Intervista al commissario europeo a poche ore dal vertice dei ministri degli Esteri che discutera' l'invio di soldati in AfricaLA BONINO: "NIENTE ALIBI, ANDIAMO IN ZAIRE"
La nostra rappresentante a Bruxelles preme per l'intervento: "Inaccettabili l'immobilismo dell'Onu e dell'Europa"
BRUXELLES - I ministri allo Sviluppo dell'Ue, convocati d'urgenza questa mattina a Bruxelles, rischiano di dare vita a una metafora della paralisi europea di fronte alla crisi nello Zaire. Decideranno di agire a condizione che i loro governi decidano di agire.
"Il nostro compito e' mettere in piedi in maniera dettagliata un piano di intervento", sostiene Emma Bonino, che nella sua veste di commissario europeo agli Aiuti umanitari aprira' il Consiglio dei ministri di stamane con un chiaro invito a mettere da parte indifferenza e indecisioni. Qualunque cosa si dica oggi di voler fare, per metterla in pratica ci vorranno condizioni ben precise. "Il piano per far arrivare l'aiuto umanitario nei campi profughi hutu ammassati nell'Est dello Zaire - avverte il commissario italiano - sara' applicabile solo se si arriva a un cessate il fuoco in tempi molto brevi, altrimenti sara' necessario un intervento militare".
D. A chi tocca allora il compito di prendere l'iniziativa e coordinare l'invio di un contingente in grado di aprire e difendere corridoi umanitari?
"Sono fuori di me per la mancata reazione della sola istituzione al mondo che ha la possibilita' e il potere di agire: il Consiglio di sicurezza dell'Onu. La richiesta degli Stati della regione, fatta l'altro ieri alla conferenza di Nairobi, e' esplicita: chiedono alle Nazioni Unite di stabilire una forza neutrale sul terreno per consentire l'aiuto umanitario. E anche lo Zaire, non rappresentato a quella conferenza, sembra disponibile. Non possiamo piu' trovare un altro alibi per non agire, come se non ce ne fossero gia' abbastanza".
D. Allora hanno ragione francesi e spagnoli che insistono per intervenire in tempi estremamente brevi? In questo caso e' l'Ue che dovrebbe mettere a punto un'azione congiunta e decisa tutti insieme a Bruxelles?
"L'Europa deve prendere atto che non ha i meccanismi e, dunque, probabilmente neanche la volonta' di avere una politica estera e di sicurezza comune. Un'azione dell'Ue di questo tipo si puo' decidere solo all'unanimita', e su questo l'unanimita' e' irraggiungibile fra i Quindici. In queste condizioni non si puo' impedire a nessuno di avere la propria politica estera nazionale".
D. Certo nessuno dei governi dell'Ue ha dimostrato di volersi impegnare a fondo quando la crisi e' esplosa con l'avanzata dei ribelli tutsi dello Zaire nella regione, al confine con il Ruanda, dove sono ammassati circa un milione di hutu fuggiti al regime di Kigali. Come hanno reagito i ministri degli Esteri all'ultima riunione, dieci giorni fa?
"Il punto fu trattato solo a tarda sera. Prima ancora che io annunciassi che avevamo perso contatto con mezzo milione di rifugiati e che un altro mezzo milione lo avremmo ben presto perso, come poi e' successo, le conclusioni erano gia'' pronte. Non c'e' stato quasi dibattito. E' bene sapere dunque che ci troviamo di fronte a una catastrofe umanitaria e, francamente, a uno scandalo internazionale".