Roma, 27 Aprile 1995"Che un Presidente della Corte Costituzionale, forte del non poter essere ricusato in giudizio, con arroganza e al di fuori dell'esercizio delle sue funzioni e dei luoghi deputati ai processi formativi delle decisioni della Corte, detti le sue private considerazioni del momento in luogo pubblico e di parte, è conferma dei giudizi politici e istituzionali che noi da un decennio diamo della Consulta.
Aggiungo che - a questo punto - c'è da attendersi qualche bel papocchio giudiziario con rinvio alla Corte sull'applicazione della 194 per perfezionare la messe culturale e antropologica di quarantanni di trasformismi clericali del comunismo e del cattolicesimo politico italiano uniti, confusi dall'antiliberalismo viscerale che li ha storicamente contraddistinti.
Noi - com'è noto - stiamo cercando di ripassare la parola al popolo, avendo di già avviato la raccolta delle firme per un quesito referendario volto a togliere alla 194 lacci, lacciuoli, ipocrisie, ispirazioni di compromesso storico, per farne una legge rigorosa, anche severa, ma degna di questo nome.
E' questa la risposta politica antipartitocratica, anticonsociativa, antiliberale, antilaica che il Paese sarà chiamato a dare, se si riuscirà ad impedire che la Corte Costituzionale, la disinformazione sistematica, le posizioni antiliberali fortissime a destra, al centro ed a sinistra finiscano per prevalere in una rinnovata atmosfera di imbrogli e di partitocrazia".