| Conferenza Movimento club Pannella |
| Vernaglione Piero
- 26 giugno 1997
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| Remo, da liberale non ti dovrebbe sfuggire l'enorme differenza che corre fra la procedura e il merito delle singole questioni. Non ho invocato il soffocamento del dibattito interno (forma), ma la mia personale idiosincrasia per il merito di alcune critiche (contenuto). Idem per lo statuto: Pannella lo rispetta alla lettera, ma guarda caso le deliberazioni finali sulle questioni più importanti coincidono generalmente con la sua convinzione iniziale (un esempio a caso fra i tanti, l' esito del congresso del 1996 in relazione al "ticket" direttivo Pannella-Vigevano o, in prima battuta, Pannella-Stanzani). Come lo spieghi, se non con le peculiarità strutturali di ciascuna formazione politica, analizzabili con strumenti un po' più sofisticati della semplice lettura dello statuto? Comunque, non mi sottraggo al rischio di apparire cinico e luciferino, e faccio un'affermazione che a te (e non solo a te) apparirà grave: non ritengo che, per un partito, la democrazia interna sia un obbligo, ma una facoltà ed, eventua |
| lmente, un fatto di opportunità: i partiti sono organizzazioni private, non istituzioni pubbliche, e devono essere libere di organizzarsi come meglio credono, al limite anche in maniera dispotica: si assumeranno la responsabilità di sopportarne gli oneri in termini politici. La parastatalizzazione dei partiti lasciamola ai neofiti della democrazia, PDS, PRC e AN in testa. |
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