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Conferenza Emma Bonino
Commissione Europea Letizia - 22 settembre 1995
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NCR HANDELSBLAD

"SE IL MAROCCO NON SI DIMOSTRA COOPERATIVO NELLA PESCA, NIENTE ACCORDO DI ASSOCIAZIONE CON L'UE"

Dal nostro corrispondente

BIRGIT DONKER

BRUXELLES, 2 SETTEMBRE.

Il 28 ottobre Emma Bonino era a New York, quando l'ex primo ministro italiano Silvio Berlusconi la chiama al telefono, dicendole "parti subito per il Lussemburgo". Esattamente un giorno prima che nel castello di Senningen a Lussemburgo venissero assegnati ai venti commissari europei i vari incarichi, la Bonino era stata designata dal governo italiano come commissario europeo.

Pur da ultima arrivata, la Bonino non ha tardato a imporsi. Il portafoglio riservatole dal presidente della Commissione Jacques Santer era quello della politica dei consumatori. Per la Bonino, una cosa inaccettabile. "Ho spiegato ai miei colleghi che non si trattava di una questione personale", dice "e che, per quanto importante fosse la politica dei consumatori, il portafoglio era troppo modesto considerando che rappresentavo il terzo contribuente netto dell'Unione". Alla Bonino venne quindi aggiunta la competenza per gli aiuti umanitari, precedentemente assegnata al Commissario spagnolo Manuel Marin.

A metà dicembre, dopo il "no" della Norvegia all'Unione europea, la Bonino ha ricevuto anche la politica della pesca. Un settore del tutto nuovo per lei, mentre aveva già un'adeguata esperienza negli aiuti umanitari e conosceva "abbastanza" la politica dei consumatori. La Bonino si è però già familiarizzata con il settore ittico, e parla dei "miei pescatori". I pescatori spagnoli la rispettano, perché parla la loro lingua e ha un modo diretto di agire. Ma sono meno entusiasti quando dice che "ci sono troppo pescatori".

Da quando ha iniziato la sua attività quest'anno come commissario europeo, la Bonino fa regolarmente notizia. A metà luglio, dopo la resa dell'enclave bosniaca di Srebrenica, è stata una delle prime a parlare di "genocidio". La settimana scorsa è finita di nuovo nei giornali, dopo aver interrotto bruscamente i negoziati con il Marocco sull'accordo di pesca, proponendo all'Unione europea di rivedere i rapporti con Rabat.

Emma Bonino (47 anni) è esattamente il contrario del commissario europeo-tipo. Non un funzionario grigio e inappuntabile, ma una donna esuberante che veste in jeans. Alle pareti del suo ufficio nel palazzo della Commissione a Bruxelles spiccano manifesti del Partito Radicale italiano, di cui è stata prima deputata per diversi anni e poi presidente: "Cerchiamo Don Chisciotte" recita uno di questi. E un altro: "Agitatori". Negli anni '70 la Bonino era attiva per la legalizzazione dell'aborto. stata anche arrestata durante un corteo per disobbedienza civile. All'inizio di quest'anno, alle udienze di valutazione dei candidati in sede di Parlamento europeo, è risultata uno dei migliori. Il parlamentare britannico James Provan la chiamava "Bonny the fighter".

Lunedì scorso si sono arenate le trattative per un nuovo accordo di pesca con il Marocco. Lei ha proposto all'Unione europea di rivedere "in generale" i rapporti con questo paese. In questo modo lei allaccia il discorso delle trattative sulla pesca ai negoziati relativi ad un accordo di associazione con il Marocco. Non si tratta di un ricatto?

"Dal punto di vista formale sono negoziati ben distinti. Ma mi sono sempre chiesta: perché non discutiamo l'accordo di associazione e quello sulla pesca contemporaneamente? Non si tratta di ricatto, ma di trattativa. Facciamo la stessa cosa con altri paesi, ad esempio il Canada all'inizio di quest'anno. In questo modo la Commissione e il Consiglio dei ministri, ma anche il Marocco, possono trarre un bilancio dai negoziati. Il ragionamento, ad esempio, può essere: faccio qualche concessione nella pesca, ma è politicamente vantaggiosa. più ragionevole condurre negoziati paralleli. Noi abbiamo bisogno di pescare nelle loro acque, e loro hanno bisogno del nostro mercato. Il Marocco sa che abbiamo più bisogno delle loro zone di pesca che dei loro pomodori o delle loro arance.

"Il Marocco, naturalmente, ha il diritto di pretendere che riduciamo del 65% la pesca dei calamari nelle loro acque. Ne hanno tutto il diritto perché si tratta delle loro acque territoriali. Ma allora non ci conviene più fare un accordo sulla pesca. Se il Marocco non vuole un accordo che sia per noi accettabile, tanto vale rinunciarvi e andare a comprare il pesce da un'altra parte. Se il Marocco non coopera, non ha senso fare un accordo".

Se non si raggiunge un accordo con il Marocco, decine di migliaia di pescatori, soprattutto spagnoli, saranno disoccupati. Come intende giustificarlo ai pescatori?

"Ho già messo i pescatori spagnoli di fronte alla probabilità di una perdita occupazionale. Ma l'Unione può farsi carico dei suoi 30 000 pescatori, sostenendone i costi sociali che sono disposta ad assumermi. Stiamo studiando quali siano gli strumenti finanziari più adeguati per assorbire l'impatto sociale di questa drammatica eventualità. La disponibilità finanziaria esiste, lo stesso tipo di risorse viene già destinato alla ristrutturazione dell'industria tessile in Portogallo e della siderurgia in Germania e in Italia.

 
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