Caro Compagno SchneiderIn Italiano le parole straniere non vengono pluralizzate:
così si dice "i referendum" al contrario dell'inglese in cui si usa il plurale
latino tra i colti, o si aggiunge una s tra gli incolti, entrambe le forme
essendo giuste. Tutto ciò se uno accetta di riconoscersi nelle regole
dettate dai dizionari che potrai controllare, altrimenti naturalmente tu
puoi continuare a dire referenda che non credo freghi niente a nessuno. Io,
per esempio, scrivo sempre habbiamo perchè trovo ingiusto che si usi lacca
quattro volte su sei, e due volte no. Questo perchè sono un egualitario, e
il mio "progetto politico" prevale su mere considerazioni grammaticali. Aggiungo
peraltro che sono confortato dalla linguistica di Noam Chomsky, cioè
dalla teoria della G.U., oltrechè da considerazioni meramente latinistiche, su
cui tu mi pari ferrato: ho il sospetto che i latini aspirassero lacca, come gli
inglesi (e mi riferisco proprio al verbo havere), e credo che qualche ignorante
con molto potere habbia scritto uno svarione, cioè abbiamo senza acca, e ne
habbia fatto una regola grammaticale per impedire che gli altri si accorgessero
che era un asino, così va il mondo, caro compagno.
Questo ci porta alla reale motivazione di questa mia: come sai il compagno
Marx era poco interessato a come va il mondo, grammaticale, filosofico o
politico, era invece interessato a cambiarlo. Ora alcuni di noi ritengono
che questa volontà di cambiamento del mondo, particolarmente a cambiarlo
in meglio, sia stata nei fatti la fonte delle peggiori nefandezze fatte
dall'uomo contro l'uomo. Non fraintendiamoci: il mondo va cambiato, e non so
per esempio, pensare di una ragione migliore per il nostro partito, o per
questa conferenza, che non sia la spinta verso il cambiamento. Il problema è
chi decide quale cambiamento, in quale direzione, le priorità etcc. Molti di
noi ritengono che queste decisioni debbano essere prese in comune, con uno
spirito di rispetto reciproco, e che debba prevalere, dopo una critica ragionata,
l'opinione che appaia conforme alla logica e alla ragione dei più.
Altri ritengono che le decisioni politiche debbano essere prese in base alle
certezze assolute, alle fedi incrollabili, agli intimi convincimenti, alla
inoppugnabile evidenza tale apparente ai migliori e più nobili.
Questo modo di concepire il cambiamento e il suo motore, che nasce da Eraclito
e da Platone, e arriva a Hegel e Marx, noi lo chiamiamo totalitarismo, e non
facciamo distinzioni, in quel senso, tra fascismo e comunismo, o se vuoi tra
fascismo, comunismo e cattolicesimo. Credo questo intendesse il compagno che
dava del fascista a Marx. Quindi era un giudizio serio, mica come dare del
pirla a uno, o dello stronzo, che quello si può fare così senza pensarci, in
email poi sono pochi colpi leggeri di polapstrelli di dita
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