino, che ha subito minacciato il Marocco di rimettere in discussione l'intero accordo di associazione con la UE. Un ricatto?

"Ricatto? No davvero. Lo definirei un approccio di tipo affaristico: se ci chiedono un prezzo molto alto, non siamo costretti a pagare."

Se non si concluderà un accordo con il Marocco, saranno i pescatori spagnoli a pagare le maggiori conseguenze. "Questo è vero. Ma anche se si conclude un accordo con il Marocco, regioni come l'Andalusia, estremamente dipendenti dalla pesca, dovranno comunque diversificare la loro economia, e la flotta peschereccia spagnola andrà ridotta in ogni caso, perché troppo numerosa."

La disputa che la UE sta avendo con il Marocco non è un caso isolato. "Come il Marocco, anche molti paesi africani e dell'America latina stanno scoprendo il valore delle proprie zone di pesca e le possibilità di sviluppare il settore. Con molti di questi paesi abbiamo stretto accordi sullo sfruttamento delle acque costiere. Sono quindi controversie che ricorreranno spesso in futuro."

"Il problema è che le prospettive nel settore non sono buone. Ci sono troppi pescatori, troppi pescherecci e le risorse ittiche sono quasi esaurite. Ai miei pescatori dico sempre più spesso: duemila anni fa c'era un uomo in grado di moltiplicare pani e pesci. Io non sono capace: perciò, o trovate uno come lui, oppure dobbiamo ristrutturare completamente l'economia di determinate regioni. Basta guardare ad altri Stati membri, dove è in atto una riforma del settore ittico. Prendiamo la Svezia, che nel 1975 aveva una grossa flotta peschereccia: ora la ha drasticamente diminuita, come è avvenuto in Germania o nei Paesi Bassi. La Spagna, in tal senso, è in ritardo.

"Con l'estensione a 200 miglia delle zone di pesca per gli stati rivieraschi e la diminuzione delle risorse ittiche, la situazione non è più la stessa. Non tutti gli Stati membri, purtroppo, rivolgono sufficiente attenzione al problema. vero che, da quando ha aderito all'Unione nel 1986, la Spagna ha ridotto la propria flotta del 50% circa, uno sforzo non indifferente considerata l'enormità della flotta. Ma non basta.

"Credo vi siano ancora prospettive per il settore della pesca, anche se non rosee, e che sia necessaria una profonda ristrutturazione. Ora ci si preoccupa di una parte del settore, quella delle catture, ma occorre spostare l'attenzione alla gestione delle risorse e alla ricerca, ad esempio per mettere a punto reti che impediscano la cattura del novellame. Dal punto di vista elettorale non sarà conveniente, ma io non rappresento l'Andalusia o la Galizia."

I negoziati con il Marocco sono bloccati. Che ripercussioni potrà avere per la conferenza sul Mediterraneo che si terrà a fine novembre a Barcellona, intesa a rafforzare i legami tra la UE e dodici paesi del Mediterraneo?

"Rimango ottimista. Dobbiamo trovare un accordo con il Marocco: basta guardare la carta geografica per rendersi conto dell'importanza di mantenere buoni rapporti. La Tunisia ha già sottoscritto un accordo di associazione con l'Unione. I rapporti con il Marocco sono difficili già da diverso tempo. All'inizio di questa settimana ho pensato: dobbiamo smetterla con questa storia. Abbiamo avuto un approccio ragionevole, mentre il Marocco non si è dimostrato cooperativo. Dopo cinque mesi di negoziati non si è arrivato a nessun documento. Ho vissuto a lungo nell'Italia meridionale, e conosco la mentalità commerciale dei marocchini, un vero e proprio modo di vita. Qui però è diverso: alla Commissione, che si riunirà la settimana prossima, non posso riferire solo da un punto di vista politico, senza fornire elementi tecnici nero su bianco. Ripeto che, per fortuna, siamo costretti a ricercare una soluzione pacifica e cooperativa con il Marocco."

Nel semestre scorso i giornali hanno parlato di lei come Commissario responsabile della pesca e degli aiuti umanitari. Pensa che il suo terzo portafoglio, quello della politica dei consumatori, la releghi a un ruolo di Cenerentola?

"Il portafoglio stesso era modesto, con un bilancio di 20 Mio di ECU per quindici paesi, rispetto agli 800 Mio per la pesca e ai 764 Mio per gli aiuti umanitari. Recentemente ho istituito una direzione generale separata per la politica dei consumatori, la DG XXIV, per sottolinearne l'importanza. Nel corso di questo mese presenterò alla Commissione un nuovo piano triennale, con due priorità. La prima è di spostare l'attenzione dai prodotti ai servizi: ritengo che la protezione del consumatore sia già adeguata, e che la forte concorrenza dia a questi la possibilità di scegliere il prodotto migliore. Per quanto riguarda i servizi come l'acqua, la luce, il telefono o le banche, si tratta per lo più di monopoli. ridicolo che, per un trasferimento bancario da qui in Italia, debba aspettare tre settimane e pagare un sacco di soldi.

"In secondo luogo, dobbiamo concentrarci sull'informazione. Finora la politica era quella di affidare alle associazioni dei consumatori la parte dell'informazione. Ma anche la Commissione deve avere un contatto con il grande pubblico. La difesa dei diritti dei consumatori può creare una mentalità più favorevole all'Europa. Non bisogna continuare a considerare l'Unione europea come un organismo riservato alle grandi imprese e alle banche. Durante la preparazione del libro verde per l'Unione monetaria ho quindi lanciato una campagna informativa per il pubblico. Se da un momento all'altro ci troviamo ad avere una nuova moneta, mia madre, ad esempio, che ha 77 anni e non viaggia all'estero, non saprà più se le carote costano meno delle cipolle. Dobbiamo abituare le persone all'idea, ad esempio tramite corsi sulla moneta unica o giochi tipo Monopoli. I pescatori potrebbero altrimenti considerare la moneta unica come un nuovo parto di Bruxelles, utile solo a complicargli la vita."

 
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