INIZIATIVA DEL CORA CONTRO IL DECRETO DEL MINISTRO DELLA SANITA' SULL'IMPIEGO DEI FARMACI SOSTITUTIVI DELL'EROINA (D.M. 445/90)
Un medico accusa di furto una cittadina tossicodipendente e sierpositiva, le toglie il metadone e la lascerà senza cura finché non ammetterà di averlo derubato. Lei intanto, insieme a Lucio Bertè della Direzione del CORA, è stata denunciata dalla polizia per un sit-in di protesta di fronte alla persistente sotrazione della cura.
Alla fine del maggio scorso una ragazza di 26 anni, U.B., tossicodipendente da 12 anni e da un anno sieropositiva all'HIV, chiede una terapia volontaria al Sert di via Nikolajevka 2/4 a Milano, dove operano come medici il Dott. Bivi, coordinatore, e la D.ssa Brignolo.
U.B. non si considera una tossicodipendente incallita. Nel suo passato ci sono tre soggiorni, tutti falliti, in comunità di recupero molto diverse tra loro, due disintossicazioni con psicofarmaci condotte dal Dott. Bivi e una con metadone a scalare prescritta a Firenze ed eseguita dal Dott. Bivi a Milano alla fine del 1990.
Il suo problema, come per molti tossicodipendenti, è la ricaduta, che segue le disintossicazioni e i successivi periodi "drug free", di durata variabile, di pochi giorni o di molti mesi.
Anche queta volta U.B. si aspetta una disintossicazione, con la successiva assegnazione ad una comunità di recupero diurna.
Dopo 15 giorni di colloqui il Dott. Ettore Bivi decide che per lei va bene una terapia metadonica con dosaggio di 40 mg al giorno "a mantenimento", senza cioè una durata prefissata. La terapia funziona. Anche se il dosaggio è al limite del fabbisogno, U.B. "tiene" e le analisi di controllo risultano negative: a metà agosto sia il Dott. Bivi che i genitori della ragazza esprimono soddisfazione.
Improvvisamente, giovedì 17 settembre, dopo tre mesi di assunzione quotidiana di 40 mg di metadone, che l'ha allontanata dall'eroina e dalla siringa, senza una motivazione clinica, senza preavviso, con una repentina mutazione di programma, U.B. si trova davanti 30 mg di metadone: uno scalaggio di 10 mg in un colpo solo, quando la prassi indica per lo più 1 mg al giorno.
All'esterrefatta U.B. il Dott. Bivi, dopo uno sbrigativo "qui decido io", fornisce la "stupefacente" spiegazione che la ritiene responsabile del furto del suo portafoglio, avvenuta il giorno prima, e pertanto sarà espulsa dalla terapia in pochi giorni.
In sostanza il Dott. Bivi, invece di sporgere regolare denuncia (contro ignoti) per il furto, si fa da sé giustizia sommaria e dopo aver pronunciato la sentenza esegue la condanna, sottraendo la cura alla sua paziente.
U.B. è disperata: non vuole prostituirsi, non vuole compiere atti illegali, non vuole tornare a dormire per strada dove è già stata per mesi, cacciata dai genitori anche su suggerimento dei medici del Sert, e da dove è stata raccolta dalla nonna proprio per essere avviata al trattamento terapeutico.
Nonostante l'intervento del CORA e del Dott. Giorgio Inzani - medico e consigliere regionale Antiproibizionista - a sostegno della richiesta di immediata ridefinizione del programma avanzata da U.B., il 22 settembre il Dott. Bivi conferma telefonicamente alla ragazza che non avrà il metadone finché non ammetterà il furto del portafoglio e non chiederà scusa: il primo appuntamento per la confessione è fissato per otto giorni dopo, il 1· ottobre, "e intanto mediti". Nel frattempo U.B. chiede copia del suo programma terapeutico (che normalmente viene rilasciata seduta stante) ma le viene negata: la domanda va fatta alla Ussl, dove viene richiesta anche la cartella clinica integrale. Il 24/9 U.B., che ha ripreso a bucarsi e l'ha detto ai medici, sta male e al Sert si presenta sua nonna, pensionata di 80 anni, accompagnata da un esponente del CORA, per depositare una nuova richiesta scritta di terapia metadonica da parte della nipote.
Il 26/9 U.B. torna al Sert con Lucio Bertè, della Direzione del CORA, e chiede alla D.ssa Brignolo, che sostituisce il Dott. Bivi assente, un immediato intervento terapeutico. La D.ssa Brignolo fa notare che non è il 1· ottobre e invita i due ad andarsene. Sono le 9 del mattino, è terminata la distribuzione del metadone, il Sert è aperto fino alle 10, a disposizione del pubblico. U.B. ha bisogno del medico e per legge non può rivolgersi che ai medici del suo Sert: U.B. dichiarano che non se ne andranno, ma aspetteranno che la dottoressa faccia il suo dovere di medico.
IL vigile urbano in servizio, su sollecitazione della D.ssa Brignolo, ordina ai due di andarsene a difronte al rifiuto di obbedire chiama la polizia. Due agenti del commissariato di zona arrivano alle 9,30, si fanno spiegare la situazione, controllano i documenti. Fitto scambio di opinioni. Il capopattuglia fa presenta che la disobbedienza all'ordine di sgombero comporta la denuncia per violazione dell'articolo 650 c.p.
U.B. e Bertè confermano la loro scelta di disobbedienza civile: non usciranno con le loro gambe, opporranno una resistenza nonviolenta e sarà del tribunale stabilire torti e ragioni secondo le leggi vigenti.
Alle 10.30 la polizia impartisce l'ordine di uscire dal Sert e di fronte al rifiuto trascina fuori i due, che vengono denunciati per disobbedienza ad un ordine delle autorità e per occupazione di luogo aperto al pubblico.
Il comportamento dei sanitari di questo Sert è già stato oggetto di una esposto del CORA alla magistratura, annunciato il mese scorso, e forse altri seguiranno. Ma è opportuno chiarire che il CORA non ha "preso di mira" questo Servizio: gli interventi dipendono dalle scelte dei "tossicodipendenti" di agire da cittadini per la tutela del proprio diritto violato; e infatti molti di questi si iscrivono poi al CORA o si fanno soci dei clubs "Marco Pannella" di lotte civili, ambientaliste e per la Riforma.
In Lombardia vi sono Servizi per le tossicodipendenze dove il metadone è negato in assoluto, e Servizi dove viene dato male: in entrambi o i cittadini abbracciano l'astinenza o sono lasciati, prima o poi, senza cura, alla disperazione dei loro comportamenti rischiosi per sé e per gli altri, soprattutto in relazione alla diffusione dell'infezione da Hiv tra la popolazione in generale. A parte le rilevanti responsabilità politiche, pesa su questi Servizi la grave responsabilità di contribuire al record della Lombardia nel casi di Aids.
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