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Conferenza Movimento club Pannella
Partito Radicale Angiolo - 5 ottobre 1995
"CASO PANNELLA":HA RAGIONE IL CRONISTA O LO SCIENZIATO?
di Angiolo Bandinelli

"L'Opinione", 4 ottobre 1995, pag. 10 (strillo in prima)

Sullo stesso giornale, nello stesso giorno, a due pagine di distanza, un giornalista e un politologo giudicano Pannella. L'uno apprezza in lui il "sismografo" politico. Per il secondo Pannella è invece uomo dell'ottocento, con l'angoscia di essere dimenticato. E poi non ha mai voluto un partito di consiglieri comunali. Così ha sbagliato. E ha chiuso.

Il primo, Stefano Folli, è un "cronista" della vicenda politica. Il secondo, Angelo Panebianco, è anche il docente che da tempo detta le regole della scienza che fu di Machiavelli. Strano. Se di scienza si tratta, come è possibile una tale divergenza? Chi ha ragione? Chi è Pannella?

Per Folli, con il digiuno il leader Riformatore denuncia "sfiducia nelle forze politiche dei due campi, incapaci di incarnare un progetto di riforma delle istituzioni". Il suo messaggio è rivolto innanzitutto a Berlusconi, che Pannella sollecita a scegliere tra l'essere parte "di un grande schieramento moderato..." oppure il percorrere fino in fondo "la strada di un progetto politico che ribalta i vecchi assetti e punta ad una totale riscrittura della Costituzione". E' il ritratto di un Pannella lucido e ambizioso.

Per Panebianco, l'amico Marco vive "un dramma di cui, almeno in parte, lui stesso è responsabile". Perché l'uomo che "per decenni" ha più combattuto le storture della Prima Repubblica è oggi, quando questa è crollata, solo "una figura marginale e marginalizzata". Di quì la sua "angoscia", il suo "pretendere" più informazione. Ma come è potuto accadere, tutto questo? E' scientificamente chiarissimo: Pannella non ha avuto la capacità o la volontà di costruire attorno a sé una organizzazione stabile, fondata sul "sistema di complicità" che essa richiede, fatto di "prebende" e di "benefici", ma grazie alla quale un leader si assicura le fedeltà e si garantisce il perpetuarsi della sua "identità" oltre il mutare dei tempi. Pannella sarebbe in definitiva una "personalità liberale del XIX secolo" che si trova a vivere in un mondo assai diverso, inospitale e non capito. E quest'ultimo "tentativo referendario" servirà a Pannella solo per procurarsi nuove, instabili, temporanee, alleanze "trasversali" nella speranza d

i "impossibili rimescolamenti delle carte". Caro Marco, sembra concludere aspramente Panebianco, per te è giunta l'ora della pensione.

Non c'è via di uscita, o ha ragione Folli o ha ragione Panebianco. Tertium non datur. E dunque, cerchiamo di chiarire. Innanzitutto, decisiva sarebbe, secondo il politologo, l'osservazione che Pannella non ha voluto (o saputo) costruire una organizzazione stabile, duratura, ancorata nella società e ben garantita attraverso la distribuzione di "benefici" e "prebende". E' una osservazione curiosa. Vorrei fare osservare a Panebianco, se possibile, che il ritratto che egli fa di un tale moderno leader si attaglia perfettamente, per esempio, a Craxi. Craxi tentò di costruirsi una organizzazione retta da un sistema di prebende e benefici, che equilibrassero l'assenza di radicamento sociale che i socialisti lamentavano dinanzi al PCI e alla DC. Purtroppo, il tentativo di Craxi è finito come sappiamo, direttamente in Tangentopoli.

Ma, insomma, uno strumento, un "partito", ci vuole. Certo, ma solo tenendo ben presente, per valutare il problema, di metter nell conto quale sia l'obiettivo che il leader in questione intende perseguire. Lo strumento, l'organizzazione, deve essere adeguato al progetto, all'obiettivo: altrimenti sarà non strumento di lotta, ma un impaccio. E allora, come non tener conto delle chiarissime, mai modificate, dichiarazioni di intenti che Pannella ha infinite volte ripetuto? Quel che Pannella intende perseguire è una riplasmatura in senso liberale delle istituzioni politiche del nostro paese. Su questo obiettivo ambiziosissimo egli ha misurato la sua impresa e ha scommesso anche la sua esistenza. Si può accettarlo oppure no. Ma, per giudicarlo, non si dovrà prescindere da questo punto di partenza. Divorzio, aborto, e sopratutto obiezione di coscienza e lotta intransigente per l'informazione e le garanzie nei confronti dell'"identità" sono state le grandi tappe su cui si è articolato un trentennale percorso. Occasi

oni, strumenti, iniziative, sono state colte ed evocate, scelte o subìte sempre avendo fisso il progetto complessivo: al quale, è ovvio, una organizzazione retta su "benefici" e prebende varie non sarebbe mai servita. Meglio il "movimento", plasmabile ed agile. Pannella è coerente col suo progetto. Non è un caso che Folli faccia spesso di Pannella il segnale del variare delle situazioni. Il "cronista" della politica va ad auscultare un politico, dotato di un progetto coerente.

Purtroppo, nelle categorie postweberiane, strutturaliste e sociologiche della scienza politica contemporanea, questo tipo di lettura della politica non è consentito, anzi è aspramente combattuto: e ciò ha determinato - in particolare - l'isolamento di Pannella proprio rispetto all'intellettualità politologica. Ma in politica il vero scienziato è, magari drammaticamente, il politico stesso, il solo abilitato a fare previsioni e a trarre conclusioni dagli eventi, perché è l'unico che ha gli strumenti, se lo vuole, per mutarli. Alla "scienza" della politica resta un altro fondamentale compito: quello di interpretarli, classificarli, sistemizzarli. Ma "post eventum".

Angiolo Bandinelli

 
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