LA DIFFERENZA E' ABISSALE: IN MEZZO C'E' IL PIANO DEL PDS PER VARARE LA CONTRORIFORMA ELETTORALE, IL RITORNO ALLA PROPORZIONALE CON PREMIO DI MAGGIORANZA, COME DENUNCIA OGGI ANCHE BARBERA.MA IL POLO NON PUO' STARCI E NON ESIGERE CHIAREZZA DA SUBITO, PRIMA DELLA FINANZIARIA.
Roma, 23 settembre 1995
Dichiarazione di Peppino Calderisi, deputato Riformatore - F.I.
"Come viene pienamente confermato dall'intervista di Barbera sul Corriere della Sera, il PDS ha deciso una ben precisa strategia che punta a modificare la legge elettorale introducendo di nuovo la proporzionale con il premio di maggioranza, il vecchio "papocchio" di De Mita sconfitto nella Bicamerale addirittura prima del referendum del '93.
Il PDS, non avendo più certezza di vittoria, punta a salvare i partiti, questi partiti, il loro modo di essere ed il loro numero. Il nemico è il collegio uninominale maggioritario che costringe i partiti ad aggregarsi e a riformarsi. Ciò che il PDS vuol distruggere è proprio il risultato del referendum e la volontà dell'83 % degli elettori che si pronunciò a favore del sistema uninominale maggioritario in quanto capace di mettere in crisi la partitocrazia.
Come sottolinea Barbera, l'esigenza di governabilità agitata per invocare la modifica della legge elettorale è solo un pretesto: se davvero il PDS perseguisse questo obiettivo proporrebbe di eliminare o ridurre la quota proporzionale o di abolire il famigerato meccanismo dello scorporo.
Invece il PDS propone l'80 % di proporzionale e non gli importa se ciò favorisca inavitabilmente la formazione di un nuovo partito di centro (sarebbe meglio dire "di mezzo") con la distruzione della stessa logica maggioritaria. Non gli importa neppure se in questo modo nessuno schieramento riesca a superare la soglia per ottenere il premio di maggioranza e se anche questo 20 % di seggi venga attribuito con la proporzionale. La filosofia del PDS sembra essere questa: se rischio di non vincere meglio una legge che non faccia vincere nessuno, meglio che il governo non sia deciso dagli elettori ma che i giochi si facciano poi in Parlamento, come è sempre avvenuto in passato.
Questo è l'unico motivo per cui D'Alema ha cambiato idea sulla data delle elezioni. Questo è il vero e unico motivo della contesa tra le elezioni a febbraio/marzo che impedirebbero questo disegno e le elezioni a giugno che invece lo consentirebbe.
Il Polo delle libertà non può condividere in alcun modo questo disegno di restaurazione, non può non contrastarlo con ogni mezzo previsto dalla Costituzione, non può non esigere chiarezza da subito, prima della finanziaria. E non potrà non mettere in atto una campagna fermissima da condurre nel Paese per fare chiarezza assoluta tra chi vuole conservare e restaurare il sistema partitocratico e chi vuole riformare le istituzioni del Paese per adeguarle a quelle delle grandi democrazie."