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Conferenza Movimento club Pannella
Partito Radicale Rinascimento - 5 maggio 1996
PANNELLA E LA LEGA - articolo di Luigi De Marchi pubblicato dall'Opinione il 4/5/96

Mi è capitato,qualche giorrzo fa, di seguire, su Rai Tre, un dibattito tra Pannella, Casini Urbani e... Dotti sulle prospettive d'inciucio (pardon, di collaborazione alta e nobile) tra i gruppi parlamentari dell'Ulivo e del Polo, E le tre colombe 'dal disio (di poltrone) chiamate' nello studio di Lucia Annunziata hanno appassionatamente sostenuto I'opportunità di accettare l'offerta della presidenza d'una delle due Camere rinnovata da Prodi all'indomani della vittoria. E'stato un dibattito in gran parte noioso, anche perché largamente prevedibile: da che mondo è mondo le colombe non s'allontanano mai dalla colombaia, dove sta il becchime. E il trio Dotti Casini Urbani non poteva fare e non ha fatto eccezione.

Gli unici due momenti vivaci ce li ha dati Pannella. Il primo è stato quando ha domandato che diavolo ci facesse Dotti in quel dibattito ora che, per le note e tragicomiche vicende ariostesche, è stato congedato da Forza Italia e rappresenta solo i suoi giovani di studio forense. Ma forse, santa ingenuità, all'ottimo Marco sfuggiva che la piu' candida delle colombe, per quanto azzoppata, poteva egregiamente concorrere a dare del Polo quell'immagine inciucista e collaborazionista che i fautori del consociativismo olivastro da sempre auspicano. L'altro momento gustoso è venuto quando, proprio mentre le colombe dal disio chiamate gorgheggiavanofestevoli per ribadire che Forza Italia doveva caratterizzarsi sempre più come Grande Centro (naturalmente cattolico, buono e moderato) per differenziarsi dalla destra finiana (redenta, certo, dal suo passato peccaminoso, ma pur sempre alquanto cattivella e licenziosa), Pannella è sbottato a dire che la disfatta del 21 aprile era figlia proprio dello spirito inciucista e

dell'inseguimento affannoso del governo delle larghe intese e del voto cattolico, cosi come, ha soggiunto, il successo impressionante della Lega era nato dal rifluto bossiano dell'inciucio e della mimetizzazione clericale. Quasi quasi s'è sentita nelle parole di Pannella (come altre volte dopo il 21 aprile) una apertura alla Lega o un accostamento tra la battaglia leghista e quella radicale.

Temo però che a Pannella, cosi pronto nel cogliere gli aspetti ed i rivolti politici delle dinamiche elettorali, sia ancora una volta sfuggita la sostanza sociale ed economica della vicenda leghista e del voto del 21 aprile. La Lega ha avuto nel '92 '93 il suo primo, clamoroso successo quando i lavoratori del privato del Nord (ove massima e' l'espansione dell'economia privata e massimo il malcontento per la rapina burocratica e statalista) I'hanno vista come l'unica forza politica disposta a raccogliere la loro rivolta. In quei primi anni '90, anzi, la Lega avrebbe potuto diventare il primo partito dell'ltalia intera se, ascoltando le mie analisi ed i miei appelli, avesse saputo abbandonare il suo rozzo antimeridionalismo, e farsi campione di tutti i lavoratori del privato (cioè della classe sfruttata) che, anche al CentroSud, costituiscono la maggioranza della popolazione e dell'elettorato. Purtroppo non lo seppe fare; e li ci fu la prima battuta d 'a rresto della Lega. Quando poi, tradendo il mandato anti

statalista dei suoi elettori, la Lega ha realizzato il ribaltone e si è alleata con le vecchie forze catto comuniste del regime consociativo nelI'appoggio al Governo Dini, i suoi consensi anche nel popolo della Padania sono calati paurosamente, ' mentre simmetricamente salivano i consensi per Forza Italia. Quando infine, dopo il crollo del Governo Dini, la richiesta leghista di un'assemblea costituente da associare ad un Dini bis e' stata respinta e si e' profilato l'accordo Polo-Ulivo per le larghe intesee si e' profilato l'accordo Polo-Ulivo per le larghe intese, la Lega si è trovata isolata e non potutofar altro che riprendere, nella campagna elettorale, quella battaglia anti fiscale e anti statalista che aveva tranquillamente archiviato durante tutto il '95 e che la dirigenza del Polo, tutta impegnata nelle diatribe giudiziarie e istituzionali, non ha saputo rilanciare neppure nel '96 (basti pensare alla dichiarazione surreale di Berlusconi all'inizio della campagna elettorale. 'Queste elezioni saranno u

n referendum sul semipresidenzialisnzo alla francese'). Da questo ritorno alla rabbiosa battaglia anti fiscale e anti burocratica delle origini leghiste dalla parallela latitanza del Polo su questi temi e' nato il successo massiccio della Lega: non certo come crede Pannella, da un rifiuto leghista (che non c'è mai stato) al compromesso con le forze consociative. Del resto, se il successo leghista avesse qualche legame coll' intransigenza presidenzialista e anticonsociativa cara a Pannella, anche le 1iste Pannella avrebbero dovuto registrare un buon successo nel 'profondo Nord', Viceversa, hanno subito una solenne batosta.

Riuscira' mai, Pannella ad utilizzare la mia teoria della lotta di classe liberal liberista o, per lo meno, a capire che, senza radici sociali ed economiche, le sue iniziative resteranno condannare alla marginalita'?

 
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