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TRENTAQUATTRO GRUPPI NAZIONALI PER UN SOLO PAESE

da Internazionale, 6 agosto 1994

di James Meek da The Guardian

Il mosaico di popoli e lingue tiene il Dagestan fuori dai conflitti etnici della regione del Caucaso

MAKHACHKALA. I contadini lada della regione nordcaucasica russa hanno appena scoperto il clacson musicale, nell'Ossezia del Nord hanno scoperto le corse di Camptown, in Cecenia il colonnello Bogey e nella sonnolenta capitale del Dagestan, sul mar Caspio, la Marsigliese.

Se saltasse fuori che nel Dagestan esiste una minoranza francese, gli abitanti della piccola repubblica autonoma russa si limiterebbero a dare un'alzata le spalle e aggiungerebbero un'altra nazionalità alla lista.

Nel Dagestan tutti fanno parte di una minoranza etnica. Non esistono i daghestani. Tra i suoi circa 2 milioni di abitanti si possono contare ben 34 gruppi nazionali, che per lo più parlano lingue incomprensibili gli uni agli altri.

Tuttavia, lungi dal dare origine a conflitti etnici, sembra che questa molteplicità di popoli abbia salvato il Dagestan dalle sanguinose guerre territoriali che imperversano negli Stati caucasici confinanti. Le molte tribù del Dagestan hanno parecchio di cui lamentarsi. Nessuno vuole più i loro siluri, e d'altra parte non si sa ancora se le industrie che costituiscono l'80 per cento dell'economia del paese faranno in tempo a chiudere o verranno prima inondate dal mar Caspio il cui livello sta salendo inesorabilmente. E intanto i ceceni rubano le loro pecore.

Ma almeno non si sparano gli uni con gli altri. E si spera che la nuova Costituzione che assegnerà a ciascuno dei 14 gruppi nazionali più numerosi un posto nell'organo di governo del paese impedirà che questo si verifichi anche in futuro.

In passato sono stati fatti dei tentativi di dividere il Dagestan. La minoranza più numerosa, quella degli avari (che rappresenta il 28 per cento della popolazione), avrebbe potuto tentare di avere il predominio. Dopotutto, hanno dominato su gran parte dell'Europa centrale prima di essere sconfitti da Carlo Magno. Ma gli stessi avari costituiscono un impero multietnico in miniatura che comprende altre 13 nazionalità, dagli andy, che contano ben 12mila unità, ai precari gunzib (ormai rimasti solo in 200).

Inoltre, qualsiasi mossa da parte degli avari per ottenere la separazione o dei diritti particolari verrebbe automaticamente bloccata dai dargin, i kumyk, i lezgin e da tutti i popoli di etnia russa, ciascuno dei quali rappresenta almeno un ottavo della popolazione.

"Se si osserva la situazione politica nel Caucaso, tra Ossezia e Repubblica degli ingusci, tra Georgia e Ossezia, tra Armenia e Azerbaigian, dappertutto esistono conflitti dove convivono due o tre popoli, e uno di loro per le sue maggiori dimensioni tenta di sottomettere gli altri", afferma Nariman Gadzhimuradov, direttore dell'"Izvestia" di Makhachkala.

Con il loro limitato bilancio, i governanti del Dagestan fanno di tutto per soddisfare le richieste delle minoranze. Ci sono 6 teatri nazionali e 14 giornali sovvenzionati dallo Stato che escono nelle varie lingue. Alcune di queste lingue, che non erano mai apparse in forma stampata, hanno fatto il loro debutto di recente.

Tramite referendum l'elettorato ha decisamente rifiutato due istituzioni che avrebbero potuto conferire troppo potere a una popolazione: la presidenza dello Stato e la proprietà privata della terra.

Magomedsalikh Gusayev, presidente del comitato che riunisce i rappresentanti delle varie nazionalità della repubblica, afferma che uno dei problemi più cruciali è stato quello di evitare di sollevare la questione di chi fosse arrivato per primo in un certo posto.

"Se cominciamo a chiederci a chi appartiene la pianura costiera, ai kumyk o ai nogay, quelli si mettono a parlare del kaghanato dei khazar del decimo secolo. C'è uno strato anche più antico di storia, che risale al quinto secolo avanti Cristo, quando esisteva ancora l'Albania caucasica ma si tratta della storia di qualcun altro".

In Dagestan una forza unificante è costituita da un moderato islamismo. I cappucci bianchi di coloro che sono stati in pellegrinaggio alla Mecca sono abbastanza comuni per le strade di Makhachkala. Con l'aiuto dei turchi si sta costruendo ai limiti della città una lussuosa moschea delle stesse dimensioni, e questo è molto significativo, dell'ex quartier generale del Partito comunista che si trova in centro.

L'altra chiave dell'unità è la Russia, da cui il Dagestan ancora dipende dal punto di vista economico. Il russo è l'indiscussa lingua franca del paese e, sebbene i cittadini della repubblica siano per lo più ostili al presidente Boris Eltsin, non hanno nessun desiderio di abbandonare la federazione.

Gli abitanti di etnia russa, tuttavia, stanno abbandonando il Dagestan. Negli ultimi cinque anni se ne sono allontanati circa 13mila, e per lo più si trattava di personale qualificato.

"Quando i russi ci rimproverano per l'alta percentuale di sovvenzioni nel nostro bilancio, significa che non capiscono questa repubblica. Non abbiamo deciso noi che l'80 per cento delle nostre industrie dovessero essere legate alla difesa, lo ha deciso il Cremlino", dichiara Gusayev.

"Erano gli ingegneri russi i responsabili della tecnologia elettronica nelle fabbriche. Adesso non produciamo più armi, ma passare a una produzione pacifica non è poi tanto facile".

 
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