Scritto il 26-Ago-94 alle 23:41:00 da G.Falasca:
GF> Tornando al problema dell'inflazione, sarebbe interessante se tutti i
GF> partecipanti alla conferenza esprimessero le proprie opinioni, argomentate, a
GF> proposito dell'allungamento dell'età lavorativa: è un fatto lesivo di diritti
GF> esistenti? è un sacrificio imposto ai più deboli? Per me no.
Io - da ignorante quasi del tutto - sarei favorevole ad un innalzamento
graduale dell'età della pensione ma come condizione *necessaria* proporrei il
passaggio - per forza di cose graduale, ma deciso - ad un sistema a
capitalizzazione e non a ridistribuzione dei contributi sociali.
Lo squilibrio tra percettori e fornitori di contributi previdenziali, dovuto
al progressivo invecchiamento della società italiana, sta gettando il sistema
pensionistico nella strada di un debito forzoso e senza possibilità di
regresso.
La modifica dell'attuale stato di cose è necessaria se non si vuole che il
debito del sistema pensionistico voli ancora oltre.
Il semplice innalzamento dell'età pensionabile che, visto il miglioramento
medio della qualità della salute dei nostri anziani, non vedrei né come "lesivo
di diritto", né come "sacrificio imposto ai più deboli", ma solo come
adeguamento agli indicatori sociali, sarebbe volto ad modificare il rapporto
tra percettori e fornitori di contributi sociali, e potrebbe mantenere costante
il debito già accumulato, nella speranza che sul lunghissimo periodo un ciclo
naturale di natalità favorevole riesca a sanarlo.
In realtà questi cicli naturali trovano terreno più o meno fertile a seconda
delle politiche sociali adottate. Ad esempio il periodo di denatalità che ha
colpito un po' tutti i paesi "industrializzati", in alcuni è stato arginato
- tramite politiche familiari ad uopo (programmate però con decenni
d'anticipo) - riuscendo a stabilizzare l'oscillazione di natalità sul tasso di
sostituzione (2 figli per coppia) o poco sotto. E mio avviso, cioè, che è pia
illusione che il concerto degli interessi sovranazionali lasci evolvere
naturalmente una società nazionale, ed è per niente sicuro che naturalmente i
periodi di natalità e denatalità siano ciclici.
Insomma il sistema a ripartizione, assolutamente necessario in fase di
"costruzione" di uno stato sociale, andava sostituito gradualmente da un
sistema a capitalizzazione e noi avemmo la grande occasione degli anni '50
quando avremmo potuto farlo forse addirittura in modo repentino ed indolore se
il sistema previdenziale italiano non si fosse piegato alle concessioni facili
e alle clientele della partitocrazia.
Fare i primi passi oggi verso un sistema completo di capitalizzazione delle
risorse previdenziali sarebbe un segno nettissimo di fiducia nei confronti
dell'Azienda Italia, ma comporterebbe una lacerante scelta di campo delle
organizzazioni sindacali che allo stato delle cose ritengo impossibile.
Il problema è che in un campo così delicato parlare di innalzamento dell'età
pensionabile senza parlare di una seria politica familiare - che non sia né una
assistenza pelosa, né un ridicolo incentivo della natalità (come ai bei
tempi:-), è quasi del tutto inutile - così come non parlare di una politica
sulla disoccupazione, sulle abitazioni, e così via.
In Italia la mancanza di "politica" ha prodotto un tale interallacciamento dei
problemi - che si sono in pratica autogestiti ed autoequilibrati - da rendere
difficili, e difficilmente controllabili, aggiustamenti in singoli campi.
Produrre - è mia opinione - "piccole" riforme rischia di alterare equilibri
altamente instabili, e nel campo toccato e in tanti altri. Peraltro la
conoscenza da parte delle "istituzioni" della "vera realtà sociale" è talmente
bassa - quando non falsata dal gioco delle tre carte della statistica - o,
ancora peggio, la quasi totale mancanza di savoir faire nei "metodi" di ricerca
sociale - dell'attuale, conoscendo università e centri di ricerca,
avrei grande difficoltà a fidarmi - che ho paura sarebbe molto difficoltoso
avere informazioni minimamente affidabili.
E pensare che nella vita sono un ottimista :-)
Credo che solo un disegno amplissimo e radicale di riforma "dello stato"
potrebbe generare quella tensione individuale a schierarsi e quindi a dare il
meglio - o il peggio - di sé stessi, che potrebbe veramente generare quelle
risorse che oggi non conosco ma che sicuramente ci *devono* essere.
Emmanuele
PS C'è forse una cosa ancora più importante che vorrei aggiungere.
Conseguenza della pensione è in molti casi un tragico peggioramento della
salute degli anziani e quindi della qualità della vita dell'intero nucleo
familiare. Si può quasi dire - dati alla mano - che l'età della pensione più
che il raggiungimento di un meritato riposo rappresenta per molti anziani
l'espulsione dalla vita e l'inizio di un doloroso percorso verso la solitudine
e la morte. L'innalzamento dell'età della pensione - anche lasciando da parte
le pur favorevoli considerazioni economiche - è senza dubbio nelle condizioni
attuali un auspicabile prolungamento di vita vissuta a scapito di quella
non-vita cui i nostri anziani sono purtroppo spesso obbligati.
--- MMMR v3.30unr