sottotitolo: COMPRERESTE UN'AUTO DA QUEST?UOMO?Tutti scandalizzati: Leoluca Orlando - il sedicente paladino del nuovo - ha detto NO!
No ai due referendum elettorali, vedremo - dirà boh ? - il giudizio sui rimanenti otto.
Quale è lo scandalo? ci si chiede; ne ha "sparate" di peggiori rispondono altri; di peggiori? possibile? ma sì, la banca rumena di Martelli, Vassalli assassino di Falcone, Falcone amico di Lima, Sciascia e Sellerio mafiosi, Segni massone, Pannella partitocrate, meglio abbandonare per strada un neonato che abortire, il sospetto è l'anticamera della verità (sospetta ?), meglio un innocente in galera che un sospettato fuori e via delirando...
A pochi giorni dalla celebrazione dei referendum che introducono - de facto - quell'unico sistema elettorale - il sistema inglese, il sistema americano - che nel modo non ha mai conosciuto fascismi nè partitocrazia, il prode Orlando con lo scudiero Nando Dalla Chiesa, da perfetto democristiano (nel senso deteriore del termine) si comporta come il suo maestro Ciriaco gli aveva insegnato.
Si ricorderà che anche De Mita - il quale però almeno aveva raccolto 50.000 firme in Irpinia - si comportò analogamente ai tempi dei primi referendum Segni. Allora, era l'aprile 1990, Orlando era troppo indaffarato a fare eleggere quanti più limiani (di Lima) al Consiglio Comunale di Palermo per occuparsi di leggi elettorali.
Orlando e Dalla Chiesa giravano l'Italia - durante la scorsa campagna elettorale - propagandando i referendum e gli effetti che avrebbero avuto contro la partitocrazia.
Decisive furono qualche mese prima, ai fini della raccolta del milione e mezzo di firme, le centinaia (addirittura!!!) di firme raccolte dalla RETE, oltre alla personale ed autografa firma di Leoluca.
Poi entrambi - in compagnia di una trentina di candidati retini - firmarono il Patto, chiesero insomma agli elettori di votarli per il loro impegno - Lotteremo fino alla morte! - sul maggioritario uninominale.
Negli Usa Bush è stato sconfitto per la famosa frase: Read my lips, No more Taxes.
Di Nixon si ricorda - per le menzogne sul Watergate - la copertina di un settimanale con la sua foto e la dicitura: Comprereste un'auto usata da quest'uomo?
Per la banda Orlando questo non succede.
Loro sono puri e duri; giacobini sì, ma solo per necessità.
Non tollerano che per il Sì saranno probabilmente anche Pomicino e Gava (sapete, Leoluca li conosce bene...). Qualcuno risponde che anche la loro di compagnia non è delle migliori (comunisti e fascisti, Forlani, Mannino e parte della DC, Craxi e la sua compagnia di craxini), altri ricordano che anche il Gran Consiglio fascista alla fine votò contro Mussolini. Gli antifascisti, cari retini, dovevano forse stare dalla parte del Duce?
Non si capisce, invece, che grazie all'azione referendaria cominciata con il voto referendario del 9 giugno 1991 e che culminerà il 18 aprile prossimo, si è contribuito alla caduta definitiva del muro della partitocrazia italiana. Senza i referendum non ci sarebbe stato il voto così penalizzante nei confronti dei partiti tradizionali del 5 e 6 aprile scorso; e indirettamete non ci sarebbe stata l'inchiesta mani pulite di Milano. Adesso si tratta di dare l'ultima spallata per far crollare l'ultima parte di muro rimasta. Certo anche sul carro del sì ci sono pezzi della vecchia nomenclatura ma questa per i veri riformatori, è considerata una vittoria. Questa è la cultura liberaldemocratica, da paese a democrazia classica, questo il concetto di nobiltà della politica. Ed è sicuramente contrapposta alla cultura vendicativa del sospetto e della gogna tipica di regimi totalitari.
Da tempo gli esponenti retini delirano su una strana riforma elettorale-istituzionale che sia uninominale nella presentazione delle candidature e proporzionale nella distribuzione dei seggi, con una sorta di secondo turno nel quale si dovrebbe eleggere l'esecutivo.
A Roma si dice: "che vorr' dì?"
Stiano attenti, gli elettori retini, se il 18 aprile dovesse prevalere il No, non avremo più la possibilità di cambiare la legge elettorale per almeno 15 anni. Quella legge elettorale frutto del compromesso consociativo tra la Dc il Pci e e il Psi che ha prodotto quel sistema che all'estero ironicamente chiamano all'italiana, e che ha garantito la pratica della lottizzazione e l'occupazione partitica dello stato e della pubblica amministrazione.
Chi vota NO sta nei fatti e politicamente dalla parte della conservazione di questo sistema.
Certo le cd. opposizioni estreme (Rete, Msi e Rifondazione Comunista) e demagogiche con l'attuale sistema proporzionale, in virtù del loro populismo nostalgico farebbero incetta di voti. Ma immaginate un Parlamento eletto con l'attuale sistema - e basterebbe ricordare la storia di questi 40 anni - con le suddette forze, come prevedono i sondaggi, al 30 per cento, con la Lega al 15 per cento, i radicali e Verdi al 10 per cento, il pds al 15 e l'attuale maggioranza al rimanente 25-30 per cento, spiegatemi che maggioranza ci potrebbe essere.
Ve lo dico io: nessuna!!!
E non lamentiamoci poi se la lira nei mercati internazionali crolla, la Borsa cade a picco, le imprese falliscono, la disoccupazione e il debito pubblico aumentano e per compensare ci saranno sempre di più nuove ed ingiuste tasse.
La verità è che in un sistema elettorale maggioritario anglosassone, tendenzialmente bipartitico o tripartitico, la rete, il msi e rifondazione - come del resto tutti gli altri partiti attuali - non riuscirebbero a sopravvivere in quanto tali, con la loro struttura e con il loro finanziamento pubblico.
Non a caso questo strano schieramento - che ricorda molto da vicino quell'alleanza tra i nostalgici dello zar e gli stalinisti che in questi giorni è contrapposta a Eltsin - non ha fiatato sul secondo dei decreti che il governo aveva tentato di varare. Il decreto sul finanziamento ai partiti il quale avrebbe portato gli 83 miliardi della vigente legge (contro o a favore della quale si voterà il 18 aprile) a oltre 400 miliardi del 4 per mille delle tasse.
Non a caso questo è lo schieramento che si oppone ad una politica seria sulle privatizzazioni che permetterebbe di togliere quell'insopportabile cappa di piombo - le partecipazioni statali - che è stata posta sulla società, sulle istituzioni, sull'economia. Quella insopportabile cappa di piombo che non ha fatto altro che produrre corruzione, disservizi e dissesti finanziari per le nostre casse.
Christian Rocca