A. L'Intergruppo antiproibizionista e per la riforma della politica sulle droghe si costituisce a partire dalla considerazione che la questione "droga" non è più, da molti anni, soltanto un problema sanitario; la dimensione che l'industria transnazionale della droga ha acquistato nei due ultimi decenni ha modificato radicalmente la natura del problema. Oggi, anche in Italia, anche in Piemonte, il problema del traffico illegale delle droghe, e delle relative strategie repressive, è diventato un fatto politico di assoluta importanza, che mette in discussione la consistenza, se non la sopravvivenza, della legalità, della democrazia, della giustizia.
B. Le strategie fin qui seguite nella "lotta alla droga", diverse da periodo a periodo e da Stato a Stato, ma tutte imperniate sulla proibizione di produzione, commercio e vendita di "alcune" sostanze stupefacenti, hanno dato un immenso impulso alle organizzazioni del narcotraffico e provocato un aumento vertiginoso proprio di quei fenomeni (produzione, commercio e vendita di "quelle" sostanze stupefacenti) che si proponevano di stroncare. Nonostante il dilatarsi continuo degli apparati repressivi, i sequestri di stupefacenti incidono su quote marginali; il riciclaggio del denaro cosiddetto "sporco" continua indisturbato. Il sistema proibizionista ha avuto fino a oggi l'unico risultato di garantire al mondo criminale il monopolio di un commercio che produce profitti stimati dall'Onu superiori a quelli derivanti dal commercio del petrolio.
C. In tale preoccupante contesto, la situazione italiana presenta risvolti ancora più inquietanti. Mafia, camorra e 'ndrangheta hanno sempre costituito un grave problema di ordine pubblico e di legalità in alcune regioni italiane, a causa del controllo militare che esercitano sul territorio, o per rapporti di collusione o corruzione con settori importanti della cosa pubblica. Ma ogni possibilità di delimitare in argini circoscritti di territorio e di attività il potere di queste organizzazioni criminali è cessata nel momento in cui hanno individuato nel traffico della droga la loro principale fonte di arricchimento. Il peso del "fattore droga" sulla vita civile è sotto gli occhi di tutti: l'espansione delle organizzazioni mafiose fuori delle aree tradizionali, la riproduzione dei loro modelli organizzativi in zone prima del tutto immuni, la moltiplicazione delle attività illegali resa più agevole dalla formazione di reti capillari di spaccio, la costante penetrazione nei settori della finanza e dell'economia
, sono oggetto di denunce quotidiane. Per quanto concerne la situazione piemontese, è da rilevare, però, la mancanza di uno strumento di rilevazione ed analisi costanti dei fenomeni in oggetto che sappia fornire agli operatori ed all'opinione pubblica dati significativi sul fenomeno criminale nelle sue molteplici espressioni.
D. La strategia proibizionista ha provocato analoghi effetti perversi anche sul versante dei consumatori. Da un lato l'introduzione nel novero delle droghe proibite anche dei derivati della canapa indiana ha portato alla criminalizzazione di centinaia di migliaia di persone, con vantaggio esclusivo delle organizzazioni criminali; dall'altro il regime di illegalità ha esasperato i rischi legati all'uso delle droghe pesanti: l'altissimo numero delle morti per overdose causate da eroina di strada avvelenata o troppo pura, l'altissima incidenza delle infezioni da epatite o Hiv dovute allo scambio di siringhe infette, trovano una tragica corrispondenza nell'altissimo numero di vittime di scippi, furti, rapine, omicidi, commessi da tossicodipendenti alla ricerca disperata di denaro. Se il 70% dei malati di Aids in Italia, in Piemonte, è costituito da tossicodipendenti o ex-tossicodipendenti, una cifra oscillante tra il 70 e il 90% degli atti di violenza contro le persone è conseguenza del regime di illegalità dell
a droga. Esperienze internazionali basate né sulla repressione né sulla legalizzazione ma sulla "riduzione del danno" (harm reduction) hanno dimostrato che è possibile, partendo dalle realtà locali, invertire questa tendenza e al tempo stesso ridurre il rapporto tra lo Stato, gli Enti locali e le persone tossicodipendenti a quello fra istituzioni che svolgono un servizio socialmente utile e persone in difficoltà che non sono, per questo, private dei diritti di cittadinanza.
E. L'esperienza di due anni e mezzo di applicazione della legge 162/90 dimostra che l'aggravamento delle pene non comporta affatto una maggiore efficacia, né in termini di prevenzione, né sul piano sanitario, né su quello della repressione. La diffusione dell'Aids tra i tossicodipendenti resta altissima, e il decreto ministeriale di applicazione della legge che ha ridotto la possibilità di utilizzo dei farmaci sostitutivi ha aggravato ulteriormente la situazione. Le istituzioni giudiziarie hanno dovuto sopportare il peso aggiuntivo di un'enorme massa di reati commessi in violazione diretta delle leggi sugli stupefacenti. Le carceri piemontesi ospitano più di quattromila detenuti (un decimo del totale), di cui il 40% è costituito da tossicodipendenti; dall'entrata in vigore della legge 162 il numero dei detenuti è raddoppiato, e l'incremento medio mensile su scala nazionale è di circa 1500 individui, tre quarti dei quali sono accusati di violazioni dirette della legge sulla droga o di reati "satelliti" (furti
, scippi, rapine).
Ciò premesso, l'Intergruppo antiproibizionista si propone i seguenti obiettivi:
1. Operare, per quanto di sua competenza, per il superamento del sistema proibizionista su alcune droghe nel suo complesso, nella consapevolezza che questo richiede un concerto internazionale. L'intergruppo antiproibizionista offrirà il suo sostegno a quanti, nelle istituzioni e nella società, agiscono nella stessa direzione.
2. L'Intergruppo ritiene che il crescente potere delle forze del narcotraffico e le nuove strategie mafiose, culminate nell'assassinio dei giudici Falcone e Borsellino, impongano l'assoluta urgenza di assumere la politica antiproibizionista come determinante nella definizione della politica contro la criminalità organizzata e opererà, per quanto di sua competenza, affinché il Governo italiano proponga in ambito internazionale, a cominciare dalla Comunità europea, una discussione aperta sugli esiti del proibizionismo e sulle prospettive di legalizzazione.
3. L'Intergruppo opererà, per quanto gli compete, per la riforma della legge 162/90, a partire dalla richiesta di referendum promossa dal Coordinamento Radicale Antiproibizionista (CORA) e dal Partito Radicale, nonché per la piena applicazione delle parti della legge che possono rendere più efficace l'intervento sanitario e sociale. Al riguardo, l'Intergruppo terrà presenti le esperienze innovative citate in premessa che hanno già dimostrato l'efficacia di politiche sulla droga basate su criteri di "riduzione del danno". Queste politiche sono state recepite nella Risoluzione di Francoforte, sottoscritta da alcune grandi città europee che intendono operare per il superamento del proibizionismo partendo dalle politiche sanitarie e sociali locali.
4. L'Intergruppo - che nasce dall'iniziativa di consiglieri di diversi gruppi, iscritti o aderenti al CORA - è aperto a tutti i consiglieri, che possono aderire oppure partecipare alle sue attività in veste di osservatori.
Per informazioni rivolgersi a:
Giulio Manfredi (Lista Antiproibizionista) - tel. 011-535290
Alessandro Palese (Verdi) - tel. 011-534042