Mi sono chiesto se Pannella, morendo di sete nei prossimi giorni, gioverebbe alla sua causa e quella di molti italiani che lo hanno
seguito in diverse occasioni, pur senza affiliarglisi.
Dapprima mi è venuto spontaneo pensare a Jan Palach, un eroe dei miei anni di scuola, quando dubitare del comunismo era un delitto, figuriamo bruciarsi in piazza.
Palach, bruciandosi, fece più male ai comunisti di parecchi altri, che pure avevano ben altri mezzi per nuocer loro che non le taniche di benzina.
Ma Palach aveva dalla sua una tradizione rigorosa di giornalismo, propria dei paesi europei avanzati e degli Stati Uniti.
In Italia, la morte di Pannella verrebbe immediatamente espropriata dai media per farne la bandiera della loro fazione prediletta. Non passerebbe un anno, e scopriremmo su Repubblica che Pannella era dalla parte di Scalfari, ammirava D'Alema e magari uscirebbe un bel libro a firma di Veltroni dal titolo "Il bel radicale"...
Del resto, il paradigma del sacrificio, nel nostro Paese, si può riassumere nel detto seguente:
MORIRE PER UNA CAUSA PAGA POCO E MALE
UCCIDERE PER UNA CAUSA, ANCHE FOLLE, RENDE QUASI SEMPRE
Purtroppo è così. Beva, dunque, Pannella, e mangi. Sarebbe un peccato trovarlo assieme a Muccioli, a Pasolini, a Sciascia, persino a Bottai, santificato dalla parte sbagliata...