Quando l'economia è di mercato, è fisiologica l'oscillazione fra una moderata inflazione ed una moderata deflazione; l'una e l'altra hanno effetti benefici e dannosi, ma la mia impressione è che nulla sarebbe peggiore che una pretesa assoluta stabilità dei prezzi: mi ricorderebbe troppo da vicino, in economia, quella "fine della storia" che alcune ideologie hanno ritenuto mèta perseguibile e desiderabile delle rivoluzioni.In un Paese come l'Italia, non mi sembra debba destare preoccupazioni un'inflazione annua intorno al cinque per cento: prezzi più sostenuti, maggiore circolazione monetaria, lievitazione delle entrate fiscali, tendenziale aumento dell'occupazione ne sarebbero alcuni degli effetti positivi.
Per converso, non vedrei gran motivo di vanto per il governo in un eventuale maggior contenimento dell'inflazione. Che comunisti, De Benedetti e "Repubblica" siano pronti ad attaccare possibili, moderate brezze inflattive mi appare conferma della validità della mia tesi.
Antiproibizionisti anche sull'inflazione - controllandola, anziché demonizzandola - dovremmo essere.
Ben altra cosa sono le iperinflazioni, frutto generalmente di catastrofi belliche, economiche o politiche; ma quelle sono da paragonare, nei danni, piuttosto alle eccessive deflazioni, quale quella che provocò la grande depressione del 1929.