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Conferenza Referendum
Vito Elio - 24 marzo 1993
Come era prevedibile il maggiore interesse è per il referendum sul sistema elettorale del Senato. Va bene, ma, naturalmente, questa Conferenza è dedicata a tutti i referendum per i quali si voterà il 18 aprile. Per questo cominciamo con alcune informazioni che riguardano altri referendum.
La Corte di Cassazione ha ritenuto che i referendum sulla soppressione dell'Intervento Straordinario del Mezzogiorno e del Ministero delle Partecipazioni Statali non sono superati dalle recenti iniziative del Governo e del Parlamento, ma come vedremo queste decisioni potrebbero non essere conclusive. Ricordiamo allora che per il referendum sul Mezzogiorno il Parlamento era intervenuto con una legge di conversione del decreto governativo che sopprimeva quegli articoli della legge 64/86 per i quali il referendum propone l'abrogazione (sono gli articoli relativi agli istituti, organismi ed enti dell'intervento straordinario). Ma la legge ne ha previsto la soppressione a partire dal prossimo 30 aprile, per cui alla data del referendum questi organismi saranno amcora in piedi. Inoltre, il Parlamento ha delegato il Governo ad emanare entro il 30 aprile un decreto legislativo per attribuire le competenze degli organismi che saranno soppressi. Questo decreto è all'ordine del giorno del Consiglio dei Ministri di oggi

e sarà sottoposto successivamente al parere delle competenti Commissioni parlamentari, che dovranno esprimersi entro 15 giorni (cioè entro l'8 aprile). Questo significa che solo dopo l'8 aprile la Cassazione tornerà a riunirsi per vedere se effettivamente il provvedimento del Governo accoglie la istanza referendaria, con un reale superamento dell'intervento straordinario del Mezzogiorno.

Per quanto riguarda il Ministero della Partecipazioni Statali il Governo è intervenuto con un decreto legge che ne prevede la soppressione (conseguentemente è stato istituito il ministero per le privatizzazioni assegnato a Baratta). Poichè il decreto scade dopo il 18 aprile, la Cassazione ha ritenuto che occorre andare comunque al referendum; è evidente, infatti, che il decreto potrebbe non essere convertito in legge e dopo il 18 aprile ci troveremmo ancora con il Ministero delle Partecipazioni Statali e senza avere svolto il referendum. Solo la conversione definitiva del decreto da parte del parlamento (cioè la approvazione di Camera e Senato) consentirà alla Cassazione di valutare se effettivamente è superato il referendum.

Come si vede si tratta di decisioni estremamente importanti, con le quali la Corte di Cassazione ha stabilito due principi: 1) non è sufficiente un decreto legge del Governo ad impedire il referendum ma occorre la definitiva approvazione da parte del parlamento prima della data del referendum; 2) in ogni caso le modifiche introdotte dovranno significativamente ed effettivamente accogliere la richiesta referendaria; non basta, insomma, modificare in qualsiasi modo una norma sottoposta a referendum per ottenere che non si voti più (questo principio è particolarmente importante per il referendum sui Comuni, dove si propone l'estensione a tutti i Comuni del sistema maggioritario, mentre la legge in corso di approvazione definitiva alla Camera prevede l'estesione del sistema maggioritario solo per i Comuni sino a 20.000 abitanti - ma di questo parleremo meglio dopo la definitiva approvazione della nuova legge).

Infine, due ulteriori informazioni. Il Gruppo federalista europeo alla Camera ritenendo che comunque durante lo svolgimento della campagna elettorale referendaria non è opportuno che il Parlamento interferisca con l'iter del referendum, ha presentato una questione pregiudiziale per non discutere in queste poche settimane che ci separano dal voto della legge sull'elezione diretta del Sindaco (questa pregiudiziale sarà discussa e votata in giornata, renderemo noto l'esito). Inoltre, per le stesse ragioni, ci si è opposti alla assegnazione in sede legislativa del disegno di legge governativo sulle nomine bancarie, che avrebbe consentito non solo di evitare il referendum già indetto, ma avrebbe determinato che una legge così importante che riguarda i criteri di nomina dei Consigli di Amministrazione di centinaia di banche, venisse discussa ed approvata solo nella sede ristretta della Commissione Finanze e non dell'intera Camera.

 
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