Tesi. Le mosse di una tipica partita di "Goffo pasticcione" sono queste:
Il Bianco rovescia il whisky sul vestito da sera della padrona di casa .
Il Nero (il padrone di casa) sta per scattare ma si rende conto (in genere confusamente) che se perde la pazienza il Bianco vince. Percio' si frena e cosi' si illude di aver vinto lui.
Il Bianco dice "Mi dispiace".
Il Nero a denti stretti e sfoggiando un bel sorriso scusa il Bianco e si conforta cosi' nell'illusione di aver vinto.
Il Bianco procede nella sua opera di guastatore ai danni delle proprieta' del Nero. Rompe, rovescia, sporca. Bruciato un tavolino con la sigaretta, strappata una tenda con la gamba della sedia e rovesciato il sugo sulla tovaglia, il Bambino-Bianco esulta, perche' si diverte a combinare guai e ad essere perdonato; il Nero e' soddisfatto di saper soffrire in silenzio. Tutti e due, dunque, godono della disgraziata situazione, e non e' poi detto che il Nero voglia liberarsi di quell'amico.
Come in molti giochi, il Bianco, che fa la prima mossa, vince in ogni caso. Se il Nero si arrabbia, lui e' autorizzato a risentirsi. Se il Nero si frena lui e' libero di impazzare. La vera posta del gioco, tuttavia, non e' il piacere della distruzione - premio solo accessorio - ma il perdono. E questo ci porta direttamente all'antitesi.
Antitesi. L'anti-"Goffo pasticcione" si gioca non offrendo ma chiedendo l'assoluzione. Quando il Bianco fa "Mi dispiace", il Nero, invece di mugolare "Non importa", deve dire: "Stasera puoi mettere in difficolta' mia moglie, rovinare i mobili, sporcare il tappeto, ma per favore non dirmi 'Mi dispiace'". Cosi', da Genitore indulgente, il Nero diventa adulto obiettivo che si assume in primo luogo la responsabilita' di avere invitato il Bianco.
La misura della partecipazione del Bianco e' rivelata dalla sua reazione, che puo' arrivare all'esplosione. Chi gioca all'anti-"Goffo pasticcione" rischia un'immediata rappresaglia; o almeno di farsi un nemico.
I bambini giocano una forma abortiva del "Goffo pasticcione", nella quale non sono sempre sicuri di essere perdonati ma per lo meno si divertono a combinare guai: via via che imparano a comportarsi in societa', pero', approfittano dell'esperienza per farsi perdonare: ed e' questo l'obiettivo principale del gioco cosi' com'e' praticato tra adulti beneducati.
Eric Berne, A che gioco giochiamo, Tascabili Bompiani, 1989
Cari Quattrocchi, Schneider, Zambardino, Lomartire, Natella, a voi dedico questo interessante brano e vi domando se per caso esso non evochi in voi qualcosa di profondamente noto, perche' radicato nel vostro modo di essere, nelle vostre abitudini, nel vostro comportamento.
Rimango sbalordita a pensare alla naturalezza con la quale voi entrate in un luogo che, abbiamo detto, e' pubblico - ma e' pur sempre spazio di dibattito riservato alla politica del Movimento dei Club Pannella - e invece di porvi in ascolto non voglio dire con umilta' ma almeno con attenzione, con interesse e con la volonta' di comprendere le azioni e le ragioni degli altri, diversi da voi, certo, ma non per questo nemici, con protervia fuori dal comune - o forse assolutamente comune, purtroppo...- "provocate" (e suvvia, non dite che non e' vero, giacche' lo ha riconosciuto lo stesso Lomartire nell'ultimo suo intervento che mi e' stato dato di leggere) insultate, irridete, insinuate e infine, se qualcuno "ci casca" e dunque esplode e vi manda - lasciatemelo dire - comprensibilmente, dal punto di vista delle reazioni emotive incontenibili, a fare in culo, ORRORE DI DISGUSTOSI RADICALI!!!, E CHE VI ABBIAMO FATTO?! ERAVAMO QUI SOLO PER DISCUTERE SERENAMENTE CON VOI E QUESTO E' IL TRATTAMENTO CHE RISERVATE A NOI
, STUPENDI, PURISSIMI INOSSIDABILI DEMOCRATICI DOC?
...smettetela di urlare, per favore... e ditemi, siete proprio certi che siete qui per il dibattito?
L'ultimo pensiero della notte lo rivolgo a Zambardino che, in un msg privato che avrei preferito non ricevere - ma tant'e', queste la cortesia e la sensibilita' dell'uomo - mi domanda se sia "violenza ritorcere in termini di schiaffi la violenza verbale e mentale di certi insulti nonviolenti" con cio' ponendo in dubbio l'illegittimita' di risolvere le dispute sulle idee con un pestaggio di squadristica memoria. Caro Zambardino, a Lei riflettere se abbiano lo stesso peso un "testa di cazzo" sparato a fior di lingua e un inseguimento a calci in culo. Per le botte ci sono le denunce, e anche se Lei si rifa' all'inesperienza ed alla giovane eta' del suo odiato avversario che necessita di opportuno trattamento, Le ricordo che si va sotto processo anche per abuso di mezzi correttivi. Son finite le purghe, e' finita la pacchia, se proprio crede, prenda a calci il muro, forse il dolore che ne ricavera' La riportera' ad uno stato di coscienza piu' presente a se stesso.
Io non posso non dirLe che le sue minacce mi hanno provocato uno stato di disagio e di sottile paura che non Le perdono, come quando scopri che e' entrato un ladro in casa o vedi un uomo che per strada picchi una donna o un bambino.
Per me Lei non ha giustificazioni di sorta. La saluto.
Teresa Dentamaro