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Partito Radicale Olivier - 5 agosto 1994
Burkina Faso

AFFAMARE LE NOSTRE POPOLAZIONI IN NOME DELLA DEMOCRAZIA E' INTOLLERABILE

Intervista con Blaise Compaoré, présidente della Repubblica del Burkina Faso, realizzata a Ouagadougou, a cura di Pascal Koffi Teya, in Africa Panorama, nr. 1, luglio-Agosto 1994

(...) Verso la necessaria unità africana

D. Nel suo libro-testamento, intitolato "E domani l'Africa", l'ex-segretario generale dell'OUA, Edem Kodjo, insiste sull'imperativo della regionalizzazione economica. Il Piano di Lagos, adottato dall'insieme dei paesi africani, indica la stessa direzione. Qual è il metodo da seguire per creare un "mercato comune africano" ?

R. Da un punto di vista generale, certo, le economie hanno bisogno di mercati di economie di scala, e rifiutano lo sprecco. Quando guardiamo ai nostri Stati, cosa constatiamo ? Che non soltanto ci sono dei paesi in Asia che producono il solo ago o il martello, ma per centinaia di milioni di persone, mentre noi siamo ridotti a produrre per mercati di due, trecentomila persone, per mezzo milione di abitanti al massimo. Lanciarsi nell'economia mondiale in queste condizioni significa non essere assolutamente competitivi. Questo significa che mentre noi produciamo una cosa, la Cote d'Ivoire produce la stessa cosa, il Ghana idem, ecc. La cosa più sensata è invece quella di cercare i consumatori, per creare dei mercati di centinaia di milioni di persone. Solo la CEDEAO (Comunità Economica degli Stati dell'Africa Occidentale, ndr) raggruppa 160 milioni di consumatori. Bisogna creare le condizioni perché ci si possa rivolgere liberamente a questi consumatori e quindi vedere quel che è possibile fare perché una cosa c

he viene prodotta qui, non sia prodotta anche altrove, in modo che la si possa vendere. Questo è possibile, se organizzato. Per esempio, noi, come paesi del Sahel, produciamo delle eccedenze di carne. Ora, pensate che per il solo anno 1992, l'Africa Occidentale ha importato quasi 100 milioni di tonnellate di carne dall'esterno della regione, mentre avremmo potuto offrire noi questa carne ai paesi costieri. Credo che questa sia una necessità. Se ci pensiamo bene, se riflettiamo, vediamo che è possibile, perché abbiamo gli uomini, le potenzialità, i porti. Di conseguenza, è necessaria una volontà politica, e insieme, degli studi che ci dicano chiaramente come concretizzare questo percorso, trattando la questione delle infrastrutture, dei trasporti, dell'industria, dello sviluppo umano. Crediamo che oggi l'idea sia matura, per esempio sulla questione della moneta che è il supporto degli scambi.

D. A questo proposito Lei si è sempre opposto alla svalutazione del franco CFA. Qual è il motivo di questa Sua opposizione ?

R: Opposto non è la parola giusta, perché tutte le monete, dal dollaro al franco francese, dal marco alla lira, conoscono quotidianamente delle flutuazioni. Sappiamo che l'economico non puo realizzarsi in piccoli sistemi. Quel che noi rifiutiamo, è l'avventurismo. Comprendiamo che quando c'è un cambiamento di parità, un deprezzamento di una moneta in rapporto ad un altra, in particolare in rapporto alla moneta di un paese con il quale si commercia, questo comporta uno stimolo all'esportazione. Ma è d'altra parte vero che, quando cambia la parità all'interno di un sistema di valutazione, questo comporta un aumento del volume del debito, quindi una penalizzazione delle imprese. Per paesi che sono importatori netti, come il Burkina e altri, e in particolare per quei paesi che importano molti prodotti alimentari ed energia, per paesi interclusi come il nostro, a centinaia di chilometri della costa, si pongono dei problemi che vanno risolti insieme, responsabilmente. Noi conosciamo oggi i limiti dell'aggiustament

o strutturale e i limiti dell'aggiustamento interno. Noi abbiamo diminuito e bloccato i salari, pressocché dappertutto, nel sub-continente; abbiamo risanato le finanze, le banche, il commercio. Che si tratti del caffè, o del cotone, nelle campagne non c'è praticamente più nulla da risanare. Il livello di vita dello Stato si è ridotto. Ma constatiamo che non abbiamo raggiunto dei risultati tali da renderci competitivi. Partendo da questa constatazione, noi pensiamo che la svalutazione, il cambiamento di parità, non sia una soluzione. Quindi, non vogliamo lanciarci nell'avventura. Noi vogliamo discutere le conseguenze di questa svalutazione e vedere come risolvere i problemi di comune accordo con i nostri partners, prima di dire che la svalutazione è necessaria. (...)

 
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