Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
ven 28 feb. 2025
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Conferenza Movimento club Pannella
Partito Radicale Benedetto - 26 maggio 1996
L'opinione del 24 maggio ha pubblicato questo articolo
di Benedetto Della Vedova:

STATO SOCIALE ALLA RISCOSSA

Gli interessi dei sindacati sono cosa diversa da quella dei cittadini

La scorsa campagna elettorale ha visto una contrapposizione del tutto vuota di contenuti concreti tra presunti "difensori" e presunti "affossatori" del cosô detto Stato Sociale, con lo stucchevole ma quasi unanime retropensiero che la medesima divisione determinasse anche i "buoni" e i "cattivi"; retropensiero in buona parte condiviso, ahimĹ, anche da coloro che avrebbero dovuto interpretare la parte dei cattivi. Sappiamo come Ĺ finita: la Stato sociale ha affossato il Polo e spetta ora al ticket Prodi-Weltroni mantere le rassicuranti promesse elettorali.

Nel frattempo, ma con qualche essenziale dato di concretezza in piĄ, anche in altri paesi "di riferimento" per la societę e l'economia italiane lo scontro su proposte di revisione o riforma del Welfare State tiene decisamente banco. In Francia, Germania, Inghilterra e Stati Uniti le pensioni, la sanitę, l'assistenza e la scuola sono "bersagli" di piĄ o meno radicali proposte di riforma, che alla fini fine significa: tagli, de-responsabilizzazione dei governi, gestione prvatistica lasciata per quanto piĄ possibile alla responsabilitę dei singoli.

In due casi, Francia e Germania, le proposte vengono, come da manuale, da governi di centro-destra (ma non destra liberale) e sono il tentativo di rivedere alla luce delle compatabilitę finanziarie esterne ed interne, la struttura esistente delle provvidenze pubbliche a vario titolo erogate. Insomma, avanti sô, ma con giudizio e nel tentativo di non scuotere alla radice le residue certezze dei cittadini della vecchia Europa.

Negli altri due casi, invece, l'"attacco" arriva da sinistra: dai ministri ombra di Tony Blair e dal presidente Clinton (il fatto che quest'ultimo si sia limitato, diciamo cosô, a dare il placet ad un programma di un governatore repubblicano sposta poco).

Non credo che questa sia una coincidenza e ritengo anzi che possa costituire un'ottimo motivo di riflessione anche per il nostro paese. Pur facendosi largo tra mille distinguo e opportunismi elettorali, infatti, credo si possa sostenere che la capacitę di proporre riforme radicali degli strumenti pubblici di tutela ed assistenza sia di gran lunga maggiore in quei paesi in cui le decisioni vengano assunte da esecutivi forti, che abbiano come interlocutori e referenti direttamente i cittadini e gli elettori; Ĺ chiaro in questo il riferimento agli Usa, ma anche alla Gran Bretagna, nonostante le profonde radici tradeunioniste del Labour Party. Paesi in cui resta fondamentale la dialettica tra individui e istituzioni, paesi in cui, non a caso, le previdenze del welfare ruotano attorno allo status di cittadino piuttosto che a quello di lavoratore. E ciý sembra fare pragmaticamente premio anche sulla matrice ideologica.

Nei due paesi dell'Europa continentale, invece, le grandi organizzazioni sindacali interferiscono pesantemente nei processi decisionali del governo, imponendo spesso le proprie prioritę che quasi mai sono le prioritę della generalitę dei cittadini e molto di frequente sono le prioritę di una oligarchia che mira innanzitutto a mantenere le proprie prerogative di potere. Da questo si arriva ad un vero potere di veto sulle decisioni che rischiano di indebolire alcune categorie di lavoratori rappresentati; e ciý vale, come il caso italiano della riforma dell'istituto delle pensioni di anzianitę dimostra, anche per passate acquisizioni oramai indifendibili.

Da questa considerazione nasce la mia sfiducia sulla capacitę del Governo Prodi di porre mano alla necessaria ed urgente rivisitazione degli istituti di Welfare italiano; infatti, fin dalla campagna elettorale e ancor piĄ nelle prime indicazioni programmatiche , il neo presidente del consiglio ha preannunciato il ritorno in grande stile della stagione della concertazione tra Confindustria e Sindacati sotto il patrocinmio del Governo, evidenziando di puntare sulla politica dei redditi per il contenimento dell'inflazione e il rilancio dell'occupazione; questo sulle ali dell'entusismo sollevato dal tempestivo saggio di Modigliani che indica questa come la via de "Il miracolo possibile": vedremo, pur sempre di miracolo si tratta. Il tributo inevitabile a questa strategia, perý, sarę il rafforzamento del ruolo del Sindacato che chiederę ed otterra contropartite allo Stato sul fronte della garanzia e della tutela dei propri iscritti, in particolare lavoratori del pubblico impiego e delle grandi aziende e pensiona

ti. Ad essi e non agli "esclusi" finiranno per essere devolute le scarse risorse di uno Stato Sociale che sarę impossibile ridiscutere nei principi ispiratori, come invece sarebbe necessario.

Infatti, vi Ĺ una profonda reticenza a sinistra (ma anche a destra) nell'affrontare la questione della contrazione della spesa sociale: l'obiettivo non puý e non deve essere una semplice riduzione percentuale della spesa, magari accettato obtorto collo con la scusa di Maastricht. Per l'Italia, e per l'Europa, si tratta di prendere atto delle profondissimamente modificate condizioni in cui la sociatę europea si trova, oggi, rispetto a quaranta o trent'anni fa; sia sotto il profilo sociale e demografico che economico e politico, nei contesti nazionali e, soprattutto, in quello internazionale.

Appare sempre piĄ evidente il rischio, se non il destino, alla marginalizzazione dell'Europa, e con essa di tutti i suoi valori: non so se sarę possibile sottrarsi ad esso, ma Ĺ certo che ogni tentativo per farlo passa attraverso la ricerca di nuovi modi di organizzazione della societę, di nuovi modi di pensare e realizzare la solidarietę sia della stessa che di diverse generazioni. Sfidando convenzioni sociali e consolanti certezze sull'impossibilitę di "tornare indietro" o sulla "evitabilitę" di mali della societę.

E' una sfida gię nelle cose, che, senza moralistiche contrapposizioni tra buoni e cattivi, va affrontata con radicale coraggio riformatore, guardando avanti anzichÄ indietro e puntando prima di tutto sulla valorizzazione delle libere e responsabili scelte dei singoli individui, la risorsa piĄ importante di cui disponiamo.

 
Argomenti correlati:
stampa questo documento invia questa pagina per mail