Roma, 28 agosto 1994
PANNELLA A MARONI: ECCO LE PROVE CHE CHIEDI, OCCULTATE A PROTEZIONE DELL'INFAMIA, DALL'ORDINE GIUDIZIARIO E DAL POTERE POLITICO.
"Il Signor Ministro degli Interni mi costringe a tornare su un argomento che, in questi giorni, avrei volontieri sospeso di trattare, come invece vado ininterrottamente facendo da ormai 17 anni, in attesa che vi sia un giudice a Roma, oltre che un Ministro degli interni di un nuovo regime, e non di un Ministro di polizia del vecchio.
Premetto che volontieri, di tutto cuore, faccio al Capo della Polizia Masone i miei auguri. Sono opportuni e necessari non solamente per lui ma per tutti noi, per il paese. Egli è sicuramente un poliziotto serio e capace, un cittadino che mostra di avere molto appreso, nel tempo, quella tolleranza che si è trovato ieri a dover uccidere, probabilmente per malinteso senso di obbedienza ai superiori, quali che ne fossero gli ordini e le mene. Ma ciascuno è inseguito dal proprio passato. Specie uno Stato e i suoi "servitori".
Allora rispondo a Bobo Maroni che, sì, ho le prove che l'allora capo della Mobile di Roma ordinò ai suoi uomini di travestirsi da teppisti e da terroristi, di sparare nella direzione della Forza Pubblica ufficiale (carabinieri diciottenni della scuola Velletri), nel corso dell'agguato del 12 Maggio 1977, nell'ambito di un disegno criminoso del Governo di allora, succube dell'"Unità nazionale" e, in particolare, dalla P2, da una parte, e del PCI dall'altra.
L'allora Ministro degli Interni, Cossiga, organizzatore in quelle settimane (e fino all'affaire Moro) di un riuscito e continuo "golpe" pseudo-democratico, era così sicuro che in quel pomeriggio l'opera dei dipendenti del Commissario Masone avrebbe portato alla strage, assieme ad altri ingredienti altrettanto infami, che annuncio' in pieno Parlamento - a manifestazione in corso di svolgimento - la morte di un esponente delle forze dell'ordine, assassinato o ferito a morte da quegli "autonomi" del dott. Masone. Abbiamo la registrazione della dichiarazione di Cossiga. Invece, in quel 12 Maggio 1977 accadde un fatto senza precedenti, grazie alla nostra vigilanza ed alla nostra capacità e determinazione: a fronte di una assassinata, di molte decine di feriti anche gravi, di un intero quartiere di Roma messo a ferro e fuoco, del fuoco sempre negato, con oltraggio al Parlamento, e poi da noi documentato televisivamente, non vi fu nelle forze di polizia, molte migliaia, un solo ferito; nemmeno alle nocche delle m
ani. E questo anche per impedire, allora, o tentare di impedire la raccolta delle firme per otto referendum radicali contro il regime, che facevano paura, al contrario del "terrorismo" che faceva terribilmente comodo.
All'ex militante di DP, che oggi scambia per senso dello Stato e l'aplomb di un grande Ministro l'arrogante sufficienza di tutti i potenti-impotenti-prepotenti, auguro maggiore umiltà e riflessione.