"PANNELLA CONTINUA IL DIGIUNO"
sospeso lo sciopero della sete
"Pannella ha sospeso lo sciopero della sete, ma continua a digiunare. E' uscito per qualche ora dall'ospedale e si è recato alla Camera per rilanciare la sua campagna per i nuovi referendum. Ha detto di aver deciso di sospendere lo sciopero perchè "sono ormai centinaia i parlamentari di ogni famiglia" (c'è anche Berlusconi) che hanno compreso il senso della mia battaglia politica".
"DIFENDO LA SUA PASSIONE MA NON LE SUE IDEE"
Articolo di fondo di Renato Farina
Per un attimo lo abbiamo ascoltato tutti: amici ed avversari, percino i nemici e gli indifferenti. E' stato quando aveva forse un maglione blu, ma si vedevano solo gli occhi ed il sorriso inguaribile mentre stava morendo. Certo che stava morendo Marco Pannella. Oggi si è rimesso il doppiopetto blu, ha ripreso la sua gestualità immensa e il taxi giallo, mantre la lingua corre svelta. Ha sospeso lo sciopero della sete dopo sei giorni e mezzo. Un paio di flebo hanno fatto correre di nuovo le linfe della vita in questa bestia strana che abita in Italia, e che non ha nulla di italiano. Ha detto di aver rinunciato temporaneamente all'arma estrema della sua morte per sete, per "umiltà non violenta" e perché aveva saputo che il suo amico-avversario Scalfaro "viveva tutto questo come un ricatto". Continua lo sciopero della fame certo: è il minimo che ci si aspetta da Pannella. Ma siamo tutti contenti che abbia deciso di non morire. Un po' perché siamo sicuri che avrebbe trovato il modo di farsi vivo con casini vari a
nche dall'aldilà. E un po' perchè del metodo-Pannella abbiamo bisogno. E qual è questo metodo? E' l'essere senza misura, l'essere antimachiavellici, totali, pronti a consegnarsi come un sacchetto d'ossa all'ideale per cui solo la vita è una cosa seria. Era Cesare Pavese che diceva:" da uno che non è disposto a dare la vita èer te non dovresti accettare neanche una sigaretta". Ecco Pannella è così. Quando si sposta, muove molto vento intorno a sè, e agita i cuori perchè mira lì. Impedisce che la politica e la stessa esistenza siano un tirare a campare. No, o vita o morte. C'è qualcosa di gigantesco, in tutto questo. Dentro molti dei nostri lettori - e anche dentro di me lo confesso - qualcosa urla: questa generosità tremenda è stata al servizio di battaglie sconsiderate; la legalizzazione per l'aborto è qualcosa che pagheremo tutti e lui è stato il vittorioso paladino. Epperò è un uomo che nel 1983 e poi nel 1985 è arrivato ad un attimo dalla morte per salvare dalla fame i bambini d'Africa. E inoltre è qualc
uno con cui è bello combattere. Quando Muccioli si stava spegnendo, Pannella ha gridato contro queste mezze calzette che calvalcavano proibizionismo o antiproibizionismo per opportunismo, senza essere disposti a farsi ferire. Dio, dice l'apocalisse, vomita i tiepidi. Pannella non lo è. Pier Paolo Pasolini che pure era contro la legalizzazione dell'aborto:"Tu sai quanto ti amo e quanto sono dalla tua parte". Quale parte? Pannella dice che è quella del liberale e del liberista, quella che vuol trasformare il nostro paese in un Inghilterra capitalista ed uninominalista, dove su tutto prevalga la libertà degli individui. In questa parte lui è stato ed è il puù coerente. Ma non è questa la sua vera parte in Italia, e non è questo che lo faceva amare da Pasolini. E cosa allora?
Bisogna tornare a quell'inquadratura dei telegiornali all'Ospedale San Giacomo, a quegli occhi immensi, azzurri come i laghi che non poteva bere. Ha detto la parola "sete" con la gola riarsa e un desiderio ancestrale. Ma c'era qualcosa di più forte, qualcosa di più umano che il suo bisogno fisico. Per una volta nella vita, le parole gli uscivano stentate, disseccate, impastate di polvere soffocante e amara. E le parole avevano il peso di quando si sta per morire. Abbiamo afferrato finalmente che non era una réclame estrema per i suoi referendum, ma c'era in ballo qualcosa di più grande. A me rimarranno sempre impresse queste, perché nessuno le aveva dette così, con questa sgargiante mitezza: "ferita" e "verità con la v minuscola". Questa è la parte di Pannella che ci costringe a dirgli grazie anche quando non ne avremmo voglia: lui è un cavaliere della verità, uno che non si stanca di cercare. No, che non è per i referendum che va alla morte e non ha vergogna di mostrarsi disfatto dalla sua passione. E qual'
è la ferita alla verità, allora? Pannella si è reso per la millesima volta conto che c'è un sistema che pretende di avere il monopolio delle verità e delle coscienze. La democrazia è negata. E' la macchina spaventosa e metallica della finta verità, che spadroneggia in questo Paese. Un ingranaggio che tiene lontani i cittadini, o anche i politici che dicano cose sgradite a quella macchina, che scrive Pannella, tiene uniti in un abbraccio di interessi Cuccia (il capitalista, il finanziere) e Curzi (il giornalista tardo comunista).
Quando c'è una simile macchina, l'unico modo per incrinarla è versare la vita come faceva Gandhi. E' chiaro che buttare il proprio corpo assetato sotto i fari di questo pullman disumano che è la tivù e la stampa costringe tutti a guardarti, persino Cuccia-Curzi. E in quell'istante anche gli italiani vedono, e qualcosa capiscono, magari attraverso le parole sfocate, arrossate per l'arsura desertica, di Pannella.
Molti, tra cui anche Michele Serra, pensano: "La tragicità del digiuno di Pannella stona con la comicità delle sue ragioni".
Ma no. Il digiuno, la tragicità del gesto, coincide con le sue ragioni. E' il messaggio della serietà estrema dell'ideale a cui io magari mi oppongo in nome di qualcosa che sperimento come più prezioso. Ma qui sta il succo della politica, anzi della vita.
Di recente, in molti avevano intravisto in Pannella un certo imborghesimento. Aveva come al solito divorato i suoi figli, come Saturno: l'ultimo forse era Taradash. E' un destino. Ma rispetto al passato pareva esserci in lui un desiderio di auto blu, una poltrona dove avrebbe agito bene. Ma il digiuno di questi giorni gli ha restituito l'anima magra. Speriamo che affilata, addolorata, ma Dio ce la consevi quest'anima. Se è concesso un ricordo personale, a me che criticavo il suo appoggio a Scalfaro e Ciampi, nel 1992, tolse il saluto per un pò. Ma vederlo girare per il Transatlantico, sentirlo tuonare e muovere le sue grandi mani, mi consola e deve consolare tutti. Sono certo che quando capitasse qualcosa di tremendo alla democrazia, e tutti, destra e sinistra, si accomodassero: lui no. Lui è la nostra assicurazione sulla vita della democrazia.