IL LEADER REFERENDARIO SPIEGA LO SCIOPERO ANTI-SCALFAROIl Tempo, 19 SETTEMBRE 1995
di Lucio Brunelli
SCIOPERO della sete, ad oltranza, contro il presidente della Repubblica. "Perché taccia. Oppure parli attraverso messaggi. E presenti scuse>>. Marco Pannella annuncia questa specialissima forma di protesta dopo l'ultima esternazione domenicale di Scalfaro. E da Napoli, dove è in lizza per le prossime elezioni suppletive, accetta di spiegare perché lui, primo sponsor di Scalfaro nella corsa al Quirinale, oggi ne contesta platealmente i comportamenti politici.
- Cosa ha trovato di così grave nelle parole del presidente?
"Trovo gravissimo il fatto che il presidente continui a predicare (o dovrei dire blaterare) di democrazia in difficoltà, di nuove regole, invece di vegliare sul rispetto delle regole già esistenti. Regole violate, al punto che oggi si può parlare semplicemente di democrazia sempre più abolita. Così, oltre al danno, c'è lo scherno per la verità. Lo dico con affetto e stima per Scalfaro, ma questa mania delle nuove regole è diventata un alibi".
- Un alibi, in che senso?
"Un alibi per nascondere e coprire la realtà. Non so dove viva il presidente Scalfaro. Il centro d'ascolto radicale può fornirgli i dati sulla verità dello stato dell'informazione pubblica e di quella privata della Fininvest, ormai a questa adeguatasi. Basta vedere come hanno trattato, cioè come non hanno trattato affatto, l'argomento dei diciotto referendum da noi promosso. Con la conseguenza che rischiamo di non raggiungere il traguardo delle 500.000 firme, sebbene un recente sondaggio dica che il 40 per cento degli italiani ne approvi il contenuto".
- Scalfaro insiste, soprattutto sulla par condicio televisiva.
"Appunto. Le concrete regole della par condicio, regole bulgare, distruggono il gioco democratico, avvantaggiando il parastato partitocratico e colpendo chi promuove iniziative popolari dal basso. Quando penso che l'unico piccolo spazio decente, il Tg2, è l'unico minacciato... Il fatto è che insistere nella richiesta di nuove regole, senza pretendere il rispetto di quelle esistenti, agevola la pericolosa, selvaggia e definitiva promozione di un ceto giornalistico fazioso; il governo anticostituzionale dell'informazione, sia essa Rai, Fininvest, Tmc-Videomusic o altra".
- Non sta minimizzando un problema reale? Il candidato premier Berlusconi è pur sempre il proprietario di un impero televisivo...
"Mettere sullo stesso piano, come fa Scalfaro, la faziosità intollerante del sindacalismo ex comunista modello Usigrai e la Fininvest significa esattamente non vedere la realtà. Non si capisce che una cosa è la nuda proprietà della Fininvest e un'altra la sua gestione concreta. Oggi Berlusconi ha contro la sua azienda, che in concreto è gestita dai Costanzo, dai Mentana... mentre la Rai formalmente di proprietà pubblica, è di fatto stata gestita in modo propagandistico e unilaterale".
- Insomma Scalfaro con la sua "mania" delle regole, finirebbe con l'agevolare proprio i più faziosi?
"Non giudico le intenzioni, ma oggettivamente è così".
- L'ultima esternazione del Capo dello Stato agli uomini del Polo non è piaciuta per un altro motivo: perché sembra bloccare di nuovo il ricorso alle urne. Lei si tira fuori da questa discussione?
"Ma se fui il primo a suggerire l'Aventino! Chi credeva nella incostituzionalità del "partito del non voto" doveva dimettersi subito dal Parlamento".
- Già, Berlusconi si è detto pentito di non aver seguito quel suggerimento.
"Da allora si è passati, perché questa è la verità, da una sconfitta all'altra".
- Quindi, sciopero della sete contro Scalfaro. Che però fu lei a lanciare come candidato al Quirinale: per nulla pentito?
"No, perché nella prima fase della sua presidenza Scalfaro ha svolto bene la sua parte. E poi i candidati alternativi erano Forlani, Craxi e Andreotti. Se fosse andato uno di loro al Quirinale, avremmo corso il rischio di una guerra civile: Tangentopoli era alle porte".
- Scalfaro doveva essere il "Pertini cattolico", ricorda? Fu lei a coniare quell'appellativo.
"Sì, ma poi ha finito per prevalere in lui il Dna democristiano".