Ecco un classico esempio di ciò che chiamo "combattere alla vecchia maniera": l'articolo del pur valente Angiolo Bandinelli sull'Opinione.
Ben scritto, fluido, simpatico quanto si vuole: ma tradisce un difetto di fondo, che è la incapacità di vedere che la timida ed ormai abortita rivoluzione italiana è un fenomeno del tutto estraneo alla sinistra.
Bandinelli si sforza di tracciare un parallelo tra l'azione di Mancini, quella di Craxi e quella di Berlusconi. Alla fine, l'impressione che se ne ricava e che Bandinelli veda una sorta di continuità di "opposizione al regime" tra quete tre figure ed il fenomeno politico che costituiscono o hanno costituito.
Cos' facendo, Bandinelli ignora il dato fondamentale: la diversità di bacino elettorale e/o di consenso nel quale i tre personaggi hanno "pescato" durante la loro parabola.
Un errore che non è casuale: Bandinelli, come tanti della sua generazione, è semplicemente incapace di concepire un elettorato di riferimento che non sia quello della sinistra liberale o della sinistra autoritaria. L'elettorato borghese, conservatore, "di destra", e chi più ne ha, più ne metta, non esiste.
Questo voler ignorare a tutti i costi che quella metà degli italiani che ha sostenuto Berlusconi non è la stessa cosa degli elettori che esprimevano simpatia per Mancini o per Craxi, falsa tutta l'analisi, la rende poco o per nulla utile.
Insomma, si continua a ragionare alla vecchia maniera. Con queste prospettive, che speranze di rivincita si possono nutrire ? Quali probabilità di battere un regime spietato e feroce, peggiore di gran lunga del fascimo ? Nessuna, io credo, se non si ha il coraggio di uscire dai vecchi schemi, di cancellare i condizionamenti inevitabili di 40 anni di politica passati per la maggior parte a doversi guardare più da destra che da sinistra.