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Conferenza Referendum
Bertazzo Giorgio - 24 marzo 1993
Uninominale e corruzione.
Oggi ci si interroga molto anche sul rapporto tra sistema elettorale

e moralita', come se la moralita' potesse piovere dal cielo e venire

infusa nelle persone dalle formule.

In realta', molti sistemi di accertamento fiscale e di determinazione

della volonta' popolare in uso presso popoli civili risulterebbero

inadeguati se sottoposti al test Italia.

Un conto sono le formule astratte, un altro le realta' concrete su cui

sono chiamate ad incidere, e noi siamo l'ideale per far impazzire legioni

di professori e professorini, nani e ballerine.

Proviamo ad esempio a fare un po' di considerazioni sul passaggio ad un

sistema interamente uninominale.

Supponiamo di mantenere un sistema bicamerale, per intanto c'e' da

decidere se riequilibrare il rapporto numerico tra Camera e Senato, se

mantenere differenze di eta' per i diritti di voto, se mantenere un

numero di onorevoli grosso modo doppio rispetto a quello dei senatori.

In ogni modo, facciamo conto di dover eleggere circa 500 onorevoli (ci

occupiamo di una camera sola, poi moltiplicheremo per due i nostri

ragionamenti) tra circa 40 milioni di elettori.

Grosso modo, ci troveremo divisi in collegi di circa centomila elettori

ognuno dei quali elegge un parlamentare.

Mi riesce molto difficile vedere tutti questi "mister 100.000" di cui parla

F.Ruggeri, diciamo anzi che ne vedo l'estinzione.

Con uno schieramento politico e candidature simile a quello che abbiamo

conosciuto nel passato (qual'e' l'attuale? io non lo so) per venire

eletti basterebbero pochissime migliaia di voti.

Adesso, col sistema attuale, che ha visto candidati ottenete centinaia

di migliaia di preferenze (capitato a Pomicino, Bossi, Andreotti,

Formigoni, e molti altri leader) abbiamo gente eletta anche con 6-7000

preferenze o meno, con collegi grandi e preferenze multiple ( i record

risalgono quasi tutti a prima del 5 aprile).

Non parliamo della dispersione se fossero consentite piu' candidature

per una stessa lista, il numero di zii e cugini potrebbe decidere.

Inevitabilmente dovrebbero esserci meno liste e candidati (oppure una

qualunque emula di Cicciolina potrebbe agevolmente conquistarsi la

promozione "sul campo", per non parlare delle fatiche risdparmiate al

Vito di turno) e questo porterebbe a distribuire forze molto maggiori

dietro ad un numero esiguo di candidati.

Non solo piu' forze si troverebbero coalizzate dietro un unico candidato

a Fiumicino o a Varese, ma verrebbe da chiedersi se sia il caso di

investire in pubblicita' su networks e quotidiani nazionali.

Sarebbe possibile incontrarne gran parte nel giro di pochi mesi, forse

le spese necessarie sarebbero davvero molto minori.

I problemi passati dei candidati passerebbero ai partiti.

Se la DC presenta un tot di candidati si rischia di venire eletti con

500 voti, se ne deve presentare uno, la vera elezione rischia di

diventare quella, in molte zone.

Se a Fiumicino si fronteggeranno un candidato moderato ed uno progressista,

l'elezione piu' vera, piu' difficile, sara' quella.

Saranno necessarie delle vere e proprie conventions, se il partito

padre-padrone non potra' imporre il "suo" uomo.

Hanno davvero tanto senso i nostri grandi e piccoli dubbi?

 
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