Caro Vincenzo,
gli accenni sono ad un dibattito di grande portata, che forse non riusciremo mai a svolgere. Però, consentimi di dirti subito che la discriminante fra un ministero che decida cosa non si debba pubblicare (orrore totalitario) ed un potere giudiziario che stabilisca in quali casi vadano applicate le leggi esistenti - ad esempio, in materia di diffamazione, di incitamento a delinquere o di propaganda razzista - è molto grande.
Nessuno può decidere in termini giuridici sulle opinioni. Se però scrivo in un libro che Vincenzo Donvito ha rubato la cassa del Partito Radicale (quando c'era ancora qualcosa), che ha usato il denaro per una tangente con cui si è fatto assegnare l'appartamento di un ente pubblico e che lì è solito torturare i ragazzini prima di sotterrarli alle Cascine, ed aggiungo che Ernesto Rossi aveva sempre sostenuto che così deve agire un vero democratico, allora forse il problema di ricorrere al giudice si pone. Quanto meno, perché interdicano l'editore: chi comprerebbe una storia così?
Per tornare al razzismo, è più che giusto che circoli il "Mein Kampf" (chiunque deve avere il diritto di leggersi direttamente anche quello); ed è anche giusto che si possano trovare in libreria i "Protocolli dei saggi di Sion". Non deve essere lecito, però, presentare questo volume come un documento autentico: si tratterebbe di ingannare volutamente il lettore e di continuare, esattamente come fece il nazismo, a provocare antisemitismo. E cito questo proprio perché è uno dei libri che negli ultimi tempi si è tornati a distribuire - spacciandolo per autentico - in Russia.
Quanto alla verità obiettiva, su questa terra - non in una dimensione filosofica - essa può bene esistere. Il testo dell'intervento di Pasolini al nostro congresso del '75 è uno, e non un altro; e il modo in cui il signor Schwarz lo cita nel suo libro lo altera con tutta evidenza. Ci sono cose di cui è impossibile dimostrare la falsità, e quindi la verità; ed altre che si possono invece sottoporre a verifica. Non altrimenti il nume tutelare di tutti i filologi, Lorenzo Valla, fece con la "De falso credita et ementita Costantini donatione declamatio", dimostrando privo di ogni validità il documento con cui per oltre un millennio la Chiesa cattolica si era pretesa erede di una buona fetta dell'Impero romano.
Se oggi qualche cardinale volesse riproporlo, ne sarebbe certo libero; ma sarebbe quanto meno di pessimo gusto il tacere sul fatto che si tratta di un falso. E tuttavia non danneggerebbe alcuno, poiché oggi è del tutto impensabile che la Chiesa od altri possano accampare dei diritti su quelle basi.
Il libro di Schwarz, invece, a quanto mi sembra dei danni li fa: all'immagine del Partito Radicale, oltre che al lettore che, non conoscendo i fatti, sia portato a credere vero quello che si espone, e quindi a prendere un'enorme cantonata su di noi e sullo stesso Pasolini.