Schwartz si sofferma a p. 105 sul discorso che lo scrittore, se non fosse stato ucciso, avrebbe dovuto tenere al Quindicesimo Congresso del Partito : "Era stato invitato da Marco Pannella e come al solito il suo intervento avrebbe fatto notizia, avrebbe creato ancora una volta scalpore: solo qualcuno della sua statura e con il suo coraggio poteva dire a quanti si autoproclamavano 'radicali' (...) che era contro di loro; che era ancora con il PCI".
Il lettore ignaro di cose italiane potrebbe legittimamente dedurre da queste parole che il Partito Radicale fosse in quegli anni un partito di massa; e che Pasolini, sfidando le folle, intendesse pervicacemente difendere un partito invece minoritario come il PCI.
Ma non è tutto: a p.107, dopo una disquisizione sull'omosessualità irriducibilmente "maudit" di Pasolini, apprendiamo con sconcerto che i radicali, i quali "credevano nella psichiatria", avrebbero voluto "cooptarlo in nome della 'cura'".
Si capisce così come mai al loro congresso, Pasolini "li avrebbe esortati a 'pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare, a bestemmiare' " (p. 980).
Bene: dopo questa prova di esattezza e di obiettività storiografiche, andiamo a rileggerci il testo del discorso pasoliniano (pubblicato nelle "Lettere luterane", alle pp. 185-195 dell'edizione Einaudi dell'80).
E' vero che nella "premessa", Pasolini afferma esplicitamente: "Non sono qui come radicale (...) Sono qui come marxista che vota per il PCI..." Ma, appunto, è una premessa, la definizione di una diversità da cui avviare un franco e chiaro dialogo; e non, come vorrebbe Schwartz, l'obiettivo centrale del discorso. Quanto poi sia falso dire che Pasolini volesse dichiararsi "contro" i radicali, lo si intende se non altro dalla sua frase immediatamente successiva: "...e spera molto nella nuova generazione di comunisti. Spera nella nuova generazione dei comunisti almeno come spera nei radicali ."
Ma dove Schwartz dimostra più raffinate capacità manipolatorie, è nella citazione del passo conclusivo del discorso, che nell'originale suona: "Contro tutto questo [si riferisce, semplificando, alla perdita di ogni possibile alterità culturale,nota mia] voi non dovete far altro (io credo) che continuare semplicemente a essere voi stessi: il che significa a essere continuamente irriconoscibili. Dimenticare subito i grandi successi: e continuare imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare, a bestemmiare."
Come si vede, le parole che in Pasolini significano elogio, dichiarazione di una simpatia perfino un po' proiettiva, diventano, nella forma in cui le cita Schwartz (omettendo, in particolare, il verbo reggente: "continuare a..."), un rimprovero, un ammonimento.
Ora, c' è da chiedersi: Schwarz è in malafede e ha voluto far opera di propaganda a favore del PCI? Oppure: le sue capacità intellettive sono così limitate da non aver compreso quanto Pasolini ha scritto così chiaramente?
Non escludiamo nessuna delle due ipotesi, ma ce n'è una terza, che le ingloba entrambe. Non potrebbe Schwartz aver frainteso Pasolini per puro automatismo, perchè il complesso della cultura italiana induce a disconoscere il momento "scandaloso" della sua vicinanza ai radicali?