In particolare:"(Domanda) Il 1· gennaio prossimo scatterà in Europa la liberalizzazione totale del settore delle telecomunicazoni. Intanto la privatizzazione diStet-Telecom langue e, quando ci sarà, si farà a colpi di golden share. Tutto regolare?
La golden share non è illegittima in sè per la legislazione europea. Dipende dall'uso che se ne fa..
Cioè?
Cioè è uno dei tanti strumenti che possono rivelarsi incompatibili con gli articoli 6, 52 e 73b del Trattato: come dire con i principi di non discriminazione, diritto di stabilimenti e libertà di movimento dei capitali nell'Unione.
Ma nel caso specifico della Stet?
Nel caso specifico mi risulta che, come è avvenuto ai tempi della privatizzazione dell'Eni, nel 1995, in seguto a un intervento della Commissione, il Governo con il decreto del marzo scorso si è impegnato a che i poteri del Tesoro vengano esercitati nel rispetto dei principi e della normativa comunitaria.
Un deterrente sufficiente ad azzerare i proclami in difesa dell'interesse nazionale alla Bertinotti&Co?
Certo, dichiarazioni di autorità che usano espressioni tipo <> richiamano le discriminazioni per nazionalità, creando un pregiudizio sfavorevole. E possono scoraggiare gli investitori. Nel caso delle privatizzazioni, l'interesse nazionale può essere invocato soltanto in casi molto precisi, come l'ordine e la salute pubblica, escludendo considerazioni economiche. E' importante non creare discriminazioni nemmeno allo stato potenziale. Altrimentisi violano le norme comunitarie..."Accanto all'intervista a Monti, c'è un intervento di Innocenzo Cipolletta sulla questione dei nuovi manager pubblici, argoemnto già trattato da Franco Debenedetti in un articolo del 10 maggio (<>) di cui potete trovare ampi stralci in questa conferenza. Scrive, fra l'altro, Cipolletta:"...Prima si diceva che era importante privatizzare. Ora si dice che ciò che importa è la capacità a gestire in modo privatistico e soprattutto l'indipendenza dei manager dalla politica e dal Governo: non a caso Guido Rossi ha ricordato la stagione d'oro dei manager indipendenti che, tra fascismo e primo decennio della democrazia, hanno costruito le partecipazioni statali. Poi c'è stata la degenerazione: ma poco si riflette sul fatto che tale degenerazione è figlia anche dei buoni manager pubblici che avevano costruito il castello del potere, caduto poi "in altre" mani...".