Inflazione, politica fiscale, liberismoIl dibattito che si e' sviluppato intorno al tema e' estremamente stimolante.
Rimando ad un successivo intervento l'analisi tecnico-morale di alcuni temi, limitandomi a sottolineare alcune cose.
Intanto in una societa' dominata dal libero mercato l'inflazione assolve alla funzione che la febbre svolge all'interno del corpo umano, indica, cioe', che qualche cosa non funziona, per cui devono entrare in funzione gli anticorpi, ovverosia fattori prima endogeni, quindi, se questi non bastano, esogeni -
medicinali per il corpo, provvedimenti del governo in economia-.
Infatti se le cause dell'inflazioni sono fisiologiche, non necessariamente indicano una malattia grave, ma solo un disequilibrio momentaneo fra domanda ed offerta, la prima supera la seconda, quindi i prezzi aumentano.
Normalmente si prevede che l'aumento del prezzo determini maggiore remunerazione, quindi vengano attirati altri soggetti sul mercato in grado di produrre e vendere le merci richieste, contribuendo a riequilibrare domanda ed offerta ad un livello di costo inferiore.
Ma questo schema classico ormai funziona poco, troppo sono le variabili esterne -
internazionali e non- per cui le cause della febbre sono varie, dalla svalutazione della moneta, all'aumento del costo del lavoro superiore alla produttivita', non tanto per un aumento della retribuzione del lavoro quanto per un eccessivo gravame di oneri contributivi.
Da qui la necessita' di interventi legislativi tesi, di volta in volta, ad incentivare nuove tecnologie per il risparmio energetico e di materie prime, agevolazioni fiscali per gli oneri sociali etc.
Dosando il meccanismo fiscale, insieme ad altri strumenti, si dovrebbe riuscire a mantenere il livello generale dei prezzi ad una condizione ottimale.
Certo pretendere di aumentare le aliquote IVA e credere che questo non si trasformi in un incremento dei prezzi e' disarmante!
Quando ho accennato a politiche economiche rigorose e controtendenza, intendevo alcune misure delle quali, ad oggi, nessuno parla.
Ad esempio, nessuno dice che il definitivo lancio dei fondi pensione consentirebbe di immettere denaro liquido nel mercato azionario, consentendo di fatto, la nascita di vere pubblic company, dato che le societa' pubbliche privatizzate potrebbero essere inserite nel portafoglio di questi fondi piuttosto che in quelli di Mediobanca e compagnia.
Nessuno dice che la definitiva legittimazione di fondi comuni immobilizri potrebbe consentire di reperire qual denaro necessario per l'acquisto, da parte dei privati, dei beni immobili dello Stato che oggi versano in stato di semiabbandono e totale degrado, rilanciando il mercato del recupero architettonico ed immobiliare , consentendo allo stato di recuperare miliardi e decoro.
Se oggi questi mezzi esistessero, se lo Stato potesse ridurre il proprio deficit scambiando, ad esempio, CCT ed altri titoli di Stato con azioni di societa' pubbliche, riducendo il numero dei dipenenti statali, razionalizzando le risorse del territorio e degli enti pubblici territoriali -Comuni e provincie, eliminando quest'ultime - si potrebbe pensare, ad esempio, alla riduzione delle aliquote IVA, all'eliminazione di alcune imposte indirette, magari incrementando le entrate da imposte dirette attraverso politiche di sfoltimento delle esenzioni e di recupero dell'elusione e dell'evasione - purche' utilizzando criteri meno cervellotici di quelle dei progressisti Visentini e Formica -.
Certo questa maggioranza e, soprattutto, quei ministri leghisti che tanta prponderanza assumono, poco fanno sperare!
Tremonti e Dini sono persone serie e preparate, Gnutti e Pagliarini........
Il compito che ci aspetta e' gravoso e, forse, inutile, ma facciamo cio' che dobbiamo, accada cio' che puo'!
Riccardo Gandolfi