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Conferenza Referendum
Rocca Christian - 30 marzo 1993
LE FALSITA' DEL NO
Occorre, con urgenza, fare chiarezza su alcune false affermazioni del fronte del No ai referendum elettorali:

1) Si dice, se vincesse il Sì sarebbe un parlamento "blindato" e il Presidente della Repubblica non potrebbe scioglierlo fino a quando non sia estesa alla Camera dei Deputati la stessa riforma elettorale del Senato. I partiti, temendo il confronto con gli elettori, non riformerebbero nulla, e quindi ci dovremo tenere per 5 anni ancora questo Parlamento pieno di inquisiti.

Falso!!! La Costituzione prevede lo scioglimento anche di un solo ramo del Parlamento, e non prescrive l'omegeneità del sistema di elezione. Al contrario proprio la vittoria del NO "blinderebbe" il Parlamento; infatti esso può essere sciolto dal Presidente della Repubblica - sentiti i presidenti di Camera e Senato - solo per mancato funzionamento delle camere o perchè esse non riescano ad esprimere un governo oppure per effetto del cambiamento della legge elettorale. Se vincesse il Sì il Presidente potrebbe sciogliere subito il Senato oppure attendere l'estensione del sistema uninominale-maggioritario alla Camera e poi procedere allo scioglimento di entrambi i rami del Parlamento. Se vincesse il NO, non ci sarebbe - per l'unanime dottrina costituzionale - nessuna possibilità di scioglimento anticipato. La tesi del parlamento "blindato" è sostenuta dal Prof. Leoluca Orlando il quale ha l'aggravante di essere docente di diritto all'Università di Palermo. Delle due l'una o afferma il falso o la magistratura dov

rà indagare sul perchè un tal personaggio ha avuto una cattedra di diritto.

2) Si dice, il referendum del 18 aprile è come la "legge truffa" del 1953, con il 20 per cento dei voti la DC avrebbe il 60 per cento dei seggi.

Falso! Si confonde - dolosamente - il sistema uninominale-maggioritario con il premio di maggioranza della legge truffa; quel premio di maggioranza che avrebbe assegnato al primo partito, a prescindere dalla percentuale di voti ottenuti, un premio di maggioranza appunto, del 60 per cento di seggi. Tutto ciò non c'entra nulla con il referendum, che porterebbe invece ad un sistema grazie al quale nel singolo - piccolo - collegio elettorale verrebbe eletto semplicemente il candidato che ottiene più voti.

3) Si dice, se vincesse il Sì le opposizioni non sarebbero rappresentate.

Falso! Nel sistema che viene fuori dal referendum c'è una correzione proporzionale del 25% che consentirebbe alle minoranze estreme di essere rappresentate.

4) Si dice, in Gran Bretagna - dove vige il sistema uninominale-maggioritario ad un turno - si vuole passare alla proporzionale perchè ad esempio i liberali con il 19% dei voti non sono rappresentati.

Falso! I liberali hanno 22 seggi alla Camera dei Comuni e proprio per aver detto, in campagna elettorale, che avrebbero voluto cambiare quella legge elettorale che nei secoli non ha conosciuto fascismi nè partitocrazia, gli elettori - a dispetto dei sondaggi che li davano in forte ascesa - li hanno puniti. E c'è di più. La riforma che i liberali vorrebbero e che coincide con quella proposta da Ralph Darendorf è proprio - guarda caso - il sistema uninominale-maggioritario con correzione proporzionale al 25%. Proprio il sistema che verrebbe fuori dal referendum.

5) Si dice, volete introdurre l'uninominale-maggioritario proprio quando dall'Europa viene l'indicazione di eleggere nel 94 il Parlamento Europeo con la proporzionale.

E' vero. Ma il Parlamento Europeo - come è noto - non esprime nessun governo, non ha il compito di governare l'Europa, non ha bisogno di maggioranze stabili per il corretto funzionamento delle istituzioni comunitarie. A governare l'Europa ci pensa la Commissione che non è eletta dai cittadini europei ma dai governi dei 12 paesi membri. Un'assemblea di questo tipo è chiaro che deve essere aperta alla più forte ed ampia rappresentanza di tutte le istanze presenti nel territorio europeo.

6) Si dice, se vince il Sì, i candidati della mafia avrebbero gioco facile.

Falso! Se la mafia - oggi - controlla una percentuale x dei voti (ad esempio il 10%) con il sistema attuale elegge il 10% dei parlamentari. Se vincesse il Sì, la stessa mafia nel collegio y con lo stesso 10% dei voti non eleggerebbe nessuno, in quanto lo schieramento del candidato "non mafioso" da una parte - con le candidature uninominali -avrebbe vita facile a smascherare l'avversario (cosa che oggi non accade visto che i candidati mafiosi e non, sono coperti dalle liste di 60-70 persone) e dall'altra con l'apporto della maggioranza della società civile (a condizione che esista) può impedire al mafioso di essere eletto.

Christian Rocca

 
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