Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
sab 02 mag. 2026
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Conferenza Movimento club Pannella
Somma Emmanuele - 2 settembre 1994
Invecchiamento e Politiche Sociali

Scritto il 26-Ago-94 alle 23:41:00 da G.Falasca:

GF> Tornando al problema dell'inflazione, sarebbe interessante se tutti i

GF> partecipanti alla conferenza esprimessero le proprie opinioni, argomentate, a

GF> proposito dell'allungamento dell'età lavorativa: è un fatto lesivo di diritti

GF> esistenti? è un sacrificio imposto ai più deboli? Per me no.

Io - da ignorante quasi del tutto - sarei favorevole ad un innalzamento

graduale dell'età della pensione ma come condizione *necessaria* proporrei il

passaggio - per forza di cose graduale, ma deciso - ad un sistema a

capitalizzazione e non a ridistribuzione dei contributi sociali.

Lo squilibrio tra percettori e fornitori di contributi previdenziali, dovuto

al progressivo invecchiamento della società italiana, sta gettando il sistema

pensionistico nella strada di un debito forzoso e senza possibilità di

regresso.

La modifica dell'attuale stato di cose è necessaria se non si vuole che il

debito del sistema pensionistico voli ancora oltre.

Il semplice innalzamento dell'età pensionabile che, visto il miglioramento

medio della qualità della salute dei nostri anziani, non vedrei né come "lesivo

di diritto", né come "sacrificio imposto ai più deboli", ma solo come

adeguamento agli indicatori sociali, sarebbe volto ad modificare il rapporto

tra percettori e fornitori di contributi sociali, e potrebbe mantenere costante

il debito già accumulato, nella speranza che sul lunghissimo periodo un ciclo

naturale di natalità favorevole riesca a sanarlo.

In realtà questi cicli naturali trovano terreno più o meno fertile a seconda

delle politiche sociali adottate. Ad esempio il periodo di denatalità che ha

colpito un po' tutti i paesi "industrializzati", in alcuni è stato arginato

- tramite politiche familiari ad uopo (programmate però con decenni

d'anticipo) - riuscendo a stabilizzare l'oscillazione di natalità sul tasso di

sostituzione (2 figli per coppia) o poco sotto. E mio avviso, cioè, che è pia

illusione che il concerto degli interessi sovranazionali lasci evolvere

naturalmente una società nazionale, ed è per niente sicuro che naturalmente i

periodi di natalità e denatalità siano ciclici.

Insomma il sistema a ripartizione, assolutamente necessario in fase di

"costruzione" di uno stato sociale, andava sostituito gradualmente da un

sistema a capitalizzazione e noi avemmo la grande occasione degli anni '50

quando avremmo potuto farlo forse addirittura in modo repentino ed indolore se

il sistema previdenziale italiano non si fosse piegato alle concessioni facili

e alle clientele della partitocrazia.

Fare i primi passi oggi verso un sistema completo di capitalizzazione delle

risorse previdenziali sarebbe un segno nettissimo di fiducia nei confronti

dell'Azienda Italia, ma comporterebbe una lacerante scelta di campo delle

organizzazioni sindacali che allo stato delle cose ritengo impossibile.

Il problema è che in un campo così delicato parlare di innalzamento dell'età

pensionabile senza parlare di una seria politica familiare - che non sia né una

assistenza pelosa, né un ridicolo incentivo della natalità (come ai bei

tempi:-), è quasi del tutto inutile - così come non parlare di una politica

sulla disoccupazione, sulle abitazioni, e così via.

In Italia la mancanza di "politica" ha prodotto un tale interallacciamento dei

problemi - che si sono in pratica autogestiti ed autoequilibrati - da rendere

difficili, e difficilmente controllabili, aggiustamenti in singoli campi.

Produrre - è mia opinione - "piccole" riforme rischia di alterare equilibri

altamente instabili, e nel campo toccato e in tanti altri. Peraltro la

conoscenza da parte delle "istituzioni" della "vera realtà sociale" è talmente

bassa - quando non falsata dal gioco delle tre carte della statistica - o,

ancora peggio, la quasi totale mancanza di savoir faire nei "metodi" di ricerca

sociale - dell'attuale, conoscendo università e centri di ricerca,

avrei grande difficoltà a fidarmi - che ho paura sarebbe molto difficoltoso

avere informazioni minimamente affidabili.

E pensare che nella vita sono un ottimista :-)

Credo che solo un disegno amplissimo e radicale di riforma "dello stato"

potrebbe generare quella tensione individuale a schierarsi e quindi a dare il

meglio - o il peggio - di sé stessi, che potrebbe veramente generare quelle

risorse che oggi non conosco ma che sicuramente ci *devono* essere.

Emmanuele

PS C'è forse una cosa ancora più importante che vorrei aggiungere.

Conseguenza della pensione è in molti casi un tragico peggioramento della

salute degli anziani e quindi della qualità della vita dell'intero nucleo

familiare. Si può quasi dire - dati alla mano - che l'età della pensione più

che il raggiungimento di un meritato riposo rappresenta per molti anziani

l'espulsione dalla vita e l'inizio di un doloroso percorso verso la solitudine

e la morte. L'innalzamento dell'età della pensione - anche lasciando da parte

le pur favorevoli considerazioni economiche - è senza dubbio nelle condizioni

attuali un auspicabile prolungamento di vita vissuta a scapito di quella

non-vita cui i nostri anziani sono purtroppo spesso obbligati.

--- MMMR v3.30unr

 
Argomenti correlati:
stampa questo documento invia questa pagina per mail