Il 1· giugno, una delegazione del CORA guidata dalla presidente Vanna Barenghi, ha incontrato il Ministro degli Affari sociali Fernanda Contri.
Il CORA ha avanzato una serie di richieste che si possono riassumere nei seguenti punti:
- rispetto del risultato del referendum sulla droga e completa attuazione dei suoi effetti;
- adozione di una politica di riduzione del danno;
- controlli severi sui finanziamenti e verifiche sull'attuazione dei progetti finanziati e sui risultati ottenuti.
La delegazione del CORA ha poi chiesto al Ministro che all'interno della Conferenza nazionale sulla droga, che si svolgerà a Palermo dal 24 al 26 giugno prossimi, sia prevista una sessione dedicata specificamente al confronto tra proibizionismo e antiproibizionismo rispettando, in tal modo, l'ordine del giorno approvato dal Parlamento nell'agosto del 1992 che ha in tal senso impegnato il Governo.
Qui di seguito il documento che è stato consegnato al ministro contenente le richieste del CORA.
(Il testo è lungo circa 9300 byte).
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PER UNA POLITICA DI RIDUZIONE DEL DANNO
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Che cosa è la "riduzione del danno"? E' una politica che si sta perseguendo in molte parti d'Europa (e non solo) con la quale si prende atto dell'esistenza del problema "droga". Un problema con il quale occorre fare i conti per contenerne al massimo i rischi.
In che modo si può perseguire questa politica? Innanzitutto cambiando radicalmente l'atteggiamento "culturale" nei confronti del tossicodipendente, da non ritenere più solo come qualcuno da "redimere" o sa considerare "perso". Non è così, e tutti gli studi e le esperienze dimostrano che il tossicodipendente, nella grande generalità dei casi, ha un percorso di dipendenza che va dagli otto ai dieci anni. Dopo di che si innesta un meccanismo di "remissione spontanea" o di rigetto dal quale deriva l'uscita dalla droga.
Allora il problema è uno: lasciare il tossicodipendente in vita nel corso di questi anni, consentirgli di scampare all'overdose, all'Aids, alle epatiti virali, alle endocarditi, alla prostituzione, alla marginalità: a tutto quello che - insieme alla necessità di procurarsi i soldi per comprare la "roba" proibita e quindi costosissima - ne fa una persona destinata a soccombere per l'una o l'altra ragione, o per tutte queste ragioni insieme.
Questo è il primo punto: per raggiungere questo obiettivo molti sono i programmi in corso, soprattutto in Olanda. A Rotterdam, per esempio, (ma non solo a Rotterdam) attraverso la politica di "riduzione del danno" la sieropositività tra i tossicodipendenti è del 10% mentre in Italia, dove questa politica non viene affatto attuata, raggiunge punte del 60-70%.
Il referendum del 18 aprile può essere un ottimo punto di partenza ma occorre vigilare attentamente per evitare i possibili e prevedibili "colpi di coda" tesi a renderne difficoltosa l'applicazione.
Riteniamo opportuno che il Ministero degli Affari sociali intervenga presso il Ministero di Grazia e giustizia perché venga risolta la situazione di coloro che hanno subito una condannati in applicazione delle parti della legge che sono state abrogate col referendum. A nostro giudizio, il Governo dovrebbe emanare un decreto per l'immediata scarcerazione e dar modo di procedere in seguito alla revisione dei processi.
Sarebbe altresì opportuno, secondo noi, che il Ministero degli Affari sociali interessasse il Ministero della Sanità per evitare vuoti di normativa e interpretazioni restrittive per quanto riguarda l'uso dei farmaci sostitutivi: una circolare congiunta potrebbe forse essere lo strumento idoneo per chiarire la necessità che il Metadone e gli altri farmaci come il Temgesic, la morfina solfato (per uso orale) e la morfina cloridrato (per uso parenterale), siano resi disponibili in tutte le farmacie e che tutti i medici abbiano la facoltà di prescrivere questi farmaci, superando le attuali limitazioni e cambiandone quindi le "indicazioni terapeutiche".
Perché è così importante il sostitutivo? Per recidere il legame tra il tossicodipendente e la "piazza", evitando sia il suo rapporto con la criminalità che i pericoli derivanti dall'uso di siringhe sporche (trasmissione del virus dell'Aids) che dalla non conoscenza di quel che la bustina contiene e che, se troppo forte nel suo principio attivo, produce overdose.
Altro punto importante è l'organizzazione di "unità di strada" integrate che, attraverso bus o anche attraverso "camminatori di strada", vadano a cercare quel "sommerso" che mai si rivolgerà ai servizi: saranno allora i servizi a rivolgersi ai tossicodipendenti, fornendo loro informazioni, siringhe pulite, preservativi e farmaci sostitutivi.
Un progetto integrato di "unità di strada" è in corso di preparazione a Roma: vi partecipano l'Osservatorio epidemiologico della regione Lazio, diversi enti ausiliari e la provincia di Roma con il suo ufficio "per una nuova politica sulla droga" del quale è titolare la consigliera provinciale Vanna Barenghi, presidente del CORA.
Le "unità di strada" dovrebbero, quindi, essere formate da un insieme di diversi presidi in una stessa zona: casa di prima accoglienza (per poter dormire quattro o cinque notti) con possibilità di fornire pasti caldi e una doccia a chi ne fa richiesta (e lo chiede spesso in modo disperato); presidio di emergenza per overdosi, macchinette distributrici di siringhe e preservativi; Sert di riferimento o eventuale comunità dove chi vuole possa essere accolto.
E' indispensabile, anche a questo fine, verificare l'operatività reale dei servizi territoriali - a cominciare dagli orari di apertura stabiliti per legge e mai rispettati - che non dovranno assolutamente più essere privi di alcuni presidi o modalità di intervento a causa dei pregiudizi di singoli responsabili o operatori. In altre parole, tutti i Sert dovranno garantire, in proprio o attraverso opportune convenzioni, non solo opera di accoglienza e di orientamento ma anche tutti i possibili interventi farmacologici senza le attuali discriminazioni territoriali.
E' assolutamente necessario privilegiare la strategia di "riduzione del danno" nella distribuzione concreta delle risorse. Dopo anni di sperimentazioni "a pioggia" crediamo sia arrivato il momento di rendere produttivi gli interventi evitando di disperdere i finanziamenti in mille rivoli e privilegiando, al contrario, le esperienze sicuramente positive cui va assicurata una sopravvivenza non aleatoria. Noi auspichiamo una diversa gestione del Fondo nazionale antidroga che preveda maggiori controlli sugli esiti dei progetti finanziati e che richieda obbligatoriamente alle amministrazioni locali di esprimere un parere sull'affidabilità e sull'attività svolta dagli enti ausiliari (cooperative, volontariato, ecc.) che fanno domanda di finanziamento.
Riteniamo utilissima una "carta dei diritti e dei doveri delle persone tossicodipendenti", della quale il Ministero degli Affari sociali potrebbe farsi promotore, da distribuire capillarmente anche all'interno delle carceri.
In sostanza, molti sono gli interventi di competenza diretta o indiretta che il ministero degli Affari sociali può adottare - o per i quali farsi parte proponente presso il Governo - in questa nuova fase post-referendaria per l'attivazione e lo sviluppo di interventi che si richiamano alla "politica di riduzione del danno" attuata in tutti i Paesi del nord Europa. Politica richiamata come necessaria anche nell'ultima relazione del Governo sull'applicazione della legge 162/90 nel 1992.
Riassumendo, gli interventi più significativi che rientrano nelle politiche di riduzione dei danni sono:
* l'attivazione di unità mobili e unità di strada integrate con altri presidi nella stessa zona;
* un diverso e più scientifico impiego delle sostanze sostitutive;
* interventi di prevenzione dell'Aids nelle carceri, giudicate zone "a rischio" che si ispirino agli stessi principi di "riduzione dei danni";
* distribuzione di farmaci sostitutivi anche all'interno delle carceri, come d'altra già previsto dalla legge (per quanto riguarda il metadone);
* realizzazione di case-famiglia dove, ad esempio, chi esce dal carcere può organizzarsi con altri tossicodipendenti senza più casa o che non l'hanno mai avuta;
* organizzazione di corsi di formazione per operatori pubblici sulle politiche di riduzione dei danni e sulle maggiori esperienze estere in materia;
* organizzazione su base regionale degli "sportelli" di informazione per gli utenti e attivazione di un servizio nazionale di informazione e documentazione.
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Conferenza Nazionale sulla Droga.
La conferenza nazionale rappresenta per noi un appuntamento molto importante ma dovrà costituire un momento di confronto concreto e non formale tra tutte le parti sociali e politiche che in questi anni hanno operato sul "problema droga".
Noi antiproibizionisti del CORA in particolare chiediamo che il programma della conferenza preveda espressamente una sessione destinata alla valutazione dei costi e dei benefici reali della politica proibizionista e al confronto, senza pregiudizi, con i vantaggi prospettati dalle proposte di legalizzazione delle droghe.