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Conferenza Pool antiproibizionista
Radio Radicale Roberto - 22 gennaio 1993
Il testo che segue è il documento costitutivo del "Comitato per il sì al referendum" sulla legge Jervolino-Vassalli elaborato a Torino nei giorni precedenti il pronunciamento della Corte Costituzionale.
Credo possa costituire un utile punto di partenza e uno stimolo per la costituzione di altri comitati analoghi, così come indicato dalla mozione approvata dal Consiglio generale del CORA lo scorso 20 dicembre.

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DOCUMENTO COSTITUTIVO DEL "COMITATO PER IL SI' AL REFERENDUM" ABROGATIVO DI ALCUNE NORME DELLA LEGGE JERVOLINO-VASSALLI.

Fra pochi giorni la Corte Costituzionale sarà chiamata a giudicare la costituzionalità del quesito referendario relativo alla modifica di alcune parti della legge Jervolino-Vassalli cui furono raccolte 725.000 firme di cittadini.

La campagna di raccolta firme su questo referendum aveva registrato l'adesione di numerose e svariate forze politiche, testimoniando l'impegno di vasti settori della società italiana a riformare una legge i cui tratti illiberali non hanno solo contribuito a conformare la legislazione italiana sulla droga alla più stretta logica proibizionista, ma hanno anche e soprattutto dimostrato la propria inefficacia (sul piano sociale, sanitario, politico e di ordine pubblico) a contrastare e contenere gli effetti della diffusione e dell'uso delle droghe illegali.

I promotori del referendum, con la propria iniziativa - pur nei limiti imposti dall'uso dello strumento referendario - si posero obiettivi importanti ed essenziali: quello di restituire anche alla legge sulla droga caratteri di civiltà giuridica; quello di trasformare, per quanto fosse possibile, quel carattere di "legge manifesto", proprio della legge Jervolino-Vassalli, subordinando l'impianto ed il funzionamento della legge a criteri di utilità ed efficacia.

I risultati della legge (anche volendo tralasciare la polemica sull'esatto numero dei morti per overdose) non giustificano alcun ottimismo, e soprattutto contraddicono la speranza del legislatore di restringere e contenere la diffusione ed i margini di profitto del mercato delle droghe illegali, attraverso un più severo trattamento del consumatore.

Alcuni espedienti che la legge Jervolino-Vassalli ha utilizzato, di cui il più esemplare è quello della dose media giornaliera (le norme per cui un consumatore di droga può essere assoggettato alle pene previste per lo spaccio, sulla base della sola quantità di sostanza detenuta) non sono valsi che a confondere la figura del tossicodipendente con quella dello spacciatore ed a rendere l'intervento legislativo assolutamente inadatto tanto alle esigenze della lotta al traffico, quanto a quelle della dissuasione dal consumo di droga.

Se lo spirito della legge (almeno nelle intenzioni dei legislatori) era quello di conciliare il rigore e la clemenza, l'intransigenza e la ragionevolezza, bisogna avere il coraggio di affermare - e da parte dei legislatori la responsabilità di riconoscere - che questo tentativo è miseramente fallito. Ciò che oggi della legge rimane, e ciò che nella legge funziona, è un dispositivo per metà repressivo e per metà paternalistico, che espone i consumatori ai rischi di gravissimi abusi. E' tutto fuorché un (tante volte invocato) "proibizionismo dal volto umano".

Non e quindi un caso che il referendum proponga l'abrogazione di quelle parti della legge - sanzioni penali, dose media giornaliera, limiti imposti all'esercizio della professione medica - che nei fatti si sono dimostrate più inique e più inefficaci, e che meglio mostrano l'esigenza di una radicale riforma delle politiche sulla droga.

E' importante che su questo argomento siano chiamati a pronunciarsi tutti i cittadini, non solo per sottoporre a giudizio democratico le sorti di una legge i cui esiti, nei primi anni di applicazione, non sono certo stati confortanti, ma soprattutto per conformare il dibattito politico sulle leggi "antidroga" a criteri di efficacia pratica, svuotandolo di quei contenuti così insopportabilmente ideologici, che fino ad oggi lo hanno caratterizzato.

Per questa ragione riteniamo necessario costituire, fin da adesso, anche a Torino, come già si sta facendo in altre parti d'Italia, un "Comitato per il SI'" al referendum, a cui invitiamo ad aderire quanti con noi lo promossero e quanti, con noi e con settori sempre più vasti della società italiana, condividono l'esigenza di arricchire la stagione referendaria della prossima primavera di questo contributo originale e necessario.

 
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