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Conferenza Movimento club Pannella
Faccini Liliana - 7 ottobre 1995
Avvenire - Domenica 1/10/95 pag. 1

Scacco per il vittimista a gettoni

di Domenico Rosati

La tempestiva ingerenza umanitaria dei medici ha impedito a ;Marco Pannella di farsi del male astenendosi dal cibo e dalle bevande. E' la prima buona notizia del giorno. L'altra notizia, altrettanto buona, è che nessuno dei "diciotto-referendum-diciotto", promossi dallo stesso, ha superato la necessaria soglia d'ingresso delle cinquecentomila firme. Del primo evento c'è da rallegrarsi, sul secondo c'è da riflettere.

Da quando calca le scene della Repubblica, sempre con vocazione da mattatore, il leader radicale non aveva mai fallito un referendum.

Ha avuto delle sconfitte nel voto, non nella introduzione dei quesiti. Per drenare firme, in genere, stabiliva rapporti di simbiosi, come il "paguro bernardo", con soggetti variamente interessati alle singole questioni: una volta gli ecologisti, una volta le destre, una volta le sinistre. Al traguardo giungeva trafelato, mai in apnea; sempre impegnato a protestare contro la disinformazione "di regime", ma mai correndo veramente l'alea di mancare il risultato.

Con le buone o con le cattive, tra blandizie e spintoni, riusciva in ogni caso a raggiungere il "quorum" costituzionale.

Una volta, e fu il suo capolavoro, strappò una dilazione di termini stabiliti come perentori. Opra, invece, la percezione dell'imminente fallimento lo ha indotto non già a domandarsi se e dove avesse sbagliato, ma a girare in conto terzi - la Rai Tv e il Presidente Scalfaro - le responsabilità di uno scacco che deve accollarsi per intero, visto che nella vicenda non ha avuto alleati. E così ha preso la rincorsa del sempre più difficile, fino a esporre la propria integrità psicofisica, oscillando, a seconda delle preferenze, tra la figura di eroe del nostro tempo e quella di attempato e un po' goffo mago Houdini del palazzo.

Che si tratti di uno scacco politico non c'è dubbio. In altre circostanze del passato l'informazione sulla esistenza dell'iniziativa referendaria non era stata certamente più abbondante; ed era bastato il colpo d'acceleratore finale per smuovere i ritardatari. Indipendentemente dal giudizio sul comportamento del servizio pubblico, si dovrebbe almeno convenire sul fatto che nessuno dei diciotto quesiti ha dimostrato di possedere una carica propulsiva autonoma., in grado di imporsi all'attenzione dell'opinione pubblica prima di invocare un "battage" compensativo.

E' sorprendente che proprio i massimi esperti delle pratiche referendarie non si siano accorti del sopraggiungere, in questo campo, di un fenomeno di saturazione. La gente ha constatato che certi interventi demolitivi sulla legislazione mantengono assai meno di quel che promettono (non s'era detto che il "maggioritario" avrebbe garantito la "governabilità"?). Il sovraccarico quantitativo dei quesiti - otto, dodici, diciotto; e già se ne annunciano venti - ha suscitato disorientamento e rigetto: quale è importante e quale no, quale è "vero" e quale è "finto"? Ammesso che almeno cinque milioni di cittadini siano riusciti a farsi un opinione, la somma delle duecentocinquantamila sottoscrizioni raccolte certifica che l'area della condivisione è assai ridotta. E c'è da valutare se la concitata aggressività del protagonista non abbia contribuito a confondere i concetti piuttosto che a chiarirli, con un esito comulativo di repulsione piuttosto che di persuasione: erano i referendum di Pannella o i referendum su Pan

nella? Tutto concorre, in ogni caso, a considerare che anche la strategia referendaria, specie se in "overdose", non può essere impunemente usata come surrogato empirico di una linea politica che non viene dichiarata.

Resta il nodo della "par condicio", evocato giustamente dal capo dello Stato. Ma chi ha diritto di pretenderla e da quale momento?

Sembra ragionevole stabilire per i comitati promotori di referendum un differenziale nell'accesso alla comunicazione, a seconda che essi abbiano semplicemente introdotto il quesito o che abbiano anche presentato le cinquecentomila firme prescritte, intendendosi che nella seconda fase godrebbero della maggior tutela di un diritto rafforzato, da far valere anche legalmente. Ne risulterebbe valorizzata l'iniziativa referendaria come espressione autentica di valori e di interessi popolari, e non come povera esca da voto da imporre, attraverso i media, ai soliti pesci; che però sono sempre disposti ad abboccare.

 
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