1) Dal testo n. 161 di A.Bandinelli: <"E' evidente ormai che sui mercato finanziari prevale la convinzione che l'inflazione italiana riprenderà">. Certo ! Ma ...a) le convinzioni dei mercati finanziari non si appiattiscono sulle intenzioni espresse o occulte dei governi; si ricordi la crisi valutaria di due anni fa: Amato e Ciampi (cioè Governo e Banca d' Italia) non volevano l' uscita della lira dallo SME, ma i mercati non hanno creduto sulla possibilità da parte loro di modificare gli eventi;
b) le convinzioni dei mercati finanziari non necessariamente si realizzano, tanto è vero che dette convinzioni sono in continuo cambiamento e che chi vi opera (ad esempio il famoso Soros) conosce giorni di gloria, ma anche giorni di sconfitta;
c) i mercati finanziari non sempre sono buoni giudici: la crisi valutaria italiana c' è stata quando il governo Amato ha iniziato ad affrontare seriamente il problema del deficit e non quando i governi precedenti "tiravano a campare";
d) i punti a, b, e c non implicano affatto che i governanti possano trascurare i mercati finanziari e le loro convinzioni.
2) <... su "La Repubblica". Qui, ipotizzando quale avrebbe potuto essere la politica economica del Presidente della Fininvest si diceva a chiare note che la sua cultura d'impresa e i suoi interessi di imprenditore che ha bisogno di "consumi" per poter vendere "pubblicità" lo avrebbero portato, una volta al governo, a favorire una politica inflazionistica ed "espansiva" dei consumi ...>. Volendo essere posso ricordare che la Fininvest è una società fortemente indebitata e tradizionalmente l' inflazione avvantaggia i debitori contro i creditori. Ma ...a) tradizionalmente l' inflazione avvantaggia i debitori contro i creditori solo se i creditori non hanno avuto modo di prevedere l' inflazione stessa, altrimenti si difendono ricorrendo ai tassi variabili o anticipano l' aumento dei tassi fissi; in questa situazione i debitori risultano alla fine penalizzati; e oggi i creditori, cioè i mercati finanziari, sono tutt' altro che distratti sul rischio inflazione;
b) tutti gli argomenti considerati per la Fininvest valgono anche per lo Stato: la recessione, ad esempio, ha ridotto le entrate cosicché le previsioni per il '94, fatte senza tener conto degli effetti della recessione, sono state ampiamente, finora, disattese;
c) lo Stato ha dall' inflazione un vantaggio che Fininvest, e imprese in generale, non hanno: il fiscal drag; ma anche qui si tratta di un' arma spuntata perché conosciuta e da considerare inutilizzabile sulla basi di considerazioni politiche.
3) . Qui non è chiaro se l' accusa è quella di provocare inflazione perché questa a sua volta provochi ripresa o se viceversa l' accusa è di non assumere decise iniziative anti inflazionistiche per paura che queste possano stroncare la nascente ripresa.Nel primo caso l' accusa sarebbe inconsistente innanzitutto perché l' inflazione non garantisce l' espansione, e poi perché lo strumento principe per generare inflazione, cioè l' emissione di moneta, è attualmente fuori dei poteri del governo, mentre il suo surrogato, cioè l' aumento del debito pubblico costituito in titoli di stato, non risulta essere stato usato né dovrebbe essere usato in base al DPEF (Documento per la Programmazione Economica e Finanziaria) recentemente proposto dal governo e accettato dal Parlamento (PS L' aumento c' è, ma è in linea con quanto previsto dal governo Ciampi).
Nel secondo caso forse si coglie nel segno, ma bisogna considerare che:
a) molti esperti di economia suggerivano, già prima che si iniziasse a parlare di un Berlusconi politico, di non continuare con una manovra dagli effetti recessivi, sia perché questa, diminuendo redditi e consumi, di conseguenza avrebbe diminuito gli introiti dello Stato sotto forma di imposte sui redditi e imposte sui consumi, rendendo in definitiva più difficile una diminuzione del debito pubblico; sia perché il vero problema non dovrebbe essere (sempre secondo molti esperti) il debito pubblico, quanto il rapporto tra debito pubblico e PIL (Prodotto Interno Lordo): la recessione fa diminuire il PIL, facendo così aumentare detto rapporto;
b) in definitiva questa è stata la politica adottata dal governo Ciampi.
4) A me sembra che la presa di coscienza generale, avvenuta durante la crisi valutaria, del fatto che stavamo vivendo ad un livello superiore a quello ci saremmo potuti permettere, non è stata accompagnata da un' analisi altrettanto condivisa di quali siano state e siano tuttora le manifestazioni di questa falsa opulenza. In sostanza parlare di manovre sulle entrate (tasse) o manovre sulle uscite (tagli alle spese) in maniera neutrale, o di sacrifici per tutti è solo un modo per eludere questo problema. La vera soluzione sarebbe quella di eliminare tutti i privilegi. Ma quali sono questi privilegi ? La maggior parte degli interlocutori (amici e parenti) che ho avuto su questi argomenti riteneva sempre che i privilegi da eliminare fossero privilegi che non li sfioravano affatto. Tutti concordavano nell' accusare i politici per la corruzione; tante accuse anche contro chi evade le tasse, ma gli evasori sono sempre gli altri, e tanta rabbia contro i privilegi altrui. Ma anche se con la bacchetta magica si potes
sero eliminare tutta la corruzione e tutta l' evasione, nondimeno il problema del deficit resterebbe.
5) Dal testo n.163 di Riccardo Gandolfi: Non mi è chiaro.6) Il discorso non fa una grinza, ma è anche vero che razionalizzando la rete delle pompe di benzina il prezzo della benzina al consumatore potrebbe anche scendere ! In generale, se per anni e anni l' aumento dei prezzi al consumo è stato di gran lunga superiore all' aumento dei prezzi all' ingrosso, non ci sarebbe niente di male se per qualche annetto l' aumento dei prezzi all' ingrosso rimanesse superiore all' aumento dei prezzi al consumo. Razionalizzare il settore della distribuzione darebbe una spinta in questo senso.7) Dal testo n. 164 di A.Bandinelli: Non mi sembra tanto ovvio. Se le politiche espansive sono quelle per cui si regalano soldi ad alcune imprese o ad alcune categorie, solo perchè questi soldi messi in circolo possano generare altra ricchezza, sono perfettamente d' accordo; se così non è bisognerebbe vedere meglio in cosa consiste questa politica di espansione dei consumi: ad esempio una politica di bassi tassi d' interesse è da considerare una politica espansiva, ma data la situazione debitoria dello Stato italiano nessun governo sceglierebbe, se fosse di sua competenza, una politica monetaria restrittiva.8) . Ma la regina delle politiche per l' esportazione è proprio la svalutazione condannata, giustamente, da Recanatesi come si legge nel testo n. 161. Altre politiche, come quelle per l' innovazione, richiedono tempo per far maturare i propri frutti.9) . Io penso che un giudizio su Berlusconi e sul suo governo ormai possa iniziare a prendere forma, mentre sulla sua politica economica non posso dire ancora di averla capita; la cosa più probabile è che ancora non esista. E ritengo che sia stata proprio questa orribile sensazione di vuoto a spaventare i mercati finanziari. I quali debbono aver pensato che un governo di minoranza, sorretto da forze eterogenee e in competizione, non ha nessuna possibilità di portare a buon fine i propositi illustrati nel DPEF.Comunque ormai ci manca poco da aspettare per vedere.