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Conferenza Movimento club Pannella
Giannini Leonello - 4 luglio 1994
CSM E POLITICA di Wladimiro De Nunzio
(La Magistratura, organo dell'Assoc.Naz. Magistrati - Gen/Mar'94)

Molti erano convinti che la presunta mentalità proporzionalista dell'elettore, anche per alcune ambiguità della legge elettorale per il rinnovo delle Camere (con il residuo di seggi da assegnare col sistema proporzionale), avrebbe prodotto una rappresentanza parlamentare frammentata fra i tre poli. I risultati hanno dimostrato, invece, che l'elettore ha assorbito lo spirito maggioritario della legge elettorale, esprimendo quel bipolarismo su cui si fonda il sistema di governo dell'alternanza. Le forze che hanno vinto la competizione elettorale hanno una maggioranza assoluta alla Camera e una maggioranza di poco inferiore al Senato che non potrà non tradursi in governabilità, sotto diversi e complessi profili e nei diversi settori dello Stato.

A noi deve, innanzitutto, interessare l'esame delle implicazioni sulla giurisdizione, sull'organo di autogoverno, sulla magistratura associata.

Scriveva qualche giorno fa Sergio Romano su »La Stampa : »quanto più il potere diventa appannaggio della maggioranza, tanto più occorre definire con chiarezza i limiti del potere. Quanto più il potere è forte e indiscusso tanto più occorre che esso si ritiri dalle istituzioni e dalle zone della società che la partitocrazia aveva indebitamente occupato. La magistratura, la diplomazia, i corpi di polizia, le amministrazioni pubbliche non appartengono ai partiti; sono un patrimonio della Nazione intorno al quale occorre creare un cordone sanitario, un'area di imparzialità e di competenza su cui affiggere un vistoso divieto di accesso .

E Marco Panara su »la Repubblica , sulla stessa lunghezza d'onda, annotava: »si ha un regime quando chi vince occupa lo Stato oppure quando si crea un'abnorme concentrazione di poteri. Le garanzie di una democrazia sono la separazione e il bilanciamento dei poteri, meglio ancora se accompagnati dalla neutralità dello Stato inteso come pubblica amministrazione... la Costituzione prevede la neutralità della pubblica amministrazione ed alcune istituzioni di garanzia... e la loro neutralità è garanzia della democrazia".

»Tutte le istituzioni hanno inevitabilmente risentito - ribadisce Carlo Mezzanotte su "Magistratura, CSM e princìpi costituzionali",

Laterza, 1994 - dell'onnipervasività dei partiti di massa, anche quelle a vocazione prevalentemente "neutrale": Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale, Magistratura e CSM. Nel loro collocarsi e nel loro agire, tutte si sono dovute misurare col sistema dei partiti e con gli equilibri che in esso di volta in volta si determinavano .

Questi spunti di riflessione segnalano un problema fondamentale che si pone oggi più che mai dinanzi al nuovo assetto politico. Perché sia garantita la democrazia occorre che il potere maggioritario, proprio perché più forte, trovi dei contrappesi e dei limiti netti e consistenti, che sia consolidata la divisione dei poteri e che le istituzioni neutrali di garanzia rinforzino la propria autonomia.

Il CSM, la cui funzione è proprio quella di sottrarre all'Esecutivo il controllo del potere giudiziario, in questo contesto politico, per poter svolgere con efficacia il suo compito, deve, nella sua neutralità, consolidare l'autonomia istituzionale per poter respingere le influenze e i condizionamenti dei partiti di maggioranza e di minoranza, deve restare fuori dall'agone politico, deve poter assicurare una reale e netta separazione del potere giudiziario da quello politico.

In un sistema dell'alternanza fra due poli che oggi ha portato al governo una parte politica e alle prossime elezioni potrebbe portare alla vittoria la parte avversa, è assolutamente necessario che la magistratura resti e appaia neutrale. Essa non è elettiva e, quindi, se si modellasse al suo interno secondo le nuove linee politiche, rischierebbe cicliche crisi di legittimazione con caduta di credibilità dell'intero corpo.

Questa è la ragione della preoccupazione che ho già manifestato da tempo per la pericolosa fuga in avanti operata dalla dirigenza di Magistratura Democratica con il progettare la creazione di un polo progressista in magistratura da contrapporre ad altro polo conservatore.

A parte l'esigenza della divisione che sottende un tale progetto, per la necessità di veder schierati i magistrati su due fronti opposti, si realizzerebbe il trasferimento in magistratura di una logica che è propria della politica e che è estranea a quella cultura associativa che, rifiutando la politicizzazione dei magistrati, ha alimentato il dibattito sul terreno proprio ed esclusivo del giudiziario.

Evidentemente, così operando, si danno seri argomenti a coloro che accusano la magistratura di politicizzazione. E pure i più sprovveduti sono autorizzati a sospettare un nuovo collateralismo, un appiattimento di certa magistratura su uno schieramento politico di cui si adotta addirittura la stessa denominazione nel proprio programma politico-associativo.

Ma, quel che più preoccupa è che questo progetto della dirigenza di MD non è rimasto allo stato embrionale, ma ha avuto una lucida prima applicazione durante questi due anni di vita associativa. E' stato coltivato e attuato, infatti, un programma di divisione della magistratura e alimentata una conflittualità nella vita associativa palesemente destinata a realizzare una netta contrapposizione.

Passaggio questo necessario per creare il terreno fertile su cui far germogliare il progettato bipolarismo.

Questa linea politica della dirigenza di MD non può non allarmare. Essa rappresenta un pericolo per l'intera magistratura.

Abbiamo dovuto tutti constatare, con preoccupazione, come non di rado il CSM è stato trasformato in un campo di battaglia dove sono state trasferite e scaricate tensioni proprie della politica.

Ma il CSM non può diventare terreno di conquista per i vincitori politici né testa di ponte per rivincite degli sconfitti.

Esso deve essere sottratto ai partiti e deve restare immune da ogni forma di collateralismo con la politica.

 
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